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Imprese, un ruling a 360 gradi

Un accordo preventivo con lo stato a 360 gradi per le imprese che investono almeno 500 milioni di euro in cinque anni. Per garantire certezza del diritto e attirare così i grandi player esteri in Italia il governo mette a disposizione la possibilità di fissare le regole del gioco sotto molteplici punti di vista, primi tra tutti quello fiscale e amministrativo. L’intesa consentirà di sterilizzare eventuali cambiamenti della normativa, in modo da evitare effetti retroattivi tali da pregiudicare l’equilibrio economico e finanziario degli investimenti (come per esempio avvenuto nel comparto delle energie rinnovabili). L’istituto è previsto dalla bozza di dl «Investment compact», la prossima settimana in consiglio dei ministri. Il provvedimento contiene altre misure rilevanti per le aziende, tra cui il rifinanziamento degli sgravi fiscali alle reti d’impresa e una semplificazione della normativa sul patent box introdotto dalla recente legge di stabilità (si veda altro servizio a pag. 26).

Ruling 2.0. Attualmente le multinazionali possono sottoscrivere con l’Agenzia delle entrate dei ruling, volti a disciplinare ex ante i criteri di tassazione applicabili ad alcune tipologie di operazioni infragruppo particolarmente delicate (transfer pricing, interessi, dividendi, royalties, stabili organizzazioni). La nuova proposta dell’esecutivo ricalca le stesse logiche dell’istituto, ma ne ampia notevolmente l’ambito oggettivo. Lo strumento sarà riservato ai gruppi che intendono avviare piani di investimento pluriennali di importo complessivo superiore a 500 milioni di euro (con un minimo di 100 milioni all’anno). L’accordo sarà vincolante per i contraenti per tutta la durata del progetto: salvo deroghe «assolutamente eccezionali», le modifiche di norme individuate nell’accordo non si applicheranno ai piani di investimento già realizzati o in corso di realizzazione. L’impresa dovrà negoziare le varie tematiche con le diverse p.a. competenti. Dopo la presentazione della proposta, gli enti avranno 120 giorni di tempo per accettare, rifiutare o proporre integrazioni. Entro i successivi 60 giorni dalla proposta di integrazione si procederà alla stipula dell’accordo definitivo. Qualora siano coinvolte più amministrazioni dello stato, la cabina di regia sarà affidata alla presidenza del consiglio dei ministri. Sono escluse dall’accordo le norme in materia di concorrenza, di tutela del consumatore, di salute e di sicurezza del lavoro, nonché le disposizioni di derivazione comunitaria. La tempistica riportata dal dl, tuttavia, appare ristretta, dal momento che secondo i dati ufficiali delle Entrate la sottoscrizione di un ruling «solo» fiscale richiede in media 16 mesi di dialogo.

Patent box. Ad appena due settimane dall’entrata in vigore della norma che introduce il regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzazione e cessione di beni immateriali («patent box») arrivano dall’esecutivo le prime proposte di modifica. L’obiettivo è rendere il meccanismo più appetibile. Il dl amplia l’ambito oggettivo di applicazione, eliminando la limitazione che vede oggi i marchi d’impresa agevolati solo se funzionalmente equivalenti ai brevetti. In futuro il patent box sarà applicabile a tutti i marchi, inclusi quindi quelli commerciali. Per quanto concerne i costi rilevanti ai fini della detassazione, il decreto vi ricomprende anche quelli sostenuti per l’attività di ricerca e sviluppo affidata in outsourcing e quelli sostenuti per l’acquisizione dei beni immateriali ammissibili al beneficio. Da ultimo, la sottoscrizione di un ruling preventivo con le Entrate per fruire del patent box da parte dei gruppi che sfruttano direttamente i beni immateriali diventa facoltativa e non più obbligatoria.

Reti di impresa. Il dl ripropone la sospensione d’imposta sugli utili che le imprese partecipanti a un contratto di rete destinano alla realizzazione delle attività oggetto del programma comune. L’agevolazione era terminata nel 2012. A disposizione ci saranno 50 milioni di euro. A differenza di quanto originariamente previsto dal dl n. 78/2010, sale a due milioni di euro il tetto massimo di utili accantonabili ogni anno da ciascuna società. Stop anche all’obbligo di preventiva asseverazione del contratto di rete per accedere al regime agevolativo.

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