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A imprese e partite Iva 22 miliardi Debito ai massimi da oltre 100 anni

Il prodotto interno lordo, dopo il -8,9% del 2020, crescerà quest’anno del 4,5%, grazie anche agli aiuti all’economia: quelli già decisi col decreto Sostegni per 32 miliardi e quelli che, alla fine del mese, si aggiungeranno col dl Sostegni bis per 40 miliardi, anche questi finanziati in deficit. Questo il risultato del consiglio dei ministri che ieri ha approvato il Def, Documento di economia e finanza, e la relazione alle Camere per chiedere appunto lo «scostamento di bilancio». Decisione, quest’ultima, che farà impennare il deficit 2021 all’11,8% del Pil, contro il 9,5% del 2020 e l’1,6% del 2019. Anche il debito pubblico, contrariamente a quanto previsto lo scorso autunno dal governo, salirà, sfiorando il 160% del Pil: 159,8%, per la precisione, superando il picco storico del primo dopo-guerra. E proprio ieri Bankitalia ha diffuso l’aggiornamento sul debito pubblico, che lo scorso febbraio ha già raggiunto il record di 2.643 miliardi di euro.

Il governo, spiega il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nell’introduzione al Def, è convinto che «la partita chiave per il nostro Pese si giochi sulla crescita economica». Le politiche di bilancio rimarranno espansive fino a tutto il 2022, saranno neutre nel 2023 e dal 2024 seguiranno «un graduale cammino di consolidamento fiscale e persistente riduzione del rapporto debito/Pil». Nello scenario programmatico, il Pil cresce del 4,8% nel 2022, del 2,6% nel 2023 e dell’1,8% nel 2024. In pratica, in due anni (2021-22) verrebbe recuperato il crollo del 2020. Questo a patto che si esca dalla pandemia. Franco ricorda che «il governo prevede di poter somministrare i vaccini all’80% della popolazione entro l’autunno». Ma nel Def si avverte anche che, nel caso di «scenario avverso» causato da «limitata efficacia dei vaccini contro le varianti del virus», il Pil crescerebbe quest’anno solo del 2,7%.

Per spingere la crescita il governo conta sul decreto Sostegni bis, dove circa 22 miliardi su 40 saranno destinati alle imprese tra nuovi indennizzi, sospensioni fiscali, e misure per la liquidità. Ma il provvedimento, si legge, prorogherà anche «le indennità a favore dei lavoratori stagionali e introdurrà nuove misure a favore dei giovani, ad esempio uno sgravio fiscale sull’accensione dei mutui per l’acquisto della prima casa». Oltre che sul nuovo decreto, il governo fa affidamento sulle risorse Ue del Recovery plan (Pnrr) e del React Eu e sulle risorse aggiuntive che verranno da un Fondo complementare pluriennale (2022-33) del valore complessivo di 72 miliardi, anche questo finanziato in deficit. Con la relazione al Parlamento il governo chiede quindi uno scostamento di bilancio di 40 miliardi per il 2021 e di 6 miliardi medi annui per il periodo 2022-2033. Dei 72 miliardi, 31 serviranno per le opere extra Pnrr, 10 per la Salerno-Reggio Calabria, 15 per il fondo di coesione, 13 per maggiore spesa per interessi, 2,5 per il trascinamento di misure del 2021.

In tutto, si legge nel Def, le risorse del «Pnrr in senso stretto», pari a 193 miliardi fino al 2026, salgono a 237 miliardi, 153,4 dei quali saranno utilizzati per «nuove iniziative» e il resto per sostituire finanziamenti nazionali. Il 40% delle risorse del Pnrr andrà al Sud, ha detto ieri la ministra per il Mezzogiorno, Mara Carfagna, soddisfatta di aver ottenuto un netto aumento rispetto alla quota del 34% inizialmente prevista. Il 40%, secondo Carfagna, potrà anche salire se ci sarà maggiore capacità di assorbire certe misure, come il superbonus del 110%. Infine, col dl Sostegni bis potrebbe arrivare anche la proroga del regime di emergenza dello smart working. Ieri intanto in commissione alla Camera è stato approvato un emendamento al decreto covid che riconosce il «diritto alla disconnessione» per chi lavora da remoto, senza che ciò comporti riduzioni della retribuzione.

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