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«Imprese, riforma del fisco e meno rigidità sul lavoro»

Rigenerazione. Questa la parola chiave scelta dagli industriali di Assolombarda — prima territoriale di Confindustria — per dare (e darsi) l’energia necessaria ad alimentare la ripartenza. I timori sulle varianti non hanno impedito un’assemblea in presenza, sotto il treno laminatoio dell’area industriale dismessa di Milano-Sesto. Dove una volta c’erano gli altiforni Falk a breve sorgerà la Città della Salute: rigenerazione urbanistica e del lavoro.

In platea i rappresentanti della grande industria, da Emma Marcegaglia a Marco Tronchetti Provera, da Veronica Squinzi a Sergio Dompé. E poi Pietro Guindani (Vodafone), Pierfrancesco De Rossi (Siemens) e Monica Poggio (Bayer). Nella relazione del presidente Alessandro Spada la doppia velocità dei messaggi su politica ed economia. «Sarebbe sconsiderato qualsiasi tentativo di fare deragliare un governo che, grazie a Mario Draghi, gode in Europa di prestigio e autorevolezza», è il monito di Spada. Apprezzamento anche per i partiti — maggioranza e opposizione — ma solo nella misura in cui sono così «responsabili» da non ostacolare l’esecutivo.

L’assemblea si è tenuta nel giorno in cui è venuto meno il blocco dei licenziamenti. Secondo Spada questo non comporterà alcuna emergenza. Piuttosto si prevedono 130 mila assunzioni difficili da fare, per questo la richiesta è un più forte potenziamento degli Its rispetto a quanto stabilito dal Pnrr. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, trattenuto a Roma, non ha potuto chiudere i lavori. Ma da Frosinone ha rivendicato l’avviso comune appena firmato con i sindacati sui licenziamenti come l’antipasto di un possibile «patto per l’Italia» più volte auspicato da viale dell’Astronomia. Prossimo terreno di prova: la riforma degli ammortizzatori sociali.

Tornando ad Assolombarda, Spada ha rivendicato la capacità della macro area metropolitana di Milano di tenere il passo dei maggiori distretti industriali europei. È emersa però anche l’esigenza di una rigenerazione profonda per Milano, costretta a rivedere il modello di sviluppo. L’approdo non è chiaro. Come ha detto il sindaco Beppe Sala, «non c’è una strada sola ma intendiamoci su quale sia la più adatta per noi».

Per le imprese Spada ha chiesto interventi ben precisi. Primo: abolizione dell’Irap e introduzione del carry back, la possibilità di utilizzare le perdite di un anno per compensare gli utili del precedente. Secondo: possibilità di allungare i tempi di restituzione dei finanziamenti garantiti dallo Stato. Terzo: possibilità di derogare alle norme del decreto Dignità sui contratti a termine con la contrattazione collettiva. Dal canto suo il ministro dell’Economia vede la possibilità di una crescita del Pil oltre 5% quest’anno. Franco ha confermato ascolto per gli industriali ma ne ha anche ricordato le responsabilità: «Il metro di valutazione della classe dirigente del nostro Paese sarà la capacità di creare le condizioni perché i giovani non abbandonino l’Italia».

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