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Imprese fredde sul decreto

di Nicoletta Picchio

Aspettano di conoscere tutti i contenuti del pacchetto crescita, analizzando con attenzione le varie misure che i ministri, ognuno per la sua competenza, stanno annunciando. E intanto accelerano sulla definizione del Manifesto per salvare l'Italia, annunciato da Emma Marcegaglia: ieri c'è stata una riunione nella sede di Confindustria, presente la Marcegaglia e i vertici di Abi, Ania, Alleanza delle coop e Rete Imprese Italia. Oggi si rivedranno, per stringere i tempi: la presentazione è prevista domani, venerdì, nella sede di Rete Imprese Italia, come ha annunciato il suo portavoce, Ivan Malavasi, a riprova della collegialità del progetto.

C'è attesa nel mondo delle imprese per il pacchetto crescita che il governo dovrebbe varare la prossima settimana. Qualcosa sta prendendo forma: per esempio la defiscalizzazione per i privati che investono in infrastrutture, annunciata dal ministro dell'Economia ieri mattina, nell'incontro con le organizzazioni imprenditoriali; il contratto di sviluppo e agevolazioni per l'efficienza energetica da parte del ministro dello Sviluppo.

Il problema numero uno delle misure resta quel costo zero che Giulio Tremonti ha messo come paletto invalicabile. Ma non solo: manca un disegno di riforme strutturali indispensabili per intaccare quei vincoli di vecchia data che frenano lo sviluppo del paese.

È comprensibile, quindi, la sostanziale freddezza che Confindustria, ma non solo, ha manifestato al tavolo di ieri con il governo, concentrato sulla infrastrutture. La Marcegaglia da giorni va ripetendo che non servono misure spot né un restyling delle cose già fatte, ma che bisogna andare alla radice per voltare pagina e riconquistare la credibilità dei mercati.

È sulle riforme, infatti, che punta il Manifesto per salvare l'Italia, ormai agli ultimi ritocchi. Ieri pomeriggio alla riunione c'erano il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, il portavoce della Alleanza per le coop, Luigi Marino, il portavoce di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi, Fabio Cerchiai, presidente dell'Ania. Nella prima mattinata di oggi lavoreranno i tecnici, a seguire si dovrebbe allargare ai vertici. L'intenzione, come ha detto Malavasi uscendo, è di arrivare ad un testo condiviso. I punti in discussione riguardano soprattutto il fisco (Iva e Irap), e le modalità di aumento dell'età pensionabile.

Pensioni, liberalizzazioni, dismissioni del patrimonio pubblico, infrastrutture, riforma del fisco, con anche una patrimoniale (max 1,5 per mille) all'interno di un disegno complessivo di riforma fiscale e di politica industriale, che riduca la pressione fiscale su imprese e lavoratori.

Il mondo delle aziende è disposto a fare la propria parte. E c'è chi ha risposto con i numeri alle parole dette ieri dal senatur Umberto Bossi. «Gli imprenditori sono invecchiati, una volta c'erano quelli che inventavano il lavoro, oggi lo inventano in Cina. Non basta mettere i soldi, servono le idee. Anche la Marcegaglia deve svegliarsi». Gli artigiani di Mestre hanno sottolineato gli oltre 86 miliardi all'anno che le imprese private versano allo Stato, a fronte di circa 12 miliardi tra incentivi, agevolazioni e aiuti vari e il fatto che gli imprenditori italiani danno lavoro al 60% dei lavoratori dipendenti italiani. «Si, è giusto che gli imprenditori, che tutti i giorni combattono con i costi della burocrazia e del fisco, si sveglino: passiamo dalle parole ai fatti», ha commentato il presidente della Confapi, Paolo Galassi, incalzando il governo ad agire.
 

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