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Imprese riunite, un soggetto Iva

I raggruppamenti di imprese potranno operare come un unico soggetto passivo dell’Iva, sia nei confronti di terzi, sia nei rapporti interni (che diventeranno pertanto irrilevanti per il tributo). Questo grazie al recepimento delle disposizioni contenute nell’art. 11 della direttiva 2006/112/Ce, previsto dal ddl di riforma fiscale appena rimesso in carreggiata nella nuova legislatura (si veda ItaliaOggi del 25 giugno). Per il resto, sull’Iva il provvedimento mantiene le carte coperte, concedendo al governo la delega alla «razionalizzazione, ai fini della semplificazione, dei sistemi speciali in funzione della particolarità dei settori interessati». Una formula tanto generica quanto ampia, che non consente di intuire alcunché sugli sviluppi concreti, ma che potrebbe rivelarsi di portata significativa. Va ricordato che, nel 1996, una disposizione non dissimile contenuta nella legge-delega n. 662 consentì all’esecutivo di varare una profonda riforma dei regimi speciali per l’agricoltura, l’editoria e gli spettacoli. Da segnalare, inoltre, il mandato per il potenziamento dell’utilizzo della fattura elettronica, che il ddl affida all’esecutivo nel quadro delle misure che dovranno essere adottate per il rafforzamento dei controlli mirati da parte dell’amministrazione finanziaria; una misura che potrebbe portare a un alleggerimento degli adempimenti (es. elenco clienti/fornitori) per le imprese che adotteranno la fatturazione elettronica. Ma torniamo al previsto recepimento dell’Iva di gruppo «in salsa comunitaria», istituto disciplinato dall’art. 11 della direttiva. Tale disposizione consente agli stati membri di considerare come un unico soggetto passivo le persone stabilite nel territorio dello stato membro che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolate tra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi. In forza della disposizione, quindi, gli stati membri possono configurare come un unico contribuente Iva, sia nei rapporti con i terzi che in quelli interni, soggetti giuridici distinti che siano tra loro collegati dai predetti vincoli. In proposito, va segnalato che con la sentenza del 9 aprile 2013, la corte di giustizia Ue, disattendendo la tesi sostenuta dalla commissione europea, ha ritenuto che possano fare parte del gruppo Iva anche persone che non hanno la soggettività passiva ai fini dell’imposta. Nel documento COM (2009) 325, la commissione ha analizzato le caratteristiche del regime in esame, evidenziando in primo luogo l’obbligo, per gli stati membri che intendano avvalersi, di consultare preventivamente il comitato Iva. Dato che il regime comporta che i soggetti vincolati tra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi non sono più trattati ai fini dell’Iva come soggetti distinti, ma come un unico soggetto passivo, la prima conseguenza, ha osservato la commissione, è che il gruppo sarà identificato con un unico numero di partita Iva, mentre i numeri identificativi dei singoli componenti potranno essere conservati dalle amministrazioni fiscali solo per un controllo delle attività interne. Riguardo ai requisiti che i singoli devono possedere per aderire al gruppo, venuto meno, per effetto della citata sentenza, il vincolo della soggettività passiva, è necessario, spiega la commissione, che i soggetti siano stabiliti nello stesso stato membro; a tal fine, la nozione di «stabilimento», secondo la commissione, non consente di includere la stabile organizzazione situata all’estero. Il gruppo potrà pertanto comprendere i soggetti che hanno sede nello stato membro, nonché le stabili organizzazioni (di soggetti esteri) ivi situate, mentre non potrà includere le stabili organizzazioni all’estero dei soggetti stabiliti nello stato. Naturalmente, i singoli membri potranno far parte di un solo gruppo. Gli obblighi Iva relativi alle cessioni o prestazioni poste in essere dai membri saranno assolti dal gruppo, che presenterà le dichiarazioni tenendo conto che le operazioni tra i propri membri non danno luogo a fatturazione e pagamento di Iva, mentre i crediti Iva di taluni membri del gruppo sono compensati dai debiti Iva di altri membri: crediti e debiti saranno del gruppo e non dei singoli membri. Allo stesso modo, gli acquisti e le importazioni effettuati dai singoli membri si considereranno effettuati dal gruppo. Le operazioni interne, ossia le transazioni fra i membri del gruppo, esuleranno dalla sfera di applicazione dell’Iva. È questa, osserva la commissione, una delle conseguenze più rilevanti, giacché implica la possibilità di vantaggi di tesoreria per le imprese che aderiscono al gruppo. Anzi, se al gruppo aderiscono anche soggetti passivi senza diritto o con diritto parziale alla detrazione, oppure persone prive della soggettività passiva, potrebbero esservi anche vantaggi sostanziali, perché le operazioni interne effettuate a vantaggio di tali soggetti non sarebbero gravate dell’imposta che i destinatari non avrebbero diritto di detrarre.

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