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Imprese e famiglie, balzo della fiducia La «pancia del Paese» regge il colpo

La rilevazione mensile dell’Istat sulla fiducia ha fatto segnare a maggio risultati nettamente migliori delle aspettative sia per famiglie sia per le imprese. Nel primo caso da 102,3 si è saliti a 110,6 portando così l’indice ai massimi da gennaio 2020. I consumatori si aspettano un clima economico favorevole al punto che, nonostante nel discorso pubblico occupi molto spazio la querelle governo-sindacati sui licenziamenti, le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione sono scese ai minimi post-Covid. L’indice di fiducia delle imprese è salito per il sesto mese consecutivo da 97,9 a 106,7 e per trovare un valore più elevato bisogna tornare al 2017. Spiccano per ottimismo le imprese edili con 153,9, nuovo massimo da ottobre 2001. In base a questi riscontri Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo prevede che un recupero del morale anche a giugno-luglio, «un rimbalzo del Pil dell’ordine di un punto percentuale nel trimestre in corso» e un’accelerazione «anche molto ampia nel trimestre estivo». Intesa Sanpaolo non esclude un leggero rialzo della previsione sul Pil dell’intero 2021 per il momento attestata al 3,7%.

Ma al di là dei numeri di ieri la tendenza registrata si presta ad alcune considerazioni. La prima riguarda l’abbinata vaccini-ottimismo che fa da preludio immediato a un aumento più che vivace della domanda di consumo in quasi tutti i settori, compresi ovviamente quelli sacrificati dai lockdown. La seconda investe il ruolo della manifattura che avendo garantito il mantenimento del ranking internazionale del Paese anche nei mesi più difficili è pronta per affrontare le trasformazioni (ecologica e digitale) in agenda e forse anche un maggiore livello di integrazione europea. La terza riguarda il terziario che si ripresenterà ai nastri di partenza con un «mutamento di pelle»: non si ricomincerà da dove si era interrotto ma sono destinati a cambiare in fretta protagonisti, investitori e forse modelli di business. Occorrerebbe monitorare questi cambiamenti almeno con la stessa attenzione riservata a improbabili associazioni di protesta di questa o quella micro-categoria.

Infine una considerazione più di fondo: sono diversi i report dell’Istat sulle imprese, le famiglie e la soddisfazione della vita personale (pubblicata quest’ultima mercoledì 26) che restituiscono un’immagine del Paese più consapevole e moderata di quanto la rappresentazione della politica e dei media indichi. La società civile, dall’istituzione-famiglia al terzo settore passando per le fabbriche, ha tenuto e ha saputo metabolizzare una parte consistente del disagio causato dalla pandemia. La famigerata «pancia del Paese», la società dei tanti, che una volta era considerata la zavorra che impediva la modernizzazione italiana in questa inedita circostanza ha fatto da ammortizzatore della crisi seguendo le indicazioni delle autorità e modificando i propri comportamenti laddove necessario. Non era scontato al punto che politica e media fanno finta che non sia avvenuto. C’è sempre una «rivolta sociale» prossima ventura da inseguire.

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