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Imu, lo stato non farà la cresta

Nessun aumento delle aliquote Imu è stato disposto alla data del 10 dicembre. E’ stato fortunatamente schivato il rischio di un ulteriore aumento delle aliquote Imu, che pure era possibile grazie a due norme contenute nell’art. 13, comma 8, del dl 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le quali consentivano comunque al governo di ritoccare le aliquote del tributo comunale anche in aumento.

La prima disposizione, di carattere generale, è contenuta nel comma 12- bis dell’art. 13 del dl n. 201 del 2011, che demanda ad uno o più decreti del presidente del consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’economia e delle finanze, da emanare, appunto, entro il 10 dicembre 2012, il compito di provvedere, sulla base del gettito della prima rata dell’Imu, nonché dei risultati dell’accatastamento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione per assicurare l’ammontare del gettito complessivo previsto per l’anno 2012.

Si ricorderà che il gettito della prima rata dell’Imu è stato comunque adeguato alle aspettative, giacchè, come risulta dai risultati diffusi dal Mef, è stato pari a 9.551 milioni di euro sul totale dei 9.700 preventivati. Allo stato attuale, invece, non sono state diffusi dati ufficiali in ordine all’accatastamento dei fabbricati rurali.

Fatto sta che nessun decreto del presidente del consiglio dei ministri è stato emanato, con buona pace di tutti i giuristi ed i commentatori della stampa specializzata che contestavano, peraltro, lo strumento utilizzato per l’aumento delle aliquote, che avrebbe dovuto essere di rango legislativo.

La seconda norma che pone come step quello del 10 dicembre è il comma 8 dell’art. 13 del dl n. 201 del 2011. Detta norma, di carattere più specifico, riguarda i fabbricati rurali e prevede che per l’anno 2012 il versamento della prima rata dell’Imu per i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’art. 9, comma 3-bis, del d.l. 30 dicembre 1993, n. 557, convertito dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, è pari al 30 % dell’imposta dovuta applicando l’aliquota di base, mentre la seconda rata è versata a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata.

La norma dispone, inoltre, che l’Imu complessivamente dovuta per i fabbricati rurali di cui al comma 14-ter dello stesso art. 13 – vale a dire i fabbricati rurali iscritti nel catasto dei terreni, con esclusione di quelli che non costituiscono oggetto di inventariazione ai sensi dell’art. 3, comma 3, del dm 2 gennaio 1998, n. 28 – deve essere effettuato in un’unica soluzione entro il 17 dicembre 2012. Questa diversa modalità di pagamento è motivata dal fatto che il comma 14-ter dispone che i fabbricati in questione avrebbero dovuto essere dichiarati al catasto edilizio urbano, con le modalità stabilite dal dm n. 701 del 1994, entro il 30 novembre 2012, per cui in mancanza di detta norma non sarebbe stato possibile seguire le regole generali che regolano la materia.

La particolarità sta nel fatto che nella stessa norma viene previsto che con decreto del presidente del consiglio dei ministri, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base dell’andamento del gettito derivante dal pagamento della prima rata dell’Imu relativa ai fabbricati in questione, «alla modifica dell’aliquota da applicare ai medesimi fabbricati ed ai terreni» in modo da garantire che il gettito complessivo non superi per l’anno 2012 gli ammontari previsti dal Mef rispettivamente per «i fabbricati rurali ad uso strumentale e per i terreni».

Anche in questo caso, quindi, nessuna negativa sorpresa per i contribuenti, che potranno prepararsi al saldo dell’Imu fissato al 17 dicembre prossimo senza timore di dover rifare i calcoli con aliquote superiori a quelle già deliberate dai comuni.

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