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Imu per le imprese, rischio raddoppio

Per l’Imu di industrie e alberghi il 2013 porta un altro scalino, che risale al decreto «Salva-Italia» di fine 2011 e che da quest’anno farà salire ulteriormente il carico fiscale sul mattone. Il rincaro minimo sarà dell’8,3% rispetto a quanto pagato nel 2012 e colpirà tutti gli immobili che il Catasto inserisce nella categoria D. Si tratta di opifici e fabbricati industriali, alberghi, ma anche teatri, case di cura e centri sportivi: in questa categoria si salvano solo gli immobili di banche e assicurazioni, che seguono una regola a sé (e hanno già assorbito tutti i loro aumenti nel 2012). A beneficiare del gettito aggiuntivo sarà comunque in larghissima parte lo Stato, a cui da quest’anno va l’intera Imu calcolata ad aliquota standard sugli immobili di questa categoria, mentre per i Comuni il beneficio sarà limitato e solo eventuale, e dipenderà dall’applicazione o meno dell’aliquota addizionale (fino al 3 per mille) loro riservata.
Il meccanismo è lo stesso che ha generato una fetta significativa dei rincari l’anno scorso nel passaggio dall’Ici all’Imu, vale a dire il rigonfiamento delle basi imponibili. Lo «scalino» interviene, infatti, sul moltiplicatore con cui si calcola il valore fiscale dell’immobile, e che per il mattone di categoria D (banche e assicurazioni escluse, appunto), era già passato l’anno scorso da 50 a 60, con un incremento del 20 per cento. Da quest’anno, il moltiplicatore diventa 65 (come ha previsto la correzione parlamentare all’articolo 13, comma 4 lettera d) del Dl 201/2011, con un altro rincaro dell’8,3 per cento. Attenzione, però: questo aumento è solo una prima base comune per tutti, perché il pacchetto delle novità nel passaggio dalle regole 2012 a quelle 2013 dipende dalla situazione di ogni Comune, e può arrivare anche al raddoppio abbondante dell’imposta nei Comuni che prevedevano sconti oggi vietati.
L’aumento automatico e lineare del valore fiscale su cui si calcola l’Imu è infatti solo uno degli interventi che hanno modificato l’imposta per quest’anno. La rivoluzione più significativa è quella sulla destinazione del gettito, che in base alla legge di stabilità va allo Stato nella parte calcolata ad aliquota standard e lascia ai Comuni solo quello prodotto dal l’eventuale applicazione del l’addizionale fino al 3 per mille. Non si tratta, però, solo di una questione di “destinatari” delle risorse: la nuova geografia del gettito, prima di tutto, fa scomparire in automatico gli sconti che i Comuni avevano previsto (spesso fin dai tempi dell’Ici) per alcune attività industriali, per esempio nel caso di insediamento di nuove attività produttive. L’Imu 2012 permetteva di applicare un’aliquota anche del 4 per mille, quindi inferiore al livello minimo di legge del 4,6 per mille: nel 2012, invece, non si potrà scendere in nessun caso sotto lo standard del 7,6 per mille, perché le richieste potranno solo aumentare (fino al 10,6 per mille) e mai diminuire. E, visti anche i nuovi tagli ai fondi, non saranno pochi i Comuni che imboccheranno la via per l’aumento, soprattutto nei casi in cui capannoni e alberghi offrono una parte consistente della base imponibile (per esempio nei Comuni medio-piccoli con aree aree industriali, oppure in zone turistiche) e, di conseguenza, la loro destinazione allo Stato stralcia una fetta importante delle entrate.
La grafica qui a fianco riassume gli effetti concreti delle novità (sulla base di valori fiscali indicativi, perché le tariffe d’estimo cambiano ovviamente da Comune a Comune): l’aumento minimo sarà dell’8,3% (+41,1% rispetto all’Ici 2011 ad aliquota massima), ma con l’introduzione ex novo dell’addizionale si può arrivare ad aumenti del 51,1% (+96,9% rispetto all’Ici). Rincari ancor più consistenti si registreranno nei casi in cui il sindaco applicava degli sconti che oggi sono stati cancellati per legge.

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