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Imprese, contratti e bonus sui neoassunti Il governo annuncia il «decreto del fare»

Fisco, occupazione, lavoro, piccole aziende, semplificazione, agenda digitale, accelerazione dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, riduzione degli incentivi per le rinnovabili. Questi i punti principali dentro il “decreto del fare” condiviso dal vertice di maggioranza di ieri e che dovrà vedere la luce prima del Consiglio europeo del 27 giugno. Il premier Enrico Letta ha spiegato l’importanza di questo pacchetto di misure che non solo consentirà all’Italia di avere le carte in regola al vertice di Bruxelles ma servirà a «fronteggiare la crisi e tentare il rilancio». Il blocco dell’aumento dell’Iva, destinato a scattare in “automatico” dal primo di luglio senza un provvedimento ad hoc, non è stato affrontato e comunque non rientra nel “decreto del fare”. Prima bisogna valutare in modo approfondito, a livello politico e tecnico, le risorse necessarie, resta la volontà della maggioranza ma non è facile, vedremo cosa si può fare. Così avrebbe detto il premier a chi insisteva (il Pdl) per inserire l’argomento Iva dentro il provvedimento. I costi per evitare l’arrivo di questo nuovo balzello del resto sono noti: 2 miliardi di euro per il 2013 e 4 all’anno dal 2014 in poi. Il ministro dei Rapporti col Parlamento Dario Franceschini, al termine del vertice di maggioranza, ha poi precisato che sull’Iva «ci lavoreremo, è ancora presto per dare delle risposte perché servono risorse».

La maggioranza si è anche impegnata a portare a casa entro l’estate la prima lettura del disegno di legge sia alla Camera che al Senato delle riforme costituzionali. Il clima, durante la discussione a Palazzo Chigi che ha visto la presenza di tutti i capogruppo di Pd, Pdl e Sc, oltre a tre ministri è stato costruttivo. «Tutti hanno convenuto — ha detto Lorenzo Dellai presidente dei deputati di Scelta Civica — l’importanza di arrivare a un documento unitario, alla costruzione del quale già nei prossimi giorni ogni partito porterà le sue proposte». Il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda ha insistito perché si mettesse subito mano alla legge elettorale, definita una «assoluta emergenza».

A movimentare le acque ci ha pensato il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta che, una volta uscito dal vertice, se l’è presa sia con Letta che con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni colpevoli di un «inaccettabile balletto dell’incertezza su temi fondamentali come l’Imu e l’Iva». Per l’ex ministro le dichiarazioni programmatiche di Letta su cui il Parlamento ha votato la fiducia erano chiare: «Bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa e sull’Iva misure ulteriori dovrebbero essere la rinuncia all’inasprimento dell’Iva». Una interpretazione non condivisa da Palazzo Chigi che ha fatto osservare che sull’Iva il premier non si era impegnato. Renato Brunetta, riferendosi a Saccomanni ha detto che «un ministro tecnico di un governo di coalizione meno parla meglio è». La critica è ispirata alle frasi pronunciate in televisione l’altro giorno dal ministro del Tesoro che, secondo Brunetta, avrebbe confermato «l’intenzione del governo di cancellare l’aumento dell’Iva» per poi aggiungere «ma non mi chieda come intendiamo realizzarlo».

Entrando nel merito delle misure che prenderanno consistenza nei prossimi giorni il ministro per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione Gianpiero D’Alia, intervistato dal Tg4, ha spiegato che «il pacchetto di semplificazioni che è allo studio può significare nel tempo, se attuato da Regioni ed Enti locali, un risparmio per le imprese di circa 8 miliardi di euro, molto di più di una manovra economica».

In serata, alle telecamere del Tg2, il ministro del Tesoro Saccomanni è intervenuto sui temi caldi dell’Iva e dell’Imu rispondendo indirettamente alle osservazioni di Brunetta. Secondo alcuni è suonata come una marcia indietro. «Ci stiamo lavorando — ha precisato — manterremo gli impegni che abbiamo preso sia sul fronte dell’Iva che dell’Imu, ma vogliamo evitare di cadere nell’ottica di dover ogni giorno introdurre una misura nuova perché svaluta tutto quello che è stato fatto finora». «Nessun pericolo, la prossima estate, per il mercato finanziario italiano — ha poi aggiunto il ministro — la volatilità attuale dei mercati non c’entra nulla con la situazione italiana».

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