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«Imprese, più tempo per pagare i debiti, allungare le scadenze»

Troppo debito per superare l’emergenza a causa della pandemia. A tal punto da mettere a rischio i nuovi investimenti produttivi in quasi tutti i settori di industria e servizi. Uno scenario preoccupante che il Centro studi di Confindustria mette in evidenza con i numeri, calcolando il peso del debito e il cash flow generato dal sistema imprenditoriale (i ricavi meno i costi operativi correnti). Se lo si misura in anni di cash flow, il peso del debito nella manifattura raddoppia, passando a 5,4 anni del 2021, contro il 2,2 del 2019. Nei servizi si passa dai meno di 2 anni del periodo pre crisi a quasi 4 nel 2021, dopo l’11,2 del 2020. Occorrono, dice il Csc, interventi da parte del governo e delle autorità Ue per rafforzare la situazione la situazione finanziaria delle imprese, a partire dall’allungamento del debito.

Nel 2020, dice il Csc, il credito bancario alle imprese italiane ha avuto un balzo in avanti, +7,4% annuo ad ottobre rispetto al 2019, sulla spinta dei prestiti emergenziali con garanzie pubbliche, arrivati oggi a circa 150 miliardi di euro. Uno strumento necessario ad arginare la crisi di liquidità delle aziende, a causa del crollo dei fatturati dovuto al lockdown e alle altre misure restrittive.

Di conseguenza il debito è cresciuto troppo: misurandolo in anni di cash flow generato dalle imprese emerge dai dati che nel totale del manifatturiero il cash flow si è assottigliato a tal punto da diventare negativo, da 81 miliardi del 2019 (82 nel 2018) a –4 miliardi del 2020 per poi risalire nel 2021 ma a livelli inferiori rispetto al 2019. Due anni fa, quindi, lo stock del debito poteva essere ripagato (ipotizzando di destinare a ciò tutto il cash flow) con poco più di 2 anni di risorse generate, con un onere di interessi contenuto rispetto alle risorse interne, 4,4 per cento. Nel 2020, spiega il Csc, nei settori industriali in cui il cash flow è stimato negativo, non è nemmeno possibile calcolare in modo aritmetico quanti anni di risorse generate internamente servirebbero a ripagare il debito. Nel 2021 il cash flow tornerebbe positivo nella manifattura, 42 miliardi, e in quasi tutti i settori. Ma la situazione resterebbe pesante, nonostante l’aumento del fatturato, che nell’industria è previsto +9,8% in media: l’onere per interessi si attesterebbe al 10% del cash flow, rispetto al 4,4 del pre-crisi ed occorrerebbero 5,4 anni di cash flow nel manifatturiero per ripagare il debito. Una situazione critica anche nei servizi, specie nel commercio e turismo.

Considerati questi numeri per il Csc sono necessari una serie di interventi per rafforzare la situazione finanziaria delle imprese: allungare la durata dei debiti contratti nel 2020, per spingere gli investimenti. Un sollievo finanziario per tutte le aziende, a partire dalle pmi che sono dovute ricorrere a più debito per far fronte ad una crisi senza precedenti. Non solo chi ha avuto cali di fatturato rilevanti o abbia contratto finanziamenti più ridotti.

Inoltre, per rilanciare il sistema produttivo è una «priorità» sostenere la crescita dimensionale delle imprese e il riequilibrio della loro struttura finanziaria, con una maggiore patrimonializzazione e diversificando le fonti di finanziamento alternative al credito bancario. Una particolare attenzione va data alle pmi e alle midcap con semplificazioni normative e misure sia di natura fiscale sia per favorire private equity, venture capital e quotazione. Serve un’azione del governo: gli interventi realizzati nel 2020 e quelli della manovra sono «incompleti», specie per pmi e midcap, devono essere rafforzati. E’ una questione strutturale da inserire nel PNRR.

Tornando ai dati, nell’industria la situazione appare diversificata, con alcuni settori che non hanno avuto cali del flusso delle risorse interne, come alimentare e farmaceutico, altri invece che nel 2020 hanno cash flow negativo, come mezzi di trasporto, macchinari, metallurgia. Nelle costruzioni il cash flow si dimezza, ma resta su valori positivi, da 24 a 12 miliardi. Nei servizi la riduzione del cash flow è molto marcata, da 162,5 del 2019 a 32 miliardi nel 2020. L’andamento è molto diversificato nel comparto: il valore minimo si ha nell’alloggio e ristorazione, con -10,5, a causa del calo del turismo. La caduta più profonda si ha nel commercio passato da 48, 3 a -9,4 miliardi.

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