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Impugnazioni, più vincoli per imputati e Procure

Il ministero della Giustizia alza il sipario sui primi provvedimenti di attuazione della legge delega sul processo penale. All’ordine del giorno del preconsiglio dei ministri in calendario per questo pomeriggio (alle 15,30) con riunione del Consiglio dei ministri fissata per le 18, figurano infatti i decreti legislativi che rivedono la disciplina delle impugnazioni e danno esecuzione alla riserva di Codice. Spazio poi all’esame definitivo per il decreto che rivede il libro XI del Codice di procedura penale.
Di rilievo l’intervento sulle impugnazioni, con l’obiettivo di restituire efficienza, coniugando garanzie e tempi: sarà così limitata la ricorribilità per Cassazione delle sentenze d’appello, emesse nei procedimenti per reati di competenza del giudice di pace, ai vizi di giudizio e di procedura;
Riformulata poi l’area di appellabilità oggettiva del pubblico ministero: l’accusa potrà così appellare liberamente tutti i proscioglimenti, ma potrà impugnare in Corte d’appello le condanne solo nel caso in cui hanno modificato il titolo di reato, oppure hanno escluso l’esistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale o ancora hanno stabilito una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato.
Rivista poi la possibilità di appello dell’imputato, in modo da permettergli di impugnare tutte le condanne, e vietargli (nuovamente) di appellare i proscioglimenti pronunciati perché «il fatto non sussiste» o «l’imputato non lo ha commesso». Esclusa poi l’appellabilità delle condanne alla sola pena dell’ammenda e dei proscioglimenti o dei non luogo a procedere relativi a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa.
Per quanto riguarda il decreto sul nuovo libro XI si stabilisce l’esecuzione sul territorio italiano delle decisioni emesse dalle autorità giudiziarie degli Stati membri e la possibilità per l’autorità giudiziaria italiana di chiedere a queste ultime l’esecuzione delle proprie decisioni. Si prevede la trasmissione diretta delle decisioni tra le autorità giudiziarie: l’autorità italiana riceve, quindi, direttamente le decisioni e i provvedimenti esteri da riconoscere ed eseguire nel territorio dello Stato; l’esecuzione non deve, tuttavia, violare gravemente i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico dello Stato, i diritti fondamentali della persona e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La documentazione e le ulteriori informazioni necessarie per l’esecuzione sono oggetto di trasmissione diretta tra le autorità giudiziarie.
È prevista la tempestività del reciproco riconoscimento delle decisioni, comprese quelle sulle responsabiita delle società, l’insindacabilità nel merito delle decisioni emesse all’estero, la loro ricorribilità nei modi ordinari e il riconoscimento degli eventuali diritti dei terzi di buona fede.
Giovanni Negri

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