Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Imprese e famiglie nel limbo della Brexit

Nei ristoranti italiani di Londra, fra un paio d’anni, i piatti a base di prosciutto di Parma potranno costare il 32% in più, mentre per i cuochi (italiani) che li preparano potrebbe rendersi necessario un permesso per vivere e lavorare in Gran Bretagna. E per i proprietari del locale? «Se il ristorante è gestito da una società inglese, niente cambierà, perché i dividendi agli azionisti stranieri vengono pagati senza tasse extra», garantisce Martin Pugsley, avvocato dello studio legale Delfino Willkie Farr & Gallagher, inglese doc ma vissuto a lungo nel nostro Paese.
Cartoline dalla Gran Bretagna post Brexit: cosa accadrà agli italiani che vivono, studiano o lavorano nel Regno Unito una volta che Londra avrà completato l’iter di divorzio dalla Ue? E cosa aspetta loro, durante questi anni di limbo, minimo due a essere ottimisti?
«Gli italiani che vivono in Inghilterra non hanno nulla da temere, a condizione che valga la reciprocità», ha assicurato martedì scorso a Radio 24 il sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, che lo stesso giorno ha incontrato a Londra il ministro inglese per l’Immigrazione, Robert Goodwill. Lodevole dichiarazione di intenti, dato che le trattative tra Londra e Bruxelles non sono ancora state avviate. La verità, infatti, è che l’incertezza è ancora elevata.
Prendiamo il caso di uno studente universitario italiano: «A oggi – spiega l’avvocato Pugsley – il ministero dell’Istruzione britannico ha dichiarato tasse universitarie e prestiti studenteschi non cambieranno per quanti hanno già iniziato il proprio percorso di studi, per quanti si sono iscritti a settembre e per quanti si immatricoleranno l’autunno prossimo. In tutti e tre i casi la garanzia copre tutta la durata del percorso di studi». Per chi si iscrive da settembre 2018 in avanti, invece, oggi non si può dire quale sarà il regime: il rischio massimo, è giusto ricordarlo, è quello di pagare fino a 36mila sterline di retta all’anno (nel caso di Medicina).
Capitolo esportatori italiani: il dato che il Prosciutto di Parma a Londra possa arrivare a costare di più è dovuto al fatto che, se tra Gran Bretagna e Ue non si riuscirà a raggiungere un accordo bilaterale di libero scambio prima dell’effettiva uscita del Regno Unito dall’Unione, allora i commerci tra i due partner dovranno sottostare alle regole standard della Wto. Il che significa dazi: «Del 39% per i prodotti caseari come il Parmigiano reggiano – esemplifica Pugsley – del 6% nel caso del vino», e così via. Un recente studio pubblicato da Civitas calcola che l’Italia, con un export di circa 22,5 miliardi di euro all’anno verso la Gran Bretagna, potrebbe arrivare a pagare 870 milioni di sterline in dazi, mentre il Regno Unito ne sborserebbe addirittura 5,2 miliardi all’anno per tutte le merci che esporta nella Ue.
Quanto agli italiani che oggi risiedono in Gran Bretagna, secondo l’avvocato Pugsley è ancora troppo presto per dire se a loro continuerà anche in futuro ad applicarsi l’assistenza sanitaria gratuita offerta dal Nhs, o se per i loro figli ci saranno posti disponibili nelle scuole pubbliche (anch’esse gratuite). A rimanere sicuramente invariati saranno i diritti di proprietà, mentre è assai probabile che nulla verrà toccato nemmeno sul fronte della tassazione e dell’accesso ai mutui. Piuttosto, per gli italiani a Londra potrebbe rendersi necessario un permesso di lavoro, sia che vivano là da tempo, sia che vi si trasferiscano dopo Brexit: «Per esempio – ipotizza Pugsley – il governo inglese potrebbe adottare il sistema a punti attualmente in vigore in Australia». Canberra prevede una sponsorship attiva dell’eventuale datore di lavoro, il quale deve farsi carico di una serie di controlli e di una serie di oneri anche economici.
Insomma, tutto sarà più complicato? Per la verità, a oggi un vantaggio, per una fetta di italiani a Londra, potrebbe anche esserci: è quello del diritto al passaporto (e alla cittadinanza) inglese per i bambini nati su suolo britannico da genitori italiani residenti sull’isola. Purché siano nati dopo il 1° gennaio 1983. E purché facciano domanda prima che la Brexit diventi realtà.

Micaela Cappellini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa