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Imprese in crisi, spalle al muro

di Marcello Pollio e Pietro Paolo Papaleo

Tra i più rilevanti interventi della manovra correttiva estiva attuata col dl 78/2010 (convertito, con modifiche, nella legge 122/2010) spiccavano le novità in materia di crisi d'impresa (si veda Italia Oggi Sette del 30/8/2010), al fine di agevolare le soluzioni negoziali e l'utilizzo, in particolare, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e della transazione fiscale. L'Agenzia delle entrate, dopo Abi e Assonime, ha fatto il punto sul dl 78/2010 per illustrare le novità sulla crisi d'impresa.

La circolare 4/E/2011, infatti, nel commentare le norme fiscali introdotte dalla manovra, si è soffermata anche sulle modifiche che hanno interessato la legge fallimentare (rd n. 267/1972). Per la verità, l'interesse che la materia suscita negli operatori e nel fisco ha fatto mettere le mani avanti all'Agenzia, che rinvia a un successivo ulteriore approfondimento.

Ma le nuove istruzioni dell'Agenzia delle entrate non prendono ancora atto dell'evoluzione che la giurisprudenza sta consolidando in tema di transazione fiscale. Infatti, la negoziazione con il fisco e gli enti previdenziali è oramai soltanto facoltativa nel concordato preventivo (non obbligatoria come sostiene il fisco) e i contribuenti in crisi accedono alla transazione fiscale se costretti dalla necessità di avere il voto favorevole degli enti creditori o se scelgono di utilizzare un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis lf.

Le nuove disposizioni in materia di procedure concorsuali. L'articolo 48 del dl 78/2010 ha introdotto alcune disposizioni nella legge fallimentare volte a promuovere l'utilizzo dei nuovi istituti per il risanamento delle imprese in crisi: accordi di ristrutturazione dei debiti e concordato preventivo. Eccole in sintesi:

1) prededucibilità della «nuova finanza» e del compenso spettante all'esperto attestatore. Il comma 1 ha previsto, con l'introduzione del nuovo articolo 182-quater della legge fallimentare, la prededucibilità (in caso di successivo fallimento dell'imprenditore che utilizzi un concordato preventivo o un accordo di ristrutturazione) delle seguenti tipologie di crediti: crediti derivanti da finanziamenti effettuati in qualsiasi forma da banche e intermediari finanziari, erogati in esecuzione di un concordato preventivo, ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato (c.d. nuova finanza). Ancora in caso di crediti derivanti da finanziamenti effettuati dai predetti soggetti nella fase che precede il deposito della domanda di ammissione al concordato preventivo o della domanda di omologa dell'accordo di ristrutturazione dei debiti (c.d. finanza ponte). In tali ipotesi, rammenta la circolare 4/E, la prededucibilità è subordinata alla duplice condizione che (I) i finanziamenti erogati siano previsti nel piano di concordato preventivo o nell'accordo di ristrutturazione, e che (II la prededuzione sia espressamente disposta nel decreto di ammissione del concordato preventivo, ovvero nel decreto di omologa dell'accordo di ristrutturazione. Altro esempio riguarda i crediti derivanti da finanziamenti effettuati dai soci, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2467 e 2497-quinquies del codice civile (in punto di postergazione dei finanziamenti erogati dai soci, ovvero da società che esercitano direzione e coordinamento nell'ambito di gruppi d'impresa, in situazione patologiche e di illiquidità dell'impresa finanziata), fino a concorrenza del 80% del loro ammontare.

Infine in caso di compensi spettanti al professionista incaricato di predisporre la relazione che attesta la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, nel caso del concordato preventivo, ovvero la relazione sull'attuabilità dell'accordo, nel caso di accordo di ristrutturazione. A tal fine, deve esservi espressa previsione in tal senso nel decreto di ammissione del concordato preventivo, ovvero nel decreto di omologa dell'accordo di ristrutturazione.

I titolari dei crediti sopra menzionati, prevede la norma, sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze richieste per l'approvazione del concordato, ai sensi dell'art. 177 della legge fallimentare, nonché dal computo della percentuale di crediti, in materia di accordo di ristrutturazione dei debiti, prevista dall'articolo 182-bis, primo e sesto comma della legge fallimentare;

2) integrazione alla disciplina sugli accordi di ristrutturazione. Il comma 2 dell'art. 48 citato ha integrato anche la disciplina degli accordi di ristrutturazione dei debiti, riconoscendo all'imprenditore in crisi (con l'aggiunta di tre ulteriori commi dopo il comma 5 dell'art. 182-bis della legge fallimentare) la possibilità di ottenere dal tribunale competente un decreto che inibisca le azioni esecutive e/o cautelari dei creditori (già) nella fase delle trattative e prima della formalizzazione dell'accordo di ristrutturazione (c.d. «automatica stay», si veda altro articolo in pagina);

3) l'esonero dai reati di bancarotta. Da ultimo, il comma 2-bis ha inserito, tra le norme fallimentari in tema di «reati commessi dal fallito», l'art. 217-bis il quale prevede ora la protezione dai reati penali delle operazioni di risanamento, stabilendo l'esenzione dai reati di bancarotta di cui agli articoli 216, terzo comma (bancarotta fraudolenta), e 217 (bancarotta semplice), in relazione ai pagamenti e alle operazioni compiute in esecuzione di un concordato preventivo, di un accordo di ristrutturazione, ovvero del piano attestato di risanamento di cui all'art. 67, comma 3, lettera d), legge fallimentare. La novità penale fallimentare riverbera, per la verità importati effetti solo proprio per quest'ultimo strumento: il piano attestato di risanamento, giacché nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione è dubbio che abbia apportato effetti reali su quanto già si poteva ipotizzare precedentemente.

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