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Imprese, il rischio fallimento vicino ai livelli pre pandemia

Il rimbalzo del Pil superiore alle attese. E poi la ripartenza dei consumi interni, così come dell’export e della produzione industriale. Sono i fattori che spingono Cerved Rating Agency a rivedere le stime sui rischi di fallimento delle imprese, che per la prima volta dall’inizio della pandemia iniziano a ridursi.

La probabilità di default media attesa è del 5,2% a Giugno 2022, non distante dei livelli pre-pandemici e in calo evidente rispetto al dato attuale (5,8%). Così come in riduzione è l’indicazione per fine anno, al 5,7%, tre decimali più in basso della stima precedente.

Determinante per questi risultati è la previsione di un Pil oltre le attese, un progresso che sale al 5% dal 4,2 inizialmente stimato, anche grazie ad esportazioni che sono in crescita non solo rispetto allo scorso anno ma persino nei confronti del 2019, ultimo record assoluto per il made in Italy.

Anche se il livello medio stimato dall’Agenzia è ancora poco oltre i livelli pre-pandemici, la distribuzione dei rating si sposta verso classi meno rischiose, così come migliora la moda (la classe di rating più frequente) e si osserva in parallelo, rispetto alla distribuzione corrente, una maggior concentrazione di rating nelle aree di rischio “sicurezza e solvibilità”.

Per le imprese si prevede dunque un miglioramento delle performance economico-finanziarie, grazie ad una situazione pandemica meno critica e soprattutto alla solida ripartenza dell’economia nazionale e internazionale.

Spinta fondamentale verrà anche dal Pnrr, che nel periodo di analisi considerato dovrebbe veicolare oltre 50 miliardi di Euro a favore di imprese e famiglie secondo le 6 direttrici concordate con l’Europa: Digitalizzazione, Rivoluzione Verde, Mobilità sostenibile, Educazione e Ricerca, Inclusione e Sanità.

Tutto risolto? Nonostante il miglioramento sensibile del quadro economico-sanitario nel nostro Paese, permangono alcuni fattori di rischio che potrebbero rallentare il recupero dell’economia e di conseguenza la ripresa dei conti per le imprese italiane. La sfida al Covid-19 non è di fatto ancora vinta, il pericolo varianti resta infatti uno dei principali fattori da tenere in considerazione. Tuttavia, qualora i numeri della pandemia dovessero tornare a salire in maniera importante, l’Agenzia ritiene che il sistema paese, e in particolare le imprese italiane, in questo anno e mezzo di emergenza abbiano imparato ad adattarsi, sviluppando nuovi modelli di business e soprattutto potendo beneficiare delle importanti misure di sostegni economici concordati con l’Europa e varati dal Governo. In conclusione quindi, le imprese italiane sono ad oggi meglio preparate ad affrontare scenari avversi e quindi nel complesso mostrano un profilo di rischio più favorevole rispetto ad un anno fa. Anche se il quadro globale per le imprese migliora, la dispersione dei risultati tra i settori resta ampia.

Tra i settori a basso rischio si confermano farmaceutica, agroalimentare e Ict, aree che hanno già mostrato una forte resilienza alla crisi Covid, nettamente superiore alla media, e che nei prossimi 12 mesi beneficeranno altresì dell’arrivo dei fondi del Pnrr in materia di digitalizzazione, salute e attenzione alla sostenibilità.

Altri settori che sperimentano una considerevole riduzione della probabilità di default sono quello manifatturiero, in particolare quello legato all’impiantistica, la meccanica di precisione, il settore energy e quello legato ai servizi per le imprese. La forte ripresa dell’economia sarà il principale driver che vedrà questi settori recuperare gran parte del fatturato perso nello scorso anno e un miglioramento dei cash flow dovuti alla solida domanda interna ed estera.

In particolare i settori export driven (ad esempio meccanica o arredo), saranno pronti a rispondere all’aumento della domanda proveniente dall’estero, così come a performare meglio della media è l’area tessile-abbigliamento, dove il default medio probabile scende di oltre mezzo punto. Restano invece ancora nella fascia di rischio più alta quei settori che risultato maggiormente impattati dalla pandemia e che nonostante un parziale recupero mostrano ancora elementi di fragilità. Trasporto (6,1%), Ospitalità e ristorazione (8,8%) e Turismo (10%) mantengono così probabilità di default significativamente superiori alla media. In tutti i settori, ad ogni modo, indipendentemente dal livello di partenza, le prospettive si fanno più rosee: per quanto il turismo resti l’area di maggior rischio, qui il dato migliora di quasi tre punti percentuali.

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