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Imprese, l’ottimismo perde peso

Decisori finanziari e imprenditori italiani hanno perso ottimismo verso il futuro dell’economia. In particolare i primi, secondo un report di Euler Hermes, sono preoccupati per i mancati pagamenti e si dichiarano tra il «sotto tensione» (32%) allo «spaventato» (23%). Più in generale, stando a un monitoraggio del network di consulenza internazionale Grant Thornton, solo il 23% delle aziende italiane confida nella ripresa (nel mondo la fiducia è scesa al 43%)

Il nuovo report di Euler Hermes. In che modo la crisi provocata dal Covid-19 ha inciso sulla fiducia e sulle priorità dei leader finanziari di Regno Unito, Francia, Germania e Italia? Per rispondere a questa domanda Euler Hermes ha condotto un sondaggio prima e durante la crisi, che ha rivelato questo trend. Se nel periodo pre-crisi i leader finanziari contavano su una crescita del volumi di vendita e dei profitti, dopo lo scoppio dell’epidemia la percentuale di «fiduciosi» è scesa dal 50 al 36%, quella di chi si sente «sotto tensione» è quasi raddoppiata dal 19% al 32%, mentre il numero di coloro che si descrivono «spaventati» è quasi triplicato (dal 9 al 23%).

Anche le priorità di investimento hanno subito uno scossone. La percentuale la cui maggiore preoccupazione è il debito a breve termine, le spese operative quotidiane e la gestione delle grandi scorte è aumentata dal 17 al 30%. La conservazione del capitale circolante è ora la priorità assoluta. Già prima dell’epidemia, i rischi rappresentati dai mancati pagamenti e dalle insolvenze dei clienti erano preponderanti, in quanto interessavano rispettivamente il 47 e il 32% delle imprese rispetto all’anno precedente. Dopo la crisi, le cose si sono aggravate e nel sondaggio di maggio il 65% degli intervistati si è detto colpito dagli effetti dei mancati pagamenti negli ultimi due mesi.

Prima dell’epidemia solo il 44% affermava di sentirsi «perfettamente preparato» ad affrontare gli incidenti di pagamento e solo il 40% diceva la stessa cosa per le «insolvenze dei clienti». Dopo la crisi, questi numeri sono scesi rispettivamente al 31 e 35%, mentre si prevede un aumento delle insolvenze globali di almeno il 35% entro l’orizzonte temporale di fine 2021.

Grant Thornton intravede pessimismo. Sulla scia del peggioramento a livello globale (-16%) anche in Italia, per i primi sei mesi dell’anno, il network di consulenza internazionale indica un deciso calo dell’ottimismo (-10%). Anche in Europa si inasprisce l’ottimismo che, in linea con il dato globale, diminuisce del 16% rispetto al 2° semestre dell’anno, con solo il 29% di imprese positive.

A impensierire gli imprenditori sono i fattori chiave della crescita economica: fatturato, redditività e occupazione. In Italia, il 24% delle aziende si aspetta un aumento dei ricavi nei prossimi 12 mesi (era il 42% nel 2° semestre 2019). Al contrario, il 40% si aspetta una diminuzione. Nella media globale solo il 34% si aspetta un aumento nei ricavi (in calo di 20 punti percentuali rispetto al 2° semestre 2019). In Italia lo scenario di previsione non sembra scoraggiante: il 2,7% di imprese vede gli impatti del Covid come causa di perdita economica superiore al 50%, per l’11,3% rappresenta una perdita tra il 20 e il 29%, mentre la quota maggiore, il 32,7%, si aspetta una perdita minore, compresa tra l’1 e il 9%. Fa ben sperare un 4,7% che immagina un aumento dei ricavi del 10%.

Oltre all’incertezza (quasi 1 su 3 aziende la identifica come un «grave» vincolo, mentre in Italia il dato sale al 68%), tra i fattori più limitanti per la crescita c’è la carenza di ordini (57% delle aziende italiane, che supera di poco il dato globale al 55%; più basso quello europeo al 51%). Il tutto porta a ridurre le intenzioni di investimento: in Italia, diminuisce (-18%) il numero delle imprese che pianificano di investire nella qualità dei prodotti e servizi, con solo il 29% delle imprese che prevede di aumentare le spese in R&S nei prossimi 12 mesi.

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