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Imprese, la velocità è un diritto

Chance per le imprese contro la p.a. lumaca. Non tanto per la possibilità di avere un indennizzo (di valore minimo e con un tetto di 2 mila euro). Quanto per l’effetto deterrente che potrà determinare nei confronti degli uffici pubblici.

Il decreto del «Fare» (dl n. 69 del 21 giugno 2013, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, pubblicata sulla G.U. n. 194 del 20/8/2013) da un lato introduce un istituto sulla carta rivoluzionario (risarcimento per il solo fatto del ritardo, anche in assenza di dolo o colpa della p.a.), ma, dall’altro lato, costruisce un procedimento con molti punti deboli, tali da ridimensionare l’impatto della novità.

Gli indennizzi (che pure sono già qualcosa), infatti, partono in sordina sia perchè interessano solo una parte dell’utenza della pubblica amministrazione (solo le imprese e non i cittadini) sia perchè è una disposizione precaria (destinata a riesame tra un anno e mezzo e con possibilità di cancellazione integrale).

Potrebbe comunque avere successo per gli effetti negativi che determina sul singolo dipendente pubblico, che si vede esposto a sanzioni, nel caso in cui emerga la sua responsabilità nel ritardo.

Insomma si tratta di una norma, i cui effetti positivi non dipendono direttamente dalla sua applicazione, ma paradossalmente dalla sua non applicazione, nel senso che le imprese trarranno maggiore beneficio dal rispetto dei termini di conclusione del procedimento (si spera indotti dalla norma) piuttosto che dalla possibilità di ricevere un indennizzo, prevedibilmente di scarso valore rispetto agli interessi economici in gioco. Peraltro il rodaggio deve iniziare subito, considerato che l’anno e mezzo potrebbe essere un periodo di osservazione relativamente ristretto.

Ma vediamo le novità.

Il principio. L’impresa ha diritto a una rapida risposta alle proprie istanze relative a un procedimento amministrativo. La p.a. deve concludere il procedimento senza lungaggini, accogliendo o respingendo l’istanza, mentre l’inerzia è sanzionata.

Il diritto di avere una risposta tempestiva a prescindere dall’accoglibilità della richiesta, che pure aveva trovato affermazione in qualche sentenza del Consiglio di stato, diventa legge. Tale diritto si traduce per l’impresa nella possibilità di avere risposte in tempi certi sulla possibilità di sviluppo di un progetto o di meritevolezza di un investimento.

Si potrebbe dire che fin qui non c’è nulla di nuovo. In effetti la novità vera sta nell’avere individuato meccanismi sanzionatori, che si presumono tali da assicurare nel maggior numero possibile dei casi l’effettività del principio.

L’indennizzo, per i casi in cui è richiedibile, come spiegano i lavori parlamentari, è per il ritardo determinato dalla pubblica amministrazione di esso responsabile (l’amministrazione che ha dato avvio al procedimento ovvero altra amministrazione che intervenga nel corso del procedimento e che abbia causato il ritardo, ad esempio nel rendere un parere) o dai soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative.

Il decreto precisa che per procedimenti in cui intervengano più amministrazioni, l’istanza per l’indennizzo debba essere presentata all’amministrazione responsabile del procedimento, la quale provvede a trasmetterla al titolare del potere sostitutivo dell’amministrazione responsabile del ritardo.

Durata ragionevole del procedimento. L’impresa, vittima di una lungaggine burocratica, deve, velocemente, attivarsi per chiedere l’indennizzo. In realtà il sollecito dell’impresa, rivolto a un funzionario pubblico appositamente incaricato di gestire le situazioni critiche, ha un doppio oggetto: l’indennizzo, da una parte, e il provvedimento finale dall’altro lato. Dopo il sollecito, che è necessario altrimenti la lungaggine rimane tale e non c’è nessun indennizzo, parte un tempo supplementare per l’ente pubblico, che ha ancora una chance di rimediare al ritardo. Avere il provvedimento (anche negativo) potrebbe essere sempre meglio che avere un indennizzo di scarso valore.

Il sistema è, quindi, orientato a impedire che il fattore tempo diventi una variabile lasciata all’arbitrio della p.a. e, quindi, a introdurre un elemento essenziale del giusto procedimento amministrativo, che deve concludersi in un termine ragionevole.

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