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Imu, cedolare e bonus: il dossier immobili incrocia il nuovo Fisco

Tra due giorni – mercoledì 16 giugno – scade la prima rata dell’Imu 2021. Ma chi si chiede cosa succederà con la riforma fiscale non troverà molte risposte nei documenti che i partiti hanno depositato alle commissioni Finanze di Camera e Senato.

Non che gli immobili siano assenti dai sette dossier presentati, ma il grosso delle attenzioni si concentra sull’Irpef. D’altra parte, l’imposizione sulla casa è un argomento politicamente sensibile, su cui non sembrano esserci grandi convergenze.

L’esenzione della prima casa

I 19,5 milioni di abitazioni principali devono rimanere esenti: Lega e Forza Italia lo scrivono a chiare lettere. In realtà, nessuno degli altri cinque partiti chiede di tassare di nuovo la prima casa. Neanche Liberi e Uguali (Leu), che propone un’imposta personale progressiva sui patrimoni (immobiliari e mobiliari): secondo Leu, infatti, questa imposta dovrebbe assicurare lo stesso gettito totale dei tributi sostituiti, esentando i patrimoni di minor valore e salvaguardando le prime case non di lusso.

Nessuno dei partiti, comunque, si spinge fin dove arriva la Commissione europea, che mette in discussione l’esenzione dell’abitazione principale per i proprietari ad alto reddito (si veda Il Sole 24 Ore del 4 giugno).

Bruxelles ricorda inoltre che il prelievo immobiliare italiano è applicato su basi imponibili spesso slegate dai reali valori di mercato a causa della mancata riforma del catasto. Riforma degli estimi, peraltro, richiamata nelle Raccomandazioni Ue che sono fra i punti di riferimento del Recovery plan italiano. Tra i partiti, però, gli unici che menzionano la necessità di riformare il catasto sono Leu e Forza Italia, che propone un «ammodernamento senza comportare una tassazione occulta».

Riforma o riduzione degli estimi

In attesa della revisione degli estimi, Leu consiglia di rivalutare le rendite catastali usando i valori di mercato rilevati dall’Omi delle Entrate, così da aggiornare subito la base imponibile. La Lega, invece, suggerisce di tagliare del 30% i coefficienti per il calcolo dell’imposta (in pratica: lasciare gli estimi così come sono e neutralizzare parte dell’incremento introdotto a fine 2011 dal Governo Monti).

La Lega indica anche un pacchetto di nuove esenzioni Imu: immobili nei Comuni con meno di 3mila abitanti, locali commerciali sfitti, fabbricati autocertificati come inagibili, immobili occupati abusivamente.

Ciò che divide le diverse proposte è anche l’impostazione di fondo. In alcuni casi, l’obiettivo dichiarato è distribuire in modo più equo o razionalizzare il prelievo senza aumentarlo, come suggerisce ad esempio Italia Viva, che raccomanda tra l’altro di assegnare subito ai Comuni tutti i tributi immobiliari. In altri casi, l’obiettivo è ridurre le imposte in modo generalizzato o selettivo. Nessuna delle ipotesi di taglio della tassazione, però, è accompagnata da indicazioni dettagliate delle coperture.

Ci sarà da lavorare, insomma, per trovare una sintesi – senza accantonare i problemi o scrivere un libro dei sogni – nell’atto d’indirizzo che il Parlamento punta ad approvare entro il 30 giugno, e da cui prenderà le mosse il Governo nello stilare il disegno di legge delega per la riforma fiscale.

Cedolare tra case e negozi

Diversi dossier richiamano il “modello duale”: da un lato, l’Irpef con aliquote variabili sui redditi di lavoro; dall’altro, imposte sostitutive sugli altri redditi, ma tutte con una stessa aliquota allineata al primo scaglione Irpef (oggi al 23%). Vi fanno riferimento – in modo più o meno esplicito –il Partito democratico e il Movimento 5 stelle.

L’adozione di questo modello potrebbe impattare sulle aliquote della cedolare secca sugli affitti, oggi al 21% per i canoni di mercato e al 10% per quelli concordati. Nessun partito, però, lo scrive chiaramente. Tutte le menzioni della cedolare riguardano la necessità di mantenerla sulle abitazioni (Forza Italia) o di estenderla agli affitti commerciali (Lega e Fratelli d’Italia).

In tema di affitti, Fratelli d’Italia chiede anche di tassare i redditi da locazione dei fabbricati in base al principio di cassa. Cioè, nel momento di effettiva percezione, senza dover versare tributi in caso di morosità.

I bonus sui lavori in casa

Più di un partito menziona il riordino delle agevolazioni fiscali, però senza mai andare nel dettaglio né citare i bonus casa. Leu si schiera contro gli incentivi permanenti e suggerisce un importo massimo di detrazioni per contribuente. Anche il Pd ipotizza tra le soluzioni una cifra massima, ma fa salve le rate di detrazione per spese degli anni precedenti.

Sia il Pd che i 5 stelle propongono di trasformare alcuno sconti fiscali in erogazioni dirette (modello cashback). Ma è una formula che imporrebbe di ripensare l’impostazione dei bonus edilizi, che oggi “gira” soprattutto con la cessione alle banche e lo sconto in fattura.

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