Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Imu, dai Comuni un extra di 5 miliardi

Un assegno extra da cinque miliardi. È quello che gli italiani dovranno pagare per il saldo dell’Imu, in base alle decisioni dei Comuni. Cinque miliardi in più rispetto a quanto avrebbero dovuto versare applicando le aliquote nazionali utilizzate per l’acconto.
Così la successione dei versamenti: nove miliardi a giugno, 14 a dicembre, per un totale di circa 23 miliardi in tutto il 2012. E questo considerando solo i fabbricati, senza conteggiare i terreni agricoli e le aree edificabili.
Nel passaggio dall’acconto al saldo, i rincari più pesanti riguardano le città del Centro e del Sud. Qui, ogni 100 euro sborsati a giugno, se ne dovranno pagare altri 160 entro il 17 dicembre. La fetta più grossa del gettito, comunque, arriverà dal Nord, dove si trova il maggior numero di immobili e di contribuenti, e dove le rendite catastali – la base del prelievo – sono mediamente più ricche.
Anzi, per uno dei tanti paradossi dell’Imu è proprio la relativa povertà delle rendite a far sì che l’incremento sia particolarmente pesante sulle prime case del Sud: infatti, su valori catastali modesti, la detrazione di 200 euro spesso è riuscita a ridurre l’acconto a pochi euro, e quindi l’aumento dell’aliquota da usare per il saldo è destinato a determinare un effetto moltiplicatore.
Rendite e aliquote
L’elaborazione è stata effettuata partendo dai dati contenuti nel volume «Gli immobili in Italia», pubblicato una decina di giorni fa dal dipartimento delle Finanze e dall’agenzia del Territorio. Ecco come si arriva alla stima dei cinque miliardi. I dati ufficiali dicono che a giugno sono stati pagati circa nove miliardi di euro come acconto Imu sui fabbricati (escludendo, quindi, i terreni agricoli, le aree edificabili, i fabbricati rurali ancora da accatastare, i cosiddetti immobili fantasma e la pattuglia dei contribuenti che non hanno pagato).
Se i Comuni avessero lasciato le aliquote invariate, il totale dell’Imu sui fabbricati sarebbe arrivato a poco più di 18 miliardi, il doppio dell’acconto. La realtà, però, è che quasi tutte le città hanno alzato l’asticella del prelievo, portandola ben al di sopra dello 0,4% previsto per l’abitazione principale e dello 0,76% per gli altri immobili. Ed è proprio partendo dalle aliquote medie decise dai Comuni, e applicandole agli edifici che risultano iscritti in catasto in base alla categoria e all’utilizzo, che si può ricostruire la stima totale del gettito.
Mentre i dati catastali costituiscono una base certa, molto più complicato è arrivare al dato medio delle aliquote: per farlo, Il Sole 24 Ore è partito dalla rilevazione sui Comuni capoluogo di provincia (si veda il numero di lunedì 29 ottobre) e l’ha incrociata con le medie rilevate dall’Ifel, l’istituto per la finanza degli enti locali, su quasi 3mila grandi e piccoli centri.
Il risultato rappresenta una proiezione, e andrà verificato alla prova dei fatti, conteggiando le decisioni di tutti gli oltre 8mila Comuni e – soprattutto – i dati effettivi sui versamenti da parte dei contribuenti.
Grandi e piccoli centri
Quel che emerge dal monitoraggio dell’Ifel è anche una tendenza all’aumento del prelievo che cresce in base al numero di abitanti delle città. I Comuni con meno di 5mila residenti, in particolare, sono i meno esigenti in termini di prelievo. Al di là del dato territoriale, quindi, bisognerà tenere conto della classe dimensionale dei centri interessati dal prelievo. Il prelievo medio rilevato nelle regioni del Centro, ad esempio, risente del peso specifico di Roma – per popolazione e valori catastali – dove l’aliquota ordinaria è al massimo del l’1,06% e quella sulla prima casa allo 0,5 per cento. Ma c’è anche un altro aspetto che non può essere trascurato nel valutare le manovre di finanza locale avviate dai sindaci per rispondere ai tagli dei trasferimenti (e anche per affrontare l’incertezza normativa degli ultimi mesi): la variabile dell’addizionale comunale all’Irpef, che in molti casi è stata la vera alternativa al ritocco dell’Imu.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L'acquisto della banca senese potrebbe permettere al gruppo milanese di ridurre la distanza dal lead...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni l’attenzione dei commentatori politici è stata focalizzata sulle modalità di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo Conte bis è entrato in crisi proprio quando alcuni dossier economici di capitale importa...

Oggi sulla stampa