Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Imprese e finanza, con gli Esg l’azienda si fa green e sociale

L’«ambiente» è ormai entrato a far parte integrante della vita delle imprese. Con l’acronimo Esg, che sta per Environmental, Social Governance, vengono ricomprese tutte le problematiche ambientali, sociali (come il rispetto dei diritti umani) e di governo aziendale (alla lotta alla corruzione, alla diversificazione di genere ecc.) su cui le attività di impresa devono essere sempre più indirizzate. In linea con i propositi delineati nel Piano d’azione dell’Unione europea del marzo 2018, la Commissione europea ha pubblicato un primo pacchetto di proposte legislative volte a promuovere una «finanza sostenibile», focalizzata a impiegare le risorse finanziarie verso iniziative legate alla protezione dell’ambiente, alla promozione dei diritti umani, all’adozione di pratiche di governance attente a tali problematiche. Temi su cui gli investitori sono pronti a fare battaglia nelle prossime assemblea di bilancio

«Al momento, i regolamenti europei vigenti, il Sfdr (Regolamento 2019/2088, Sustainable finance disclosure regulation) e il regolamento della tassonomia (regolamento Ue 852/2020), si applicano ai partecipanti ai mercati finanziari e ai «consulenti finanziari» (compagnie di assicurazione che offrono prodotti di investimento assicurativo, gestori di fondi di investimento alternativi, enti creditizi che forniscono servizi di gestione di portafogli, enti pensionistici aziendali o professionali, intermediari e consulenti finanziari)», spiega Antonio Di Giorgio partner di Annunziata&Conso.

L’introduzione del pacchetto sta accelerando l’adozione a livello globale degli investimenti Esg. «L’Unione europea si trova ad affrontare in misura sempre maggiore le conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici, dell’esaurimento delle risorse e delle questioni legate alla sostenibilità, rendendo necessari interventi per mobilitare capitali da parte del settore dei servizi finanziari», spiega Di Giorgio. «Per gli operatori la rilevanza delle tematiche Esg cresce parallelamente all’introduzione di nuovi obblighi normativi. In particolare, il Sfdr costituisce per i partecipanti ai mercati finanziari e i consulenti finanziari un importante passo verso un mercato europeo dei prodotti sostenibili. Le imprese dovranno prestare sempre maggiore attenzione alle tematiche Esg se vorranno essere attrattive per gli investitori e i mercati» aggiunge. In Annunziata&Conso è stato creato un team di professionisti integrato di competenze legali, aziendali e di gestione del rischio per analizzare l’impatto dei fattori Esg sui processi e sullo sviluppo dei nuovi prodotti. La normativa richiamata richiede competenze trasversali (identificare anche i fattori di rischio), non solo legali o di natura organizzativa».

«L’Esg è l’evoluzione e l’ampliamento circolare di quei comportamenti virtuosi che erano espressi dalla Corporate Social Responsibility», spiega Luca Arnaboldi, managing partner di Carnelutti Law Firm. «Occorre rivedere le proprie operations in modo rispettoso e attento alle best practices e al sistema valoriale condiviso dalla società (utilizzo consapevole delle risorse naturali e un rispetto sacro per il Pianeta e l’ambiente). Avere un occhio di riguardo per categorie che ancora vivono una situazione di svantaggio attraverso politiche e azioni coraggiose, altruistiche e, alle volte, impopolari. Non ultimo, seguire principi di governance trasparenti, rispettosi del principio di legalità e che promuovano la valorizzazione del potenziale umano, espresso dalla diversità di genere, generazionale, culturale ed etnico-linguistica». Per un’azienda che vuole intraprendere un percorso di sostenibilità, la consulenza di uno studio legale si rivela particolarmente preziosa soprattutto per le attività di assessment iniziali (attuazione dei GRI Standard), dai fondamentali agli specifici – come, per le società quotate, per l’integrazione dei valori Esg nella Corporate Governance o, nel caso degli investitori istituzionali, per le attività di disclosure del loro approccio all’integrazione dei criteri Esg anche ai fini della raccolta del risparmio o di investimenti.

«Un altro aspetto significativo, nelle operazioni straordinarie, è quello della Due Diligence svolta in caso di acquisizione, quando gli investitori sono sensibili anche ai programmi di sostenibilità del target. Altrettanto importante è l’assistenza nella stesura di contratti di lavoro e commerciali che tengano conto della sostenibilità a partire dalla supply chain» aggiunge.

«Il primo equivoco da sciogliere riguarda il fatto che sia tema di interesse generale ma con impatto materiale solo sulle società più grandi. Al contrario, i fattori Esg influenzeranno notevolmente la capacità delle imprese private di accedere alle risorse di cui hanno bisogno (debito o capitale), di usufruire degli incentivi e, in generale, incideranno sul posizionamento di mercato», dice Fabrizio Acerbis, managing partner di PwC TLS Avvocati e Commercialisti.

