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Imprese e cittadini: il conto salato di adempimenti e obblighi fiscali

Il fisco complicato costa cinque miliardi di euro ogni anno a imprese e cittadini. Il menu è ricco e ben conosciuto dagli addetti ai lavori: comunicazioni, modelli di versamento, dichiarazioni, atti da registrare e documenti da presentare. Nel 2011, solo i canali informatici di Entratel e Fisconline hanno ricevuto più di 87 milioni di documenti; praticamente, due a contribuente. E questo senza considerare le pratiche su carta, tutto sommato ancora molto diffuse.
Azzerare la burocrazia da un giorno all’altro non si può, ma il tema è balzato all’ordine del giorno dopo la lettera inviata la scorsa settimana dal direttore delle Entrate, Attilio Befera, alle associazioni di categoria per aprire una consultazione su 108 adempimenti fiscali. Diteci quanto vi costano, quanto tempo impiegate e come potremmo intervenire, è in sostanza il contenuto del messaggio.
Partendo proprio dalla lista dell’Agenzia, Il Sole 24 Ore del Lunedì ha calcolato il costo singolo e complessivo degli obblighi tributari più frequenti e più diffusi. Il tutto ipotizzando situazioni-tipo – né troppo semplici, né troppo complesse – e considerando soltanto i tempi e i costi necessari per predisporre, compilare e inoltrare la documentazione al fisco.
I costi a forfait
In molti casi individuare il costo connesso a un singolo adempimento è complicato, perché la prassi professionale prevede compensi a forfait che – soprattutto nel caso dei “piccoli” – includono anche la tenuta della contabilità. Il prezzo del singolo modello F24 usato per i versamenti, ad esempio, spesso viene assorbito nell’assistenza fiscale generale. È evidente, però, che la complessità degli adempimenti minori si riflette sul costo totale, aggravando la spesa per i clienti e costringendo i professionisti e i loro collaboratori a un tour de force, in particolare sotto le scadenze.
A questo si aggiungono procedure e prassi amministrative che spesso impongono di recarsi fisicamente in ufficio. Se l’attribuzione del codice fiscale a un neonato è un evento unico (e forse piacevole per i genitori), non così l’obbligo di consegnare a mano il fascicolo con tutta la documentazione in caso di controlli automatizzati. E lo stesso vale per la bollatura dei registri, che vanno prenumerati per pagina e poi portati all’Agenzia per la timbratura, con un’operazione che può richiedere da qualche minuto a qualche giorno. O ancora per la cedolare secca, in cui basta un’opzione disgiunta tra i comproprietari per imporre la presentazione del modello 69 cartaceo al posto del Siria telematico.
Dichiarazioni e successioni
Tra gli adempimenti mappati dall’Agenzia, i più costosi sono le dichiarazioni reddituali, che rappresentano spesso il completamento di un’attività preparatoria che dura un anno intero. Per una società di medie dimensioni il conto può così aggirarsi nell’ordine dei mille euro per Unico, a cui però va aggiunto il corollario pressoché inevitabile degli studi di settore e degli altri modelli dichiarativi, dall’Iva all’Irap. Per le persone fisiche, invece, le successioni sono tra le operazioni più onerose da un punto di vista tariffario. Mentre il peso delle dichiarazioni dei redditi – specialmente per i dipendenti e i pensionati – è meno rilevante che per gli autonomi.
Gli interventi dei mesi scorsi
Le comunicazioni e gli adempimenti, in un certo senso, sono solo la punta dell’iceberg. Sotto il livello dell’acqua resta nascosto un enorme lavoro di preparazione. Optare per il regime della trasparenza, ad esempio, non è complesso in sé, ma richiede una valutazione di convenienza che tenga conto di tutte le variabili.
Dove non si può eliminare tout court l’inoltro dei dati, quindi, le possibilità di una vera semplificazione sono legate a una revisione delle norme sostanziali. Anche per questo sarà decisivo il parere che forniranno le categorie imprenditoriali e professionali.
Tra abolire l’invio o alleggerire le regole sottostanti, c’è anche una terza via. Ed è quella di mantenere l’obbligo fiscale, ma accorpandolo o rendendolo più gestibile: sulla falsariga di quanto accaduto nei mesi scorsi con lo spesometro (per cui sono saltati i limiti delle operazioni tra partite Iva) o con le black list (per cui è stata introdotta una soglia minima al di sotto della quale le transazioni non vanno segnalate).
Le prossime tappe
Entro il 19 ottobre le associazioni sono chiamate a rispondere all’Agenzia. A quel punto, una volta vagliati i suggerimenti, si aprono due scenari (non necessariamente alternativi): le correzioni dettate dalle Entrate in via amministrativa; e un intervento di deregulation, con una norma di legge, magari agganciato al treno della delega fiscale o della legge di stabilità.
In un caso e nell’altro, si tratta di iniziare a intaccare l’iceberg dei cinque miliardi di euro, che rappresentano la base di partenza su cui applicare i tagli. E fanno capire bene quale sia il potenziale in gioco.

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