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Imprese più ottimiste, come prima della crisi

I mercati restano sereni, la fiducia dei consumatori e delle imprese migliora e torna ai livelli precedenti la crisi. Anche nelle attese degli operatori economici il 2015 si profila sempre più come l’anno di uscita dalla crisi e del ritorno alla crescita dell’economia, che continuerà ad essere il principale obiettivo della politica economica e di bilancio del governo. Il Documento di economia e finanza, che sarà approvato subito dopo Pasqua, dovrebbe confermare nella sostanza gli interventi previsti per il 2016, con una riduzione del deficit pubblico dal 3 al 2,6% del prodotto interno lordo (poco più alto del 2,5% concordato a ottobre con la Ue), ma un arrivo più lento e progressivo al pareggio strutturale di bilancio, oggi fissato nel 2017. 
La preoccupazione del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia è quella di non soffocare sul nascere la ripresa dell’economia, tornata a crescere dopo otto anni di caduta del Pil. Il quadro macroeconomico esterno è positivo, con il differenziale sui tassi di interesse tedeschi che si mantiene stabile sui 110 punti base, mentre sul fronte interno le aspettative degli operatori continuano a migliorare. Secondo l’Istat, a marzo, il clima di fiducia delle imprese ha fatto un balzo ed è salito al livello massimo dal luglio del 2008, mentre le aspettative dei consumatori sono migliorate ancor di più, tornando addirittura ai livelli del maggio 2002.
Il miglioramento della congiuntura e la minor spesa per interessi che si profila (circa 5 miliardi l’anno), rendono i conti del 2016 meno difficili da affrontare. La prima cosa da fare è disinnescare gli aumenti dell’Iva che scatterebbero dal primo gennaio, e che valgono 16 miliardi per il 2016. In parte sarebbero finanziati lasciando scivolare leggermente il deficit, in parte con la minor spesa sul debito, ma soprattutto con una nuova tornata di spending review . Nel mirino ci sono i sussidi alle imprese e anche le tax expenditures , oltre ai ministeri, ferrovie, autotrasporto, trasporto pubblico locale.
L’obiettivo dei tagli di spesa, però, sarebbe spalmato su più anni, e la stessa spending review sarebbe più progressiva (e forse credibile). Gli obiettivi di bilancio per gli anni successivi al 2016 (oggi vedono il deficit all’1,5% e allo 0,7% l’anno successivo) potrebbero dunque essere rivisti al rialzo e i tempi per il pareggio strutturale allungati ancora un po’.
La precondizione di tutto, però, è la tenuta dei conti di quest’anno. Ci sono rischi concreti per i 2 miliardi di maggiori incassi previsti dai giochi, per i 700 milioni dall’asta delle frequenze tv, per l’efficacia dei tagli degli enti locali (che giusto ieri hanno consegnato i loro piani al Tesoro), le dismissioni degli immobili della Difesa, gli stessi fondi per la decontribuzione per i nuovi assunti. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha già avvertito il governo del rischio di un possibile sforamento di 400 milioni quest’anno e di un miliardo nel 2016.

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