Rischi diversi, quindi per chi non presti la dovuta attenzione? «Basta leggere le notizie di stampa per trovare conferma dei rischi di natura patrimoniale che le aziende corrono in caso di comunicazione non corretta in questi ambiti. Va ricordato che anche i rischi reputazionali raramente non hanno conseguenze patrimoniali, persino in grado di mettere in forse la continuità aziendale. Nella prossima stagione assembleare l’enfasi sarà ancora data dall’impatto e dalle reazioni delle singole società alla pandemia. Oggi la partita in corso è nella rilettura e nel ridisegno in prospettiva Esg dei modelli industriali e degli assetti organizzativi e di governance. Ciò porta evidentemente a considerare scelte di natura strutturale che vanno ben oltre il bilancio 2020».

Guido Testa, office leader di Orrick Italia, ricorda come gli Esg siano criteri che guidano un’azienda attenta a ridurre le cosiddette esternalità negative. «Le conseguenze derivanti da una comunicazione non corretta attengono a due piani differenti. Da un lato è necessario considerare gli aspetti legali, come la dichiarazione non finanziaria per le quotate, gli artt. 2624 e 2622 del codice civile a proposito di false comunicazioni sociali o anche quelli a presidio della correttezza del bilancio. Caso a parte invece sono le società benefit che devono redigere una relazione sul raggiungimento del beneficio comune. In caso di mancato perseguimento di questo obiettivo è previsto l’intervento da parte dell’Agcm, finalizzato a punire il comportamento identificato come fattispecie di pubblicità ingannevole e pratica commerciale scorretta. Dall’altro lato, le conseguenze incidono più sul piano della credibilità e quindi su quello della reputazione dell’impresa, con il rischio di incappare nel cosiddetto greenwashing».

Sul tema Esg Orrick ha investito. «Per quanto attiene la E, Orrick è molto attivo nel campo della compliance, il tema ambientale è trattato anche sotto questo punto di vista. In ambito finance abbiamo assistito Snam nell’emissione del primo Climate Action bond europeo. Gli aspetti relativi alla G, la governance, attengono ai dipartimenti corporate e di diritto del lavoro. Si pensi qui alle tematiche relative alla remunerazione e alla composizione dei consigli di amministrazione: la consulenza dello studio si evolve al passo coi tempi ad esempio consigliando ai clienti di introdurre meccanismi di incentivazione dei managers collegati al raggiungimento di obbiettivi Esg oltre a prevedere la regolamentazione di flussi informativi (anche non di tipo finanziario) destinati agli investitori e agli stakeholders» chiosa Testa.

Secondo Alessandra Ferroni, partner co-responsabile del dipartimento di diritto del lavoro e componente del team Esg dello studio legale Gianni & Origoni , «l’Esg è un percorso, una filosofia cui le imprese devono – se quotate (attraverso la dichiarazione non finanziaria e l’adeguamento al nuovo Codice di corporate governance) – e in misura crescente dovranno adeguarsi – a prescindere dalle dimensioni e dal settore di attività – per creare valore, più per restare nel mercato globale che per veri e propri obblighi regolamentari o normativi.

Che cosa si intende oggi per valore di un’impresa? La logica del profitto ad ogni costo è tramontata. Ogni realtà rappresentava le proprie pratiche in modo autonomo e ciò non ha reso possibile comparazioni e/o valutazioni su base oggettiva. I criteri Esg sono importanti proprio per questo: definire criteri di misurazione oggettivi e condivisi cui le pratiche ambientali, sociali e di governance possano essere sottoposte. Quanto ai rischi solo per le società regolamentate. La tendenza però è diversa: basti citare la proposta di direttiva approvata dal Parlamento europeo lo scorso 10 marzo, che invita la Commissione a presentare urgentemente un testo di legge che renda vincolante per le imprese (che operano nel mercato europeo) l’attività di due diligence per il rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali. Questa proposta include anche una sezione dedicata al sistema sanzionatorio che uno stato membro dovrebbe adottare (ammende commisurate al fatturato, esclusione dagli appalti pubblici, dagli aiuti di stato). Oggi, la sanzione più severa per chi attua ad es. campagne di greenwashing è una perdita di reputazione difficilmente rimediabile».

