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Imputazioni strette

In tema di accertamento sintetico e redditometro, l’Agenzia non può addebitare a un solo componente della famiglia l’intera disponibilità dei beni (e la relativa capacità di spesa) intestati a tutti familiari conviventi, facendo un semplicistico rinvio alla nozione di nucleo familiare; a maggior ragione quando gli altri componenti della famiglia abbiano autonomamente dichiarato un proprio reddito.

La procedura corretta dovrebbe prevedere, in tal caso, l’imputazione a ogni familiare produttore di reddito dei beni a esso direttamente riconducibili, più la quota parte dei beni intestati agli altri componenti del nucleo che non siano dotati di autonomia reddituale.

Sono i principi che si traggono dalla lettura della sentenza n. 108/03/14 della Ctp di Como. L’accertamento che dava origine alla controversia veniva spiccato nei confronti di una contribuente residente nel capoluogo lombardo, sottoposta a verifica sintetica di cui all’articolo 38, comma 4, del dpr 600/73. Nel calcolo dei vari coefficienti reddituali, l’Agenzia delle entrate imputava alla ricorrente la disponibilità dei suoi beni, congiuntamente a quelli intestati ad altri componenti del nucleo familiare (nella specie, il marito, a sua volta dotato di un reddito autonomo). Proprio questa imputazione «allargata» dava adito alle doglianze principali sollevate nel ricorso introduttivo; doglianze che hanno trovato l’avallo dei giudici tributari.

«L’impostazione dell’Agenzia delle entrate», si legge in sentenza, «sconta un vizio concettuale rappresentato dall’aver posto a carico esclusivo della ricorrente, in base a una sbrigativa nozione di nucleo familiare, il 100% dei beni presi in considerazione quali fonti di spese». Se, in linea di principio, è ammissibile ricomprendere nel calcolo presuntivo anche i beni di proprietà di altri componenti del nucleo, «ciò non può mettere in discussione il principio del carattere essenzialmente personale dell’obbligazione tributaria (_) tanto più quando gli altri componenti della famiglia abbiano dichiarato un proprio reddito». L’assunto appare condivisibile, considerando che una siffatta applicazione automatica del concetto di nucleo familiare significherebbe condannare un solo membro della famiglia a subire interamente gli effetti fiscali dei comportamenti posti in essere da tutti i membri del nucleo: ciò appare iniquo e inapplicabile, secondo i principi indicati dalla Ctp di Como nella sentenza in commento, quando più componenti possiedano una propria capacità e autonomia reddituale. Sotto questo profilo, non risulterebbe «sanante» nemmeno la pratica di cumulare, oltre alle spese, anche i redditi prodotti da tutti i familiari, poiché in ogni caso non appare consono, alla luce del richiamato carattere personale dell’obbligazione tributaria, chiamare un solo contribuente a rispondere delle condotte realizzate da più «soggetti fiscali».

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