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Imprese, banche e professionisti: «Subito la proroga del 110%»

È un coro unanime quello che arriva dal mondo delle imprese, del credito, delle professioni tecniche: serve urgentemente, nella legge di bilancio, una norma che proroghi il Superbonus del 110% oltre il termine del 31 dicembre 2021 di altri tre anni, fino al 31 dicembre 2024. È una proroga fondamentale per dare certezza a committenti e operatori ed evitare che si perda una parte consistente del potenziale di investimenti e di crescita economica che l’incentivo può portare. L’allarme è massimo in queste categorie economiche proprio perché nel testo ufficiale della legge di bilancio, inviato mercoledì alla Camera dal governo, la proroga tanto attesa non c’è. Nel governo c’è stato un confronto sul punto, rilanciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, padre della norma che ha istituito il Superbonus. Ma il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha spiegato che la norma sarà finanziata con i fondi del Recovery Plan in corso d’anno.

I primi preoccupati sono, ovviamente, i costruttori. «È fondamentale anzitutto – dice il presidente dell’Ance, Gabriele Buia – far capire perché non basta la soluzione prospettata di finanziare la proroga con i fondi del Recovery Plan in corso d’anno. Se non diamo immediatamente certezza a committenti e operatori che la norma sarà in vigore per un lungo periodo, l’effetto sicuro sarà di bloccare anche gli investimenti che si stanno preparando e programmando. I condomìni non vogliono rischiare di restare senza incentivo e quindi di dover pagare loro le spese sostenute se non riusciranno a concludere e pagare entro il 31 dicembre prossimo i lavori. Lavori complessi, che richiedono certificazioni energetiche, autorizzazioni di pubbliche amministrazioni che oggi lavorano in smart working con ritmi rallentati. Si aggiunga che mancano ancora aspetti attuativi che vanno chiariti». Un punto su cui Buia batte è la «variabile metereologica»: questi lavori «si fanno prevalentemente nella stagione calda e se progetti, decisioni condominiali, autorizzazioni e certificazioni pubbliche non sono pronte per quella stagione, il rischio serio è di scavallare di un anno o di rinunciare proprio. Se non c’è una certezza del quadro di regole un ottimo incentivo, che ci invidia l’Europa per i suoi effetti di contenimento energetico e sostenibilità ambientale, rischia di essere fortemente depotenziato o non decollare proprio».

Concorda in pieno il vicepresidente di Confindustria con delega su credito, finanza e fisco, Emanuele Orsini, che ricorda anche come a rallentare le decisioni oggi c’è l’incertezza creata dalla pