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Imu, marcia indietro del Pd sulle case di lusso

E’ tregua armata tra Pd e Pdl sulla spinosa questione dell’Imu. Dopo lo scontro violento degli ultimi giorni ieri il Partito democratico, attraverso il primo firmatario Maino Marchi, ha annunciato il ritiro dell’emendamento della discordia che avrebbe imposto il pagamento dell’Imu sulle prime case con una rendita catastale superiore a 750 euro. Sulla questione, con l’intenzione stemperare il clima, era intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Piccoli episodi e motivi di polemica da non sopravvalutare ». Oggi intanto il consiglio dei ministri varerà il decreto atteso per riportare entro il 3% il deficit, per rifinanziare la Cig in deroga e per la valorizzazione degli immobili.
Dunque l’ipotesi che la questione della prima rata dell’Imu sull’abitazione principale, dopo la cancellazione di agosto, si potesse riaprire è scongiurata. L’emendamento infatti, era stato introdotto al decreto legge in discussione presso le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera dove si discute appunto il decreto che ha sterilizzato il pagamento della prima rata. Naturalmente la riapertura del dossier Imu 2013, in vista del pagamento della seconda rata, sul quale ancora si attende una decisione del governo, avrebbe riaperto tutta la partita e offerto uno schema-tipo, anche perché il Pd non fa mistero che la questione va risolta nel segno di una maggiore equità.
«Abbiamo deciso di ritirare l’emendamento dopo che il governo con il sottosegretario Baretta ci ha assicurato che dal 2014 la service tax (la tassa che dal prossimo anno sostituirà l’Imu e la Tares,ndr.)sarà progressiva», ha spiegato Maino Marchi (Pd) cercando di dare una motivazione alla retromarcia. Sulla decisione ha influito tuttavia anche la considerazione che non si poteva tornare indietro su una misura già assunta per decreto. Inoltre, nel merito, la soglia dei 750 euro di rendita catastale non avrebbe agito allo stesso modo sul territorio nazionale: nelle grandi città, come Bologna, Milano o Roma dove le rendite sonostate rivalutate o sono più alte, case con 70-80 metri quadrati si sarebbero trovate a pagare mentre nei piccoli centri, secondo la Uil servizio politiche territoriali, la «tagliola» sarebbe scattata più in alto, oltre i 150 metri quadrati.
La partita tuttavia resta aperta e se il sottosegretario Baretta getta acqua sul fuoco e dice che «sene riparlerà a novembre», il Pdl canta vittoria. «L’emendamento è stato una inutile provocazione », ha detto Anna Maria Bernini (Pdl) mentre il presidente della Commissione Finanze Daniele Capezzone rilancia: «Il ritiro evita un grave errore, ora sia confermata l’abolizione anche della seconda rata di dicembre».
La questione delle tasse resta comunque in primo piano. Ieri l’Istat ha segnalato che la pressione fiscale nel secondo trimestre ha raggiunto il 43,8%, un dato che rilancia il tema del cuneo fiscale. E qui le risorse ipotizzate dal governo, circa 4 miliardi, vengono ritenute insufficienti dal leader degli industriali Squinzi che chiede almeno 10 miliardi, stessa cifra propone Angeletti (Uil). Con le attuali cifre infatti il bonus andrebbe intorno ai 115 euro lordi, ovvero 71 netti, per un salario medio, per l’intero 2014.
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