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«Imprese, i pagamenti non pesano sul deficit»

BRUXELLES — I debiti pagati dallo Stato alle imprese — in Italia, gli arretrati vanno dai 70 ai 100 miliardi — potrebbero non essere conteggiati nel computo del deficit pubblico, e dunque sfuggire alla «tagliola» del patto europeo di stabilità e crescita. L’apertura giunge da Bruxelles, proprio nei giorni in cui parte la direttiva Ue che impone ai governi di saldare ogni loro pendenza nell’arco di due anni. In una dichiarazione congiunta riferita quasi solo all’Italia, i due commissari europei e vicepresidenti della Commissione, Antonio Tajani (industria) e Olli Rehn (Affari economici), spiegano che la liquidazione di tutti i debiti pregressi dovuti dalle amministrazioni pubbliche «si rifletterebbe in un corrispondente aumento nel debito pubblico», con le conseguenze del caso; ma che nello stesso tempo, «potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti», nel momento in cui l’Europa valuti la conformità del bilancio di un Paese «con i criteri di deficit e di debito del patto stesso». In altre parole: pagare gli arretrati tanto attesi diverrebbe una spesa giustificata, anche se «una tantum».
I due commissari aggiungono però che, in Italia, «le autorità hanno deciso che le nuove regole» della direttiva Ue sui pagamenti «si applicheranno solo ai contratti conclusi a partire dal primo gennaio 2013», e quindi non a tutto il debito pregresso. La cosa che invece Rehn e Tajani non dicono, ma che si può leggere probabilmente fra le righe, è la conseguenza implicita di tutto ciò: la Commissione europea, che nei casi di «sforamento» apre sempre una procedura d’infrazione contro il Paese sprecone, sarebbe disposta in questi casi a soprassedere. Non manca però, nelle parole dei due commissari, un altro monito all’Italia: la Commissione «accoglierebbe con favore la disponibilità di informazioni più dettagliate ed aggiornate sull’attuale ammontare di tale debito da parte di ogni livello di amministrazione pubblica».
«Il patto di stabilità non è un ostacolo al pagamento una tantum dei debiti pregressi — ha confermato Tajani in una conferenza stampa da Roma— su questo c’è disponibilità della Commissione europea. C’era un dubbio, da ora non c’è più». Anche il primo ministro uscente Mario Monti ha lodato l’apertura di Bruxelles che «permetterà di affrontare più incisivamente» la questione dei debiti.

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