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Imprese, serve capitale privato

l capitale privato è una preziosa opportunità per sostenere le aziende che cercano di uscire dalla crisi riprogettando il proprio futuro: è l’argomento al centro della quarta e ultima giornata di Milano Capitali, l’evento organizzato da Class Editori, svoltosi in streaming e moderato ieri da Stefania Peveraro, direttore responsabile del portale di informazione BeBeez.

Dunque private equity, venture capital e altri strumenti innovativi per portare soldi alle aziende, soprattutto pmi e startup. «Il nostro mercato avrà un ruolo molto importante per supportare le imprese in questa fase di rilancio», ha sottolineato Anna Gervasoni, direttore di Aifi, l’associazione italiana del private equity. «Incontreremo gli investitori istituzionali per parlare dell’opportunità del private equity italiano. Sono due i grandi temi: i grandi investitori italiani che devono credere nel paese e quelli internazionali che devono credere nel sistema Italia». A livello normativo Gervasoni ha puntato il dito contro la norma del golden power, che con i suoi paletti rigidi rischia di creare troppi vincoli in fase di investimento e disinvestimento.

Nel frattempo l’emergenza sanitaria ha peggiorato una situazione che già l’anno scorso appariva problematica. Andrea Bonomi, presidente di Investindustrial, ha osservato che c’era la chiara percezione che si stava andando verso un periodo di recessione. Da un paio d’anni ci si concentrava su settori difensivi come la farmaceutica e il food. «Ora, con il coronavirus, va peggio. Se gli italiani hanno confermato la loro capacità di fronteggiare la situazione, il ruolo degli investitori per fornire liquidità alle aziende è essenziale». Investindustrial ha attualmente 5 miliardi di euro investiti e 5 fermi come liquidità. «Le aziende riusciranno a passare questo periodo decentemente, se però la situazione rimarrà come prevediamo, cioè tutto fermo fino a settembre e una ripresa graduale nei mesi successivi. Se invece il problema andasse oltre i dodici mesi, i fondi meno bilanciati non riuscirebbero a porre attenzione su nuovi investimenti».

Marco De Benedetti, managing director dell’European Buyout Group di Carlyle, ammette che «la situazione è molto complicata. Il grosso interrogativo è: quale sarà il livello di domanda? Sarà una ripresa più lenta. Le aziende migliori saranno più efficienti, con processi ottimizzati e una rivisitazione del modello di business. Comunque non vedremo molti investimenti nei prossimi sei mesi».

Un punto a favore, secondo Maurizio Tamagnini, a.d. di Fsi (Fondo strategico italiano), è che questa crisi, pur molto grave, ha più strumenti a disposizione. «I fondi sono più numerosi e forti e l’arsenale del capitale di rischio è molto importante. Bisogna distinguere fra le aziende che necessitano semplicemente di liquidità, e questo si può ottenere attraverso i pacchetti deliberati, e quelle che credono si possa capitalizzare, rilanciare e che quindi possono usare il capitale di rischio per favorire un cambio culturale e di management, una visione internazionale, per avere un socio di rilievo. In questo caso il capitale è una delle componenti». Tamagnini ha segnalato anche che soprattutto a Milano ci sono molte opportunità di business in ambito tecnologico.

«Noi non siamo molto preoccupati per le aziende in portafoglio», ha osservato Gianni Tamburi, presidente e a.d. di Tamburi Investment Partners. «Su 20 partecipate solo tre o quattro chiederanno interventi con garanzie della Sace. I prossimi mesi non vedremo facilmente nuovi investimenti, ma rafforzamenti di capitale o partecipazioni nelle imprese. Le aiuteremo a fare acquisizioni, ad allargare il raggio, a fare consolidamenti nelle filiere di settore».

Un’altra opportunità per sostenere le imprese arriva dal venture capital. Un appello al governo perché rafforzi il comparto è arrivato da Fausto Boni, fondatore di 360 Capital Partners e presidente dell’associazione Vc Hub: c’è il rischio che manchino i soldi da investire e il rapporto rispetto ad altri paesi come Francia e Germania, a livello di risorse, è di uno a dieci.

Infine, la questione dei capitali privati che potrebbero essere investiti in maniera alternativa, quindi nelle aziende che vogliono svilupparsi e crescere. Il paradosso è stato evidenziato da Marco Belletti, a.d. di Azimut Libera Impresa: da un lato, oltre 2 mila miliardi di euro di risparmi della clientela privata sono parcheggiati su conti correnti e depositi; dall’altro le pmi hanno l’esigenza di accedere al capitale privato come alternativa alle banche. «L’Italia è fanalino di coda nei prodotti alternativi, c’è poca cultura e disponibilità soprattutto nei prodotti rivolti alla clientela retail». Si sta cercando di favorire un punto d’incontro. E questo, ha aggiunto Claudia Vacanti, responsabile sviluppo prodotto di Banca Generali, anche attraverso l’offerta di prodotti illiquidi alla clientela professionale.

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