Pragmatico Emilio Girino, managing partner di Ghidini, Girino & Associati: «La Environmental, Sustainability Governance è un progetto vasto ed ambizioso: una declinazione più puntuale del vecchio principio di responsabilità sociale d’impresa. Sono pilastri del Recovery Fund, dunque non ci sono destinatari specifici o settoriali, la portata è tendenzialmente ecumenica. Per le imprese hanno una rilevanza notevole. Sia in termini di immagine che di beneficio dei fondi del Recovery. Per ora l’attenzione si sta concentrando molto sul versante green anche se l’ampiezza del progetto dovrebbe spingere a ripensare radicalmente gli schemi gestionali, ivi incluso il tema delle sperequazioni reddituali. Da alcune settimane stiamo lavorando su un progetto altamente innovativo. Occorre saper orientare il cliente, aiutarlo nel ripensare l’intero impianto legale sotteso a qualsiasi iniziativa Esg e soprattutto assisterlo nella creazione di un sistema di governance del prodotto e di trasparenza della comunicazione oltre che dotarlo di un accurato e solido apparato contrattuale. A parte rischi di distorsione dei meccanismi concorrenziali (spacciare intenzionalmente per Esg ciò che tale non è), ci sono problemi oggettivi, come la carenza di un preciso quadro normativo che indichi i requisiti per poter qualificare come verde l’obbligazione emessa dall’impresa ancora «marrone». Tutti ne parleranno. Vedremo quanti veramente agiranno. Basta che non fiocchino prodotti modaioli…».

Secondo Tessa Lee, co-head dell’Esg Group di Linklaters Italy «la crescente attenzione degli investitori per i fattori Esg come criterio di valutazione degli investimenti sembra sollecitare sempre più le imprese a orientare le proprie decisioni strategiche a medio e lungo termine verso obiettivi di sostenibilità. Analoghe sollecitazioni sorgono dalla crescente attività legislativa a livello dell’Unione Europea e dall’attivismo degli azionisti e degli investitori istituzionali, oltre alla particolare attenzione dei media per le tematiche ambientali e sociali. L’allineamento strategico con gli obiettivi Esg diventa, dunque, sempre più importante per sbloccare nuove opportunità di investimento, rafforzare le relazioni commerciali, sostenere i rendimenti e attrarre e trattenere i talenti. Le società potrebbero cogliere l’occasione per introdurre modifiche alle proprie policy e procedure interne ed eventualmente anche ai propri statuti – così coordinando l’integrazione dei fattori Esg nelle proprie scelte strategiche e/o di investimento – e implementare le previsioni di hard e soft law vigenti. Si pensi, per esempio, all’emblematico «successo sostenibile» dell’ultima versione del Codice di corporate governance, all’obiettivo di sostenibilità della disciplina che promuove l’impegno degli azionisti nel lungo termine di cui alla Shareholders’ Rights Directive II o alla particolare prospettiva dei «rischi di sostenibilità» nell’ambito della rendicontazione non finanziaria, dalla cui applicazione si sta osservando lo sviluppo dell’auspicato processo di integrazione sistematica dell’analisi finanziaria con quella Esg per il tramite del c.d. «bilancio integrato».

Per David Colombini, equity partner di Weigmann Studio Legale, «sono diverse le aziende che richiedono assistenza soprattutto per conseguire il «rating di legalità» previsto dal dm 20/2/2017 n. 57 del Mef-Mise ai fini della concessione di finanziamento da parte delle pubbliche amministrazioni e di un più agevole accesso al credito bancario, nonché per il conseguimento di titolo (e punteggio) nelle gare pubbliche. Sui rischi connessi il tema è spinoso, perché i riferimenti normativi sono fluidi, scarsi o inesistenti Che cosa è etico? Cosa sostenibile? Nei casi più gravi si può ipotizzare il reato di false comunicazioni sociali, qualora le dichiarazioni mendaci siano consapevolmente inserite in nota integrativa al bilancio o in un’altra relazione che lo accompagni, o sia rivolta al pubblico per previsione di legge, determinando un ingiusto profitto; in tale caso i terzi o i soci danneggiati per il repentino crollo di azioni o strumenti finanziari possono agire nei confronti degli organi sociali e (per i terzi) della società. Stesso discorso vale per le società che già oggi sono tenute alla rendicontazione non finanziaria ai sensi del dlgs 254/2016: in tali casi, anche non ricorrendo profili di reato, qualora risultino dichiarazioni colpevolmente inesatte, possono integrarsi nei confronti degli organi sociali i consueti profili delle ordinarie azioni di responsabilità, là dove soci, terzi e la stessa società ne abbiano risentito un danno».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ancora un semestre di transizione per il gruppo Enel. La società leader del settore energia - nonc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo un anno di trattative Unicredit, con accelerazione da pochi attesa, irrompe verso l’acquisiz...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A un certo punto della trattativa a un ministro dei 5 Stelle scappa detto che «qui crolla tutto»....

Oggi sulla stampa