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Imu: acconti e accise a rischio aumenti

Quasi sicuramente prima della fine di novembre scatterà. Almeno in parte. La clausola di salvaguardia in formato aumento acconti Ires e Irap e balzello accise, alla quale è stata vincolata l’impalcatura contabile (per alcuni aspetti non immune da scricchiolii) del decreto sull’azzeramento della rata Imu di giugno, non è destinata a rimanere soltanto uno strumento per rassicurare Bruxelles.

Nessun dubbio sul pacchetto di tagli da oltre 1,2 miliardi, di cui uno direttamente a carico dei ministeri, che per 300 milioni agisce sulla spesa corrente e 675 sulle uscite in conto capitale (v. Il Sole 24 dell’1 settembre). Con il risultato di ridurre risorse già stanziate per assunzioni finalizzate alla sicurezza e lotta all’evasione fiscale e quelle destinate al fondo occupazione (in primis per la produttività) e alla “gestione” delle rete ferroviaria, manutenzione straordinaria compresa (300 milioni).

Anche se il premier Enrico Letta precisa perché il governo ha fatto leva sul fondo occupazione: «Quei soldi non sarebbero stati utilizzati quest’anno, sarebbero andati in economia», a causa delle «misure sulla produttività non ancora implementate». E ricorda che è stata rifinanziata la Cig.

Più di un ‘incertezza invece grava sull’esito della sanatoria delle maxi-multe sulle new slot (che dovrebbe garantire 600 milioni). E non mancano le incognite, in termini di possibili lentezze burocratiche a livello territoriale, sull’immediata operatività dello sblocco della nuova tranche di oltre 7,2 miliardi di ritardati pagamento della Pa (attesi 925 milioni di extragettito Iva). Due fattori “ballerini” che sembrano rendere inevitabile l’innesco di uno dei due meccanismi della clausola di salvaguardia: ulteriore ritocco verso l’alto degli degli acconti Ires e Irap di fine anno; nuovo balzello delle accise (carburanti compresi). La decisione, che dovrà essere presa entro novembre, spetterà al ministero dell’Economia.

La partita sulle coperture, insomma, è ancora lontana dal concludersi. Anzi, forse solo nei prossimi giorni entrerà veramente nel vivo visto che devono ancora essere definite le sorti dell’aumento dell’Iva in calendario il 1° ottobre e della cancellazione del versamento Imu di dicembre su cui fino a questo momento c’è solo un impegno politico. Ma la stessa copertura del decreto appena varato, che comincerà dalla Camera il suo cammino parlamentare con tutto il suo carico di misure, è tutt’altro che un capitolo chiuso.

A confermarlo indirettamente è il capogruppo Pdl a Montecitorio, Renato Brunetta, che, tornando a criticare i tecnici di via XX settembre, lascia intendere come l’utilizzazione della clausola di salvaguardia sia qualcosa di più di un’eventualità. «Non convince pienamente la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato», afferma Brunetta, che punta il dito soprattutto «sull’impianto contabile» utilizzato per «esodati e Cig in deroga». E aggiunge: «Si naviga al buio. Alla fine, tutto confluisce in un unico grande calderone, che rinvia ad un successivo monitoraggio: preludio, e a pensar male si fa peccato con quel che segue, per un aumento dell’acconto Ires ed Irap, nonché delle accise sui carburanti».

Quanto al pacchetto tagli del decreto, in gran parte (quasi 1 miliardo) arrivano da spese a carico, o autorizzate, dai ministeri dell’Economia e della Difesa. nel mirino soprattutto le spese in conto capitale (autorizzate e non del tutto impegnate). A cominciare da quelle per le assunzioni per la sicurezza, i vigili del fuoco e le forze armate. Su questo fronte è, ad esempio, previsto un giro di vite di 50 milioni sulle risorse stanziate dall’ultima legge Finanziaria. Altri 20 milioni vengono sottratti alle risorse stanziate per le assunzioni di nuovi ispettori finalizzate alla lotta all’evasione. Si riduce di 10 milioni anche il fondo per incentivare la mobilità e le trasferte del personale che combatte i contribuenti meno fedeli con il fisco. Il giro di vite sul fondo occupazione è di 300 milioni, di cui 250 dal fondo produttività.

Intanto si cominciano ad affrontare i capitoli del nuovo stop fino a fine anno dell’aumento dell’Iva e dell’azzeramento della seconda rata Imu. In tutto, compreso il rifinanziamento delle missioni internazionali di pace, servono 4 miliardi. Che salgono a 10 considerando le risorse da sbloccare per il 2014 con la legge di stabilità: dallo stop all’aumento dei ticket sanitari fino alla deducibilità Imu sui beni d’impresa ai fine Ires e Irpef. Risorse, soprattutto sul 2013, molto difficili da individuare. Non caso il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, torna a rilanciare la reintroduzione dell’Imu sul 5% delle abitazioni principali di maggior valore per recuperare 1 miliardo da destinare alla deducibilità dell’Imu alle imprese.

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