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Imprese in cerca di regole comuni

di Giovanni Negri

«Le regole non salvano l'anima, servono anche le condotte». E poi, «sicuramente esiste un rischio di iper-regolamentazione, ma c'è soprattutto bisogno di una disciplina omogenea, anche nella finanza, all'interno dell'Unione europea: non è possibile che prodotti finanziari siano considerati tossici in un Paese e non in un altro e possano però circolare poi liberamente». Il presidente di Consob, Giuseppe Vegas, nel suo intervento al convegno della Bocconi «Il giurista, le regole e le imprese», in onore di Piergaetano Marchetti, storico docente dell'università milanese, ha fatto il punto sullo stato del diritto finanziario, non solo italiano, osservando che «non vogliamo difendere l'industria nazionale come bene in sé, ma vorremmo cercare di creare un mercato in cui le opportunità siano uguali per tutti, grandi e piccoli, interni ed esterni. Il fascino dei dieci comandamenti resta – ha sottolineato –, ma forse è più utile differenziare a seconda della realtà. Applicare le stesse regole a grandi e piccoli forse non va sempre bene. Vanno invece favorite le prospettive di crescita».

E per il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, alla prima uscita pubblica, se da una parte va rafforzato il potere delle autorità di vigilanza, dall'altra non si può negare che la magistratura milanese ha fatto abbondantemente la sua parte nel contrasto alla criminalità dei "colletti bianchi". E qui Bruti Liberati ha snocciolato alcune cifre sui processi più glamour del recente passato e del presente (da ultimissimo il verdetto sulla scalata ad Antonveneta di sabato scorso): «Proprio nel procedimento Antonveneta l'attività della procura ha permesso di recuperare 350 milioni ai quali vanno aggiunti i 50 riconosciuti in sede di sentenza. Sono poi state definite ben 64 posizioni grazie ai riti alternativi. Per quanto riguarda Parmalat il processo per aggiottaggio è arrivato anch'esso, sia pure faticosamente, a sentenza, mentre su Bnl bisogna stringere i tempi».

Risultati che permettono al procuratore anche qualche ironia («se dovessimo trasferire un ministero al Nord, allora dovrebbe essere quello della Giustizia»), ma che non possono fare cantare vittoria a una magistratura che deve fare i conti con tempi di prescrizione penalizzanti soprattutto nei processi contro la criminalità economica, vista la complessità delle indagini. Sulla prescrizione, Bruti Liberati ha poi ricordato le difficoltà a fare capire anche in sede europea la particolarità di un sistema che conteggia i temi necessari a fulminare un procedimento anche dopo il rinvio a giudizio. Punto dolente è poi quello degli organici, anche a Milano, con un -10% sul fronte dei pubblici ministeri e un più drammatico -33,5% del personale amministrativo.

 

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