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Imprese, ripartire è possibile

Digitalizzazione, flessibilità organizzativa, valorizzazione dei giovani talenti e potenziamento delle filiere nazionali. Sono queste le quattro «leve» in grado di spingere le aziende del Paese a ripartire e a raggiungere, in tempi non troppo lunghi, livelli di fatturato di nuovo soddisfacenti. Per il 39,1% di un campione di manager d’azienda intervistati da Duff & Phelps, divisione di Kroll, società leader nella fornitura di servizi e prodotti digitali, già nel 2021 il giro d’affari potrebbe tornare a livelli pre-crisi. I dati sull’impatto della pandemia sulle imprese e sulle prospettive di ripartenza sono frutto di una Survey realizzata da Duff & Phelps tra dicembre 2020 e gennaio 2021 e diffusa lo scorso 7 aprile. Si tratta di una indagine condotta su oltre 100 figure manageriali (amministratori delegati, direttori generali, responsabili pianificazione e controllo ecc.) appartenenti ai principali settori produttivi del Paese (manifatturiero, servizi finanziari, telecomunicazioni, Ict, utilities, distribuzione alimentare), limitatamente a cinque regioni del Nord e del Centro Italia con significativo impatto sul pil nazionale: Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio.

Gli effetti della pandemia. La contrazione del fatturato delle imprese, nel 2020, secondo i due terzi del campione intervistato, è stata notevole: nella maggior parte dei casi si è trattato di un calo tra il 10% e il 50% del fatturato. Nell’ambito del campione, tuttavia, è emerso anche un 21% degli intervistati che non ha segnalato impatti significativi sul giro d’affari e un 13% che ha addirittura registrato una crescita dei ricavi.

Le previsioni. I manager hanno fornito le proprie previsioni per il futuro e in particolare per il 2021. Ciò che è emerso è un mix di predizioni: se per un 36,6% degli intervistati nel 2021 gli introiti delle aziende italiane diminuiranno, c’è un consistente 41,7% di soggetti che ha invece previsto un aumento di fatturato, mentre per un 21,7% i ricavi rimarranno stabili.

Per quanto riguarda il ritorno ai livelli di fatturato pre-crisi, il 40% del campione ritiene che ciò accadrà nel 2022, mentre per un 39,1% ciò avverrà già nel 2021. Per il 20,9% bisognerà invece attendere oltre il 2022.

Imprese che cambiano. La situazione emergenziale ha prodotto, nei mesi scorsi, un utilizzo consistente di smart working e digitalizzazione. Rimedi contingenti ma ora anche opportunità di cambiamento e miglioramento per le aziende italiane, in particolare sotto il profilo organizzativo: dal sondaggio, in particolare, è emerso che nel 41,7% dei casi, nelle aziende è stata promossa un’evoluzione delle modalità di lavoro, con uso estensivo dello smart working; nel 25,2% dei casi c’è stata una forte spinta nella digitalizzazione dei processi e nel 13% dei casi sono stati sviluppati nuovi modelli di business.

Strumenti per ripartire. Quali le soluzioni fin qui messe a fuoco per agevolare la ripartenza? In testa ai fattori su cui puntare c’è proprio la «digitalizzazione»: è indicata quale fattore prioritario su cui investire dal 20,9% degli intervistati.

Per un 13,9% dei responsabili d’impresa occorre poi potenziare le filiere italiane, per mantenere il know how, l’innovazione e la proprietà intellettuale all’interno del Paese.

Altri fattori vincenti e utili alla ripresa risultano essere la flessibilità organizzativa e la capacità di riconvertire e adeguare la produzione (13% del campione), la formazione e valorizzazione dei talenti (13%), gli investimenti in ricerca e sviluppo e su operazioni di fusione e aggregazione.

Il 28,7% dei manager si è detto disponibile a valutare una fusione con altro player del settore o l’entrata nella compagine azionaria di un fondo o di un nuovo investitore di minoranza, ma in linea di massima (2 su 3 degli intervistati) non sono ritenute necessarie operazioni di finanza straordinaria per sostenere lo sviluppo dell’azienda in futuro.

«Oltre agli investimenti in nuove tecnologie e la valorizzazione di marchi e brevetti», ha sottolineato Enrico Rovere, managing director della practice valuation advisory di Duff & Phelps «è fondamentale coltivare i giovani talenti e sviluppare risorse di qualità, con alle spalle una solida formazione scolastica, e anche trattenerli, per diffondere l’uso degli strumenti digitali e aumentare la flessibilità delle imprese e, di conseguenza, la loro capacità di adattarsi alle richieste di un mercato in continua evoluzione. Rivestiranno un ruolo centrale anche gli investimenti in R&S e la valutazione di operazioni di M&A, con l’obiettivo di fare sistema, aumentando la dimensione, la diversificazione e la spinta all’internazionalizzazione, per diventare più solidi e accedere a nuovi mercati e nuove linee di credito, trovando nuovi spunti e prodotti sul mercato».

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