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Imprese nel mondo, raddoppio in 5 anni

La crisi economica morde un po’ dappertutto e, dopo la perdita del posto di lavoro, sempre più persone si reinventano imprenditori. È il fenomeno più eclatante che vivremo nei prossimi anni dal punto di vista sociale: oggi i lavoratori in proprio nel mondo sono circa 500 milioni, nel 2020 potrebbero raddoppiare a un miliardo.
Al mondo siamo circa 7,2 miliardi di persone. Poco meno della metà – cioè 3,3 miliardi circa, secondo i dati rielaborati dal Cia Fact Book – lavora, il 22,7% nell’industria (751 milioni di occupati nel mondo), il 34,5% nell’agricoltura (1.141 milioni) e il 42,8% nei servizi (1.416 milioni). Poi vi sono 1,85 miliardi di individui con meno di 15 anni, quindi troppo giovani per lavorare, altri 596 milioni di anziani con più di 65 anni (pensionati).
Le contabilità nazionali calcolano poi circa 280 milioni di disoccupati e quasi 500 milioni di imprenditori e lavoratori in proprio. Questi, in futuro, saranno sempre di più, mentre il numero globale degli occupati nell’industria e nell’agricoltura sembra destinato a scendere.
All’appello, per arrivare al numero stimato degli abitanti del mondo, mancano circa 7-800 milioni di persone, fuori dai circuiti economici perché abitano prevalentemente aree periferiche del globo (Africa e Asia), non interessate da censimenti o da registrazioni statistiche.
Comunque il loro numero non cambia i trend principali in atto nella riorganizzazione globale del lavoro. Più rilevante è invece guardare all’evoluzione dell’occupazione, da cui viene una buona indicazione anche per le strategie di investimento industriale e di asset allocation.
Partiamo dall’agricoltura. Secondo i numeri dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), gli occupati globalmente censiti nel comparto sono scesi da 1.056 a 1.001 milioni fra il 2000 e il 2013, ma con alcune eccezioni importanti. Nell’Africa subsahariana, per esempio, l’introduzione di nuove tecnologie irrigue ha migliorato la possibilità di sfruttamento dei terreni agricoli e aumentato il numero degli occupati, dai 148 milioni circa del 2000 agli oltre 202 milioni di oggi. Attualmente il 60% del totale dei terreni seminativi incolti è in Africa, quindi con grandi opportunità per l’investimento di aziende che realizzano infrastrutture (come acquedotti e impianti di depurazione) o che commercializzano macchine, prodotti e servizi legati all’agrobusiness.
Gli occupati nell’industria, sempre secondo l’Ilo, nel 2013 erano 724 milioni contro i 563 del 2000. Nei Paesi occidentali e in Europa sono calati da inizio secolo, però sempre dal 2000 sono aumentati del 40-50% – e qualche volta perfino raddoppiati – nelle aree in via di sviluppo (Estremo Oriente e Sud America), che negli ultimi decenni si sono affermate come le “fabbriche del mondo” e che ora sempre più sono trainate dalla forte domanda domestica.
Gli imprenditori e gli investitori occidentali possono trovare in questo opportunità molto interessanti. Anche perché, considerando il fatto che i trend demografici di aumento della popolazione mondiale sono trainati dalle nazioni emergenti, il fenomeno di crescita di una classe media locale con un buon potere di acquisto continuerà per alcuni decenni.
Il vero boom dell’occupazione è però nel settore servizi, che dal 2000 al 2013 ha aumentato gli addetti su scala planetaria del 40%, da 1.020 a 1.419 milioni di addetti. Dagli anni ’80 si ragiona sul fatto che l’economia globale sarà sempre più basata sui servizi, ma lo sviluppo che c’è stato e le possibilità di ulteriore crescita appaiono ancora davvero straordinarie.
Il focus è soprattutto è sul retail in Africa e sui servizi finanziari in Asia e in Sud America, ma entrambi i settori sono interessanti un po’ dappertutto.
Anche perché, come è confermato dalle proiezioni demografiche, l’aumento dell’occupazione e della forza lavoro nei prossimi decenni si avrà solo nelle nazioni in via di sviluppo (particolarmente Est Asia e Africa), mentre l’Europa è destinata a un inesorabile invecchiamento e gli Stati Uniti hanno di fronte, sia pure in modo molto meno accentuato, un trend simile.
Una cosa interessante, che l’investitore dovrebbe tenere ben presente, è che nelle nazioni in via di sviluppo i sistemi previdenziali sono ancora molto rudimentali mentre la crescita – e il futuro invecchiamento – della popolazione è un dato ineluttabile.
Da qui l’interesse che potrebbe arrivare, per gli investitori occidentali, sul comparto dei servizi finanziari per la costruzione delle pensioni private nelle nazioni emergenti.
Un fenomeno peculiare è infine la prospettiva del raddoppio degli imprenditori su scala mondiale nel giro dei prossimi 5-6 anni. Adesso, secondo le stime di Gem (il più autorevole centro studi mondiale sull’imprenditorialità), le persone che lavorano in proprio nel mondo sono 400-500 milioni e potrebbero arrivare a un miliardo nel 2020.
Certo è un effetto della crisi economica globale, che spinge i senza-lavoro a darsi da fare. Ma sono anche le “intelligenze” più giovani che, soprattutto nei Paesi emergenti, si mettono in gioco per avere un futuro migliore.

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