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«Imprese familiari in crescita nel mondo»

Le aziende a controllo familiare non sono una rarità e non sono nemmeno in via di estinzione in Europa. Anzi. La percentuale, da Paese a Paese, varia dal 30 al 40% circa e anche a livello mondiale il numero è in incremento rispetto al 2005: si è passati dal 15% al 19% nelle imprese del Fortune Global 500. I dati sono stati presentati ieri da Donato Iacovone, amministratore delegato di EY Italia e EY Mediterranean managing partner, in occasione dell’inaugurazione della nuova cattedra AIdAF-EY in Strategia delle aziende familiari in memoria di Alberto Falck all’Università Bocconi, che avrà come titolare Guido Corbetta.
L’aumento di imprese familiari a livello mondiale è dovuta soprattutto alla crescita di economie emergenti come Cina, India, Brasile e Corea del Sud, dove è la forma prevalente di azienda. In Europa, comunque, le percentuali restano rilevanti: 36,7% in Germania, 36% in Francia, 35,6% in Spagna e 32,9% in Svezia. Supera tutti gli altri paesi l’Italia conil suo 40,7% tra le 300 imprese più grandi del Paese. Un primato interessante, che può rivelarsi una risorsa, ricorda Iacovone, se gli imprenditori sapranno cogliere le sfide dell’internazionalizzazione e della digitalizzazione. «Per l’Italia è necessario fare due tipi di considerazioni. In primo luogo ci sono ancora troppe aziende familiari non internazionalizzate.
La globalizzazione ha accentuato questa debolezza, visto che il confronto avviene a livello mondiale. In Italia solo alcune aziende hanno approfittato dell’opportunità di diventare internazionali, come Luxottica, Autrogrill, De Agostini Gtech. Si tratta di aziende che hanno fatto il salto ed oggi stanno avendo successo nonostante la crisi degli ultimi anni. Per farlo, però, è necessario che gli imprenditori credano nelle aziende e decidano di investire» commenta Iacovone, aggiungendo, poi: «Il secondo tema è quello della digitalizzazione, che sta rivoluzionando molti business. Chi ha compreso il cambiamento per tempo e ha investito in questa direzione, oggi ne raccoglie i frutti. Questo non vale solo per le aziende di grandi dimensioni, ma anche per le Pmi. Chi non lo fa ha una chance in meno. Anche noi in Ey, ad esempio, stiamo sperimentando l’impatto fortissimo che la digitalizzazione può avere su tutti i settori del nostro business».
Le imprese familiari italiane sono pronte per queste sfide? 
Il problema è che i tempi per prendere decisioni sono sempre più brevi. Bisogna avere la capacità di prendere decisioni su dove investire in tempi stretti su mercati sempre più volatili e più competitivi. Questo richiede una capacità manageriale e gestionale, che non sempre le imprese familiari hanno già al loro interno. Però questo è un momento bislacco e come ogni momento storico simile può offrire grande opportunità. Il family business può avere le capacità di cogliere queste opportunità avendo una visione di medio termine più accentuata rispetto alle società non controllate da famiglie.
Qual è la marcia in più di cui si possono dotare le aziende?
A mio avviso bisogna investire nei giovani, noi lo facciamo. E poi bisogna affacciarsi al mondo delle università. Per questo abbiamo deciso di sponsorizzare una cattedra nelle strategie delle aziende familiari. Occorre riavvicinare generazioni, mettere insieme università e imprese, lavorare insieme per capire meglio il mondo dove sta andando e quali sono le opportunità da cogliere. Le stesse università hanno bisogno di dialogare meglio con chi poi assumerà i laureati, in modo da capire quali sono le competenze che dovranno avere i manager del futuro.
In Italia non siamo mai stati molto bravi a fare sistema…
È un momento in cui è necessario accorciare le catene. uesto ritardo in Italia di far sistema non ce lo possiamo più permettere. Proprio per questo stiamo investendo in questo progetto: da una parte AldAf rappresenta il family business, dall’altra le università stanno facendo la loro parte. Qualche anno fa, forse, ci sarebbe stata minor prontezza, ma ora i tempi sono maturi e si può lavorare tutti insieme nella stessa direzione.
È arrivato il momento della ripresa anche in Italia nel 2015?
Oggi c’è una congiuntura favorevole con un andamento dei cambi più favorevole per le esportazioni di prodotti e servizi. Inoltre sicuramente c’è un attivismo sul fronte delle riforme che all’estero ci viene riconosciuto. Non credo però che il 2015 sarà esplosivo, ma potrebbe essere l’anno di svolta soprattutto se si consolidano le riforme e la fiducia nel futuro.

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