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Imprese, fiducia ai livelli pre-crisi

Nel 2009, momento più cupo della crisi, a lamentarsi della scarsità della domanda era più del 50% delle imprese, percentuale oggi crollata al 18%. È soprattutto qui, nel mercato, e in particolare in quello interno, la spiegazione dei dati Istat di ottobre sulla fiducia di consumatori e imprese, risalita rispettivamente ai massimi da 13 e otto anni. Dal lato manifatturiero, scorrendo le risposte degli imprenditori, si può leggere in controluce il racconto di un’economia che si riprende, con tensioni finanziarie ridotte (solo il 3% delle imprese si dichiara in queste condizioni, la metà rispetto a 12 mesi prima) e miglioramenti diffusi dal lato degli ordini e della produzione. Output che sulla base delle commesse acquisite è garantito per oltre cinque mesi, con un tasso di utilizzo degli impianti che risale ai massimi dal 2007, oltre quota 76%, quasi un punto in più rispetto al secondo trimestre del 2015. Un recupero di “buonumore” che vede nel commercio il suo punto apicale (sei punti in più nell’indice in un solo mese, con una ripresa che coinvolge anche la piccola distribuzione) ma che si estende anche all’industria manifatturiera (indice al top da gennaio 2011) e ai servizi. Clima finalmente più sereno che spinge solo un quarto delle imprese (era un terzo nel 2014) a dichiarare di incontrare ostacoli alla produzione.
Valutazioni qualitative del resto corroborate dalla risalita delle quantità in gioco, con il Centro Studi di Confindustria a stimare per ottobre uno scatto del 3,1% su base annua per la produzione industriale (+0,2% in termini mensili destagionalizzati), dopo un analogo risultato per settembre, in presenza, per entrambi i mesi, di un volume di ordini in crescita tra il 3 e il 4%.
Scenario analogo si registra dal lato delle famiglie, il cui clima di fiducia è in crescita per il terzo mese consecutivo, oltre 15 punti al di sopra del livello di inizio anno. Una ripresa che si estende a quasi tutti gli indicatori, dal clima economico a quello personale, coinvolgendo sia i giudizi che le prospettive sulla situazione economica del Paese, a cui si aggiunge un significativo calo del parametro legato alle attese sulla disoccupazione, unico dato nel “paniere” della fiducia delle famiglie che è bene non vedere mai in crescita.
Numeri che chiaramente piacciono al Governo, con il premier Renzi che registra «per la prima volta dopo anni un cambiamento di clima profondo. Come certifica l’Istat – aggiunge – la fiducia dei consumatori e delle imprese è tornata a livelli pre-crisi: l’Italia ci crede, noi ci siamo». Commenti positivi anche da parte di Confcommercio («non vi sono interruzioni nel processo di consolidamento della ripresa») e Confesercenti («imprese e famiglie cominciano a credere nella ripresa») mentre decisamente diversi sono i toni della Cgil. «La misura di un clima positivo – commenta il segretario generale Susanna Camusso – si vede se cominciano a scendere significativamente la disoccupazione generale e quella giovanile».
Eppure, scorrendo i dati degli ultimi mesi, il cambiamento di umore delle famiglie pare evidente, con un trend che pare consolidarsi. Dodici mesi fa a prevedere un aumento della disoccupazione era il 21% delle famiglie, percentuale oggi crollata al 6%; nell’ottobre del 2014 ad esprimere un giudizio positivo sulla situazione economica del Paese si “azzardavano” solo quattro soggetti su 100, oggi quasi un quarto del campione.

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