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Imprese, risanamento anticipato

Non un semplice rinvio, al 15 maggio prossimo, per il Codice della crisi (oltre a uno slittamento al 2024 delle misure di allerta), ma anche l’introduzione di un nuovo strumento di aiuto alle imprese in difficoltà, di tipo negoziale e stragiudiziale, e la modifica alla Legge fallimentare con l’anticipazione di alcune disposizioni dello stesso Codice ritenute utili ad affrontare la crisi economica in atto. Questi i contenuti principali del decreto legge sulla crisi d’impresa oggi all’esame del Consiglio dei ministri. Il nuovo strumento definito composizione negoziata della crisi, operativo dal 15 novembre, rappresenta un percorso più strutturato rispetto a quello previsto dal Codice della crisi d’impresa e meno oneroso, con il quale si intende agevolare il risanamento di quelle imprese che, pur trovandosi in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario tali da rendere probabile la crisi o l’insolvenza, hanno le potenzialità necessarie per restare sul mercato, anche attraverso la cessione dell’azienda o di un ramo di essa. Non sono previsti requisiti dimensionali di accesso alla composizione negoziata, che è concepita con strumento utilizzabile da tutte le realtà imprenditoriali iscritte al registro delle imprese, comprese le società agricole.

Composizione negoziata

per restare sul mercato

La scelta compiuta è quella di affiancare all’imprenditore un esperto nel campo della ristrutturazione, terzo e indipendente e munito di specifiche competenze, al quale è affidato il compito di agevolare le trattative necessarie per il risanamento dell’impresa. Il percorso della composizione è esclusivamente di tipo volontario ed è dunque attivabile solo dalle imprese che decidono di farvi ricorso. È previsto che gli organi di controllo societari, in presenza di una situazione di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, segnalino all’imprenditore l’esistenza dei presupposti per ricorrere alla composizione negoziata, dovere che rientra nella previsione dell’articolo 2403 del codice civile.

L’imprenditore in difficoltà, in crisi, o in stato di insolvenza reversibile, può decidere quindi di intraprendere un percorso, del tutto riservato finché non viene chiesta la concessione di misure protettive, chiedendo la nomina di un esperto indipendente che valuti lo stato dell’impresa e che lo assista nelle trattative da attivare per il buon esito della composizione negoziata (e, di conseguenza, per la ricerca delle possibili soluzioni di risanamento dell’attività). La negoziazione è, e resta, per tutta la durata del percorso, una prerogativa dell’imprenditore, che porta avanti le trattative personalmente, con l’eventuale ausilio dei propri consulenti. La presenza dell’esperto non ha dunque l’obiettivo di sostituire l’imprenditore nel dialogo con i suoi creditori o con le altre parti interessate ma serve a dare forza e credibilità alla posizione dell’impresa ed a rassicurare i creditori e le altre parti interessate.

Domanda sulla piattaforma

della Camera di commercio

L’istanza di accesso alla composizione negoziata si presenta attraverso una piattaforma accessibile dal sito della Camera di commercio presso il cui registro delle imprese è iscritto l’imprenditore che la inoltra. Attraverso la piattaforma l’imprenditore, prima di entrare nel relativo percorso, ottiene tutte le informazioni utili sulla composizione negoziata, sulle modalità di attivazione del percorso e sui documenti da produrre con l’istanza di nomina dell’esperto. Essa inoltre contiene un test pratico, con funzione di auto-diagnosi, utilizzabile anche in via preventiva rispetto al deposito dell’istanza, che consente a ciascuna impresa di verificare la situazione in cui si trova e l’effettiva perseguibilità del risanamento. L’inserimento di alcuni dati contabili nel test dovrebbe permettere, in particolare, ad ogni impresa, di comprendere, la sostenibilità del debito accumulato tramite i flussi finanziari futuri e dunque la gravità dello squilibrio esistente e la sua eventuale reversibilità.

Possono far parte dell’elenco degli esperti presso le Camere di commercio innanzitutto gli iscritti da almeno cinque anni all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, gli iscritti all’albo degli avvocati che, avendo la medesima anzianità di iscrizione prevista per i dottori commercialisti, documentino precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione, e, inoltre, i consulenti del lavoro che, oltre all’anzianità di iscrizione nell’ordine professionale di appartenenza di cinque anni, forniscano prova di avere preso parte, in almeno tre casi, a procedure di ristrutturazione portate a termine con successo. A queste categorie si affianca quella di coloro che, avendo gestito imprese nell’ambito di procedimenti di risanamento conclusi in maniera efficace, possono fornire il necessario supporto all’imprenditore in crisi.

Nel percorso di composizione negoziata non esiste l’esigenza di ricorrere al tribunale perché le trattative si svolgono tra l’imprenditore e le parti interessate con l’ausilio e la competenza dell’esperto, che ne facilita la conduzione e contemporaneamente verifica l’utilità delle trattative e l’assenza di ingiusto pregiudizio per i creditori.

Laddove vi sia l’esigenza di proteggere il patrimonio dell’imprenditore da iniziative che possono turbare il regolare corso delle trattative e mettere a rischio il risanamento dell’impresa, è previsto che l’imprenditore ottenga una protezione del patrimonio. Perché si attivi la protezione è sufficiente che l’imprenditore chieda, contestualmente alla presentazione dell’istanza di nomina dell’esperto o successivamente, l’applicazione di misure protettive successivamente sottoposte alla conferma da parte del giudice.

Nel pacchetto di incentivi, le norme che sospendono gli obblighi di ricapitalizzazione e le cause di scioglimento previste in caso di riduzione o perdita del capitale sociale; riducono la percentuale di ammissibilità degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa ed evitano l’attestazione del professionista in caso di piano attestato sottoscritto anche dall’esperto; riconoscono misure di favore di natura fiscale rispetto alle soluzioni negoziali scaturite dalle trattative; assicurano la conservazione degli effetti degli atti autorizzati dal tribunale anche in caso di accesso ad una delle procedure regolate dalla legge fallimentare; esonerano da revocatoria gli atti compiuti in coerenza con le trattative e con le prospettive di risanamento; esentano l’imprenditore dai reati di cui agli articoli 216, terzo comma, e 217 della legge fallimentare per i pagamenti e le operazioni compiute durante le trattative.

Gli sbocchi sono quelli canonici previsti dalla Legge fallimentare, ai quali si aggiunge un concordato in funzione liquidatoria, senza voto dei creditori, ma con omologazione da parte del giudice, sul presupposto che l’assenza di alternative sia già stata valutata dall’esperto.

Accordi di ristrutturazone a efficacia estesa al via

Tra le misure del Codice che sono anticipate, la determinazione di una finestra di 90 per amministrazione finanziaria e Inps nel rispondere alla proposta di transazione, il debutto degli accordi di ristrutturazione a efficacia estesa. Al via poi anche la convenzione di moratoria, dove è introdotta una misura necessaria per contrastare l’attuale stato di sofferenza economica delle imprese, consentendo, in via provvisoria, che un imprenditore anche non commerciale possa accordarsi con i suoi creditori per una dilazione delle scadenze dei crediti, la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative e ogni altra misura che non comporti rinuncia al credito, prevedendo che tale moratoria sia efficace anche nei confronti dei creditori non aderenti che appartengono alla medesima categoria, che comunque dovranno essere stati informati dell’avvio della procedura.

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