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Imprese stile Fornero Ecco i «tedeschi» d’Italia

In giro per l’Italia dell’industria ci potrebbero essere non pochi candidati a quelle agevolazioni che il ministro del Lavoro Elsa Fornero vorrebbe concedere alle imprese che dialogano attivamente con il sindacato, tagliando il cosiddetto cuneo fiscale (il divario tra ciò che spende un’azienda e quanto si riceve in busta paga). Non è, però, esattamente il modello tedesco auspicato da Fornero. Quanto, invece, un modello di partecipazione «fai da te» (in questa pagina, alcuni casi), fatto di incontri e confronti che vanno oltre il «semplice» discorso sull’occupazione. Ma non arrivano ancora al consiglio di amministrazione.
Cultura
«C’è una differenza culturale rispetto alla Germania, e un abisso dal punto di vista gestionale — dice Stefano Dolcetta, vice presidente di Confindustria per le relazioni industriali e azionista di Fiamm —. La partecipazione degli operai alle aziende tedesche data da 60 anni e, per contro, in Germania hanno contratti di secondo livello più forti dei nostri, con importanti deroghe agli accordi nazionale. I sindacati — prosegue — partecipano al consiglio di sorveglianza, ma poi sono più flessibili e attenti al rispetto delle regole. Un’altra differenza è la dimensione delle aziende: quelle tedesche sono più grandi e di conseguenza più organizzate per gestire contratti di secondo livello. Il nostro sistema sindacale è rigido, c’è un contratto nazionale molto forte e una contrattazione di secondo livello limitata. Per avere più spazio nella contrattazione integrativa bisogna fare un passaggio culturale».
È d’accordo Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, «il modello tedesco non è facilmente applicabile all’Italia, anche se può certamente dare vantaggi di lungo termine alle grandi imprese, dove c’è una separazione tra proprietà e dipendenti. Nelle piccole aziende, invece, si lavora tutti insieme».
Alleanze
Telecom Italia mobile, Zanussi, Luxottica, Gucci, Eni… E poi il mondo dell’alimentare. «La partecipazione è possibile dove c’è una contrattazione di secondo livello, in particolare nelle grandi aziende del settore alimentare, nelle multinazionali, dove c’è un sistema di relazioni industriali diffuso e la presenza sindacale è importante — spiega Mauro Macchiesi, segretario nazionale Flai-Cgil —. In aziende come Ferrero, Barilla, Kraft, Granarolo, Nestlé, Campari, Parmalat sono stati siglati accordi integrativi partecipativi che consentono di rispondere agli imput del mercato che sono sempre di una maggior flessibilità». Lo stesso avviene nella moda e nella chimica dove, dice Valeria Fedeli, vice segretaria generale della Filtcem-Cgil, «abbiamo un sistema importante di relazioni industriali».
A disciplinare l’informazione e la consultazione dei lavoratori e la loro partecipazione azionaria prova con un disegno di legge Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro oggi senatore del Pd, il quale nella relazione introduttiva ricorda come «l’alleanza con i lavoratori e con i sindacati viene ritenuta particolarmente vantaggiosa per le imprese durante i periodi di profonda ristrutturazione». Ne è un esempio il tessile-abbigliamento che è riuscito a rimanere vivo e importante in Italia, nonostante una drastica cura dimagrante, anche grazie a solide relazioni sindacali.
Gestione
Il vero modello tedesco evocato da Fornero prevede anche la partecipazione dei lavoratori al Cda. Su questo, gli imprenditori disposti ad aprire le porte del consiglio di amministrazione alla rappresentanza sindacale sono pochi. Anche se, alcuni anni fa, quando non era ancora presidente di Confindustria (ma era da tempo presidente di Federchimica, un settore che come il tessile ha da lungo tempo buone relazioni sindacali), Giorgio Squinzi non chiudeva del tutto a questa possibilità: «In alcune filiali Mapei in Francia e in Germania — sottolineava — abbiamo i dipendenti nel Cda e non abbiamo alcun problema. Per arrivare a questo in Italia, però, occorre una maturità generale: forse nel chimico è già possibile ma finché abbiamo un sindacato massimalista non ci sono ancora le condizioni».

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