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Imprese italiane più tenaci

Lo stato di salute delle aziende è uno dei principali indicatori del ciclo economico, a maggior ragione per comprendere quali potranno essere le dinamiche occupazionali. A questo proposito c’è da essere ottimisti a leggere i dati dell’ultimo report di Cerved relativo ai default. Tra aprile e giugno il numero di numero di fallimenti, procedure concorsuali e chiusure volontarie d’impresa risulta in forte calo, mettendo a segno il miglioramento più marcato dall’inizio della crisi.

Calo a due cifre per i fallimenti. Tra aprile e giugno le imprese che hanno aperto una procedura fallimentare sono state 3,8 mila, in calo dell’11,3% rispetto allo stesso periodo del 2014. Se si estende il campo di visuale a tutto il primo semestre emerge comunque una situazione di tensione (7,6 mila procedute), per quanto in progressivo calo. Il miglioramento del secondo trimestre riguarda tutte le categorie d’impresa: le società di persone fanno meglio di tutti con l’11,8% di procedure in meno. Più contenuti, ma comunque importanti, i cali relativi alle società organizzate in altre forme giuridiche (-6,6%) e di società di capitale (-6%, ancora sopra il livello 2013). Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved, commenta questi dati come «un ulteriore segnale positivo» sulla ripresa del ciclo economico, che si aggiunge «a quanto stiamo osservando nei pagamenti, divenuti più regolari, nei bilanci migliori e nel ridotto rischio di insolvenza delle Pmi. Se, come ci aspettiamo, questa tendenza proseguirà nei prossimi mesi», aggiunge, «il Paese potrà finalmente incamminarsi verso una condizione di maggiore normalità economica».

La diminuzione del livello dei fallimenti ha coinvolto tutti i macrosettori economici, con alcune differenze. Il calo più marcato si è registrato nelle imprese che operano nella manifattura (-16,4% rispetto ai primi sei mesi del 2014), con il picco maggiore nelle società che producono beni di consumo (-46,4%). A trainare la riduzione dei fallimenti nei servizi sono le società immobiliari (-13,3%) e quelle della filiera informazione-comunicazione.

Quello che invece non si attenua è il divario geografico all’interno del territorio nazionale, anche se con trend difformi rispetto al passato. Le maggiori diminuzioni si registrano nel Nord-Ovest (-11,7%), dove si scende sotto il livello del 2013, e nel Mezzogiorno (-8,9%). I cali più contenuti invece riguardano le regioni del Nord-Est (-3,5%) e nel Centro (-0,4%).

I concordati preventivi perdono quota. Grazie al forte calo registrato dei concordati preventivi, fra aprile e giugno scende del 6,5% (nel confronto annuo) il numero complessivo delle procedure concorsuali non fallimentari. Anche se il miglioramento tende a frenare rispetto a inizio anno, tanto che il bilancio del primo semestre del 2015 risulta migliore dell’analogo periodo del 2014 nella misura del 12,1%. A questo proposito va comunque detto che gli analisti di Cerved si attendono un’accelerazione del calo nei prossimi mesi, considerato che maggio e giugno hanno visto rallentare in maniera decisa i cioè le procedure che permettono di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di presentare il piano di risanamento dell’impresa e accedere al concordato preventivo vero e proprio.

A livello settoriale, il calo è stato più accentuato nelle costruzioni e nell’industria, mentre è risultato più contenuto nel terziario. Quanto alle macro-aree della Penisola, è il Nord-Ovest a registrare la diminuzione più marcata, quasi il 20% delle procedure non fallimentari in meno.

Si resiste in attesa di tempi migliori. Nel corso del secondo trimestre è calato il numero degli imprenditori che ha volontariamente deciso di chiudere la propria attività: il totale è stato di 14mila casi, il 4,7% in meno rispetto alla prima metà del 2014. Anche in questo caso si tratta di una conferma poiché il trend decrescente iniziato quasi due anni fa segnala un miglioramento nelle aspettative di profitto di chi fa impresa. La riduzione è ancora più pronunciata (-15,1%) se si considerano le società di capitale che hanno presentato almeno un bilancio nei tre anni precedenti le procedura, mentre risulta in forte aumento (+49,3%) il numero di liquidazioni di società che, anche se attive, non hanno presentato alcun bilancio nei tre anni precedenti alla chiusura. A livello settoriale l’industria si conferma il settore con il minor numero di liquidazioni e nel quale la diminuzione è maggiore mentre, sul fronte opposto, è ancora il terziario a mostrare il maggior numero di liquidazioni. Dal punto di vista geografico sono le regioni del Centro-Sud a trainare la riduzione: per le regioni del Mezzogiorno il calo rispetto ai primi sei mesi del 2014 è del 18,3%.

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