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«Imprese frenate da burocrazia e corruzione»

Troppi adempimenti burocratici, procedure complesse e poco efficienti, giustizia lenta, sistema formativo carente. Una situazione «aggravata» dai fenomeni di corruzione e in più aree anche di criminalità organizzata. Sono ostacoli che pesano sulle imprese italiane, penalizzandone la crescita. Ma non solo: scoraggiano anche gli investimenti esteri in Italia, che restano modesti nel confronto internazionale.
Lo ha ammesso e sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel paragrafo delle Considerazioni finali dedicato all’economia italiana e a come consolidare la ripresa. «Ostacoli all’attività delle imprese e alla loro crescita vengono in Italia, oltre che da limiti di natura finanziaria, soprattutto dal contesto in cui è condotta l’attività economica», sono state le parole di Visco, pronunciate subito dopo aver sollecitato il mondo imprenditoriale a investire di più in innovazione e a crescere. Da una parte lo stimolo a fare di più, dall’altra la consapevolezza degli handicap che gravano sulle imprese e che bisogna rimuovere se vogliamo essere competitivi. «La pubblica amministrazione è arretrata nel confronto internazionale e sulle imprese pesa un sovraccarico di burocrazia» unito all’«instabilità delle norme». Una consapevolezza che ha spinto la Banca d’Italia a dedicare nella Relazione annuale un approfondimento sulla Pa.
Nel discorso di ieri Visco ha sintetizzato alcune valutazioni su ciò che rende difficile il contesto competitivo: «La complessità del quadro normativo, la scarsa efficienza delle procedure e delle azioni delle amministrazioni pubbliche, i ritardi della giustizia, le carenze del sistema dell’istruzione e della formazione frenano lo spostamento di risorse produttive verso le aziende più efficienti, uno dei principali meccanismi alla base della crescita della produttività».
È stata avviata un’azione di riforma, «riconosciuta a livello internazionale». Ma «per non deludere le aspettative di cambiamento occorre allargarne lo spettro e accelerarne l’attuazione». In alcuni casi, ha aggiunto il Governatore, i benefici non sono immediati, ma questo «è un motivo in più per agire». Tanto più che il rinnovamento dell’amministrazione secondo Visco è anche la condizione per quella revisione della spesa pubblica che salvaguardi e potenzi la qualità dei servizi.
Nell’indagine condotta da Bankitalia sulle imprese industriali e dei servizi emerge che quelli di maggiore ostacolo sono gli adempimenti connessi con il rilascio di autorizzazioni e l’elevata instabilità delle norme, percepiti come molto rilevanti dal 55,4 e dal 45,2% delle imprese. Queste percezioni trovano conferma nelle classifiche internazionali: l’Italia figura alla 25° e 22° posizione tra i 28 paesi Ue nella graduatoria degli indicatori “concessione di licenze” ed “efficacia del governo” della Banca mondiale, con il Sud in ritardo del 33% rispetto al Centro Nord. Le stime mostrano che alcune misure adottate in passato per ridurre gli oneri burocratici e semplificare la regolamentazione per l’avvio dell’attività hanno avuto effetti positivi sulla natalità d’impresa.
A pesare è anche la sovrapposizione di competenze tra centro e periferia, che genera incertezza. Il decentramento amministrativo non si è accompagnato a una revisione degli enti territoriali e il disegno di legge di riforma costituzionale in esame al Parlamento, è scritto nella Relazione, non affronta il riparto di competenze sull’affidamento e l’esecuzione dei contratti pubblici e sulla disciplina dei servizi pubblici locali, «ambiti rilevanti per l’economia e che hanno generato incertezza del diritto». Ma sono molti i campi in cui l’Italia è in ritardo: nello sviluppo delle tecnologie web della burocrazia, secondo la classifica della Commissione europea che misura gli sviluppi dell’Agenda digitale Ue, nel 2014 l’Italia occupava la 25° posizione tra i 28 paesi membri.
Quanto alla giustizia la durata dei processi resta molto elevata (anche se dal picco di fine 2009, con oltre 5.700.000 casi, al 30 giugno 2014 ci sia stato un calo del 18% dei procedimenti pendenti): la quota dei procedimenti che giacciono da più di tre anni nei tribunali è pari in media al 28%, con punte positive del 4% e negative del 64 per cento. Secondo il Corruption Perception Index l’Italia è il paese Ue con più elevati livelli di corruzione insieme a Bulgaria, Grecia e Romania.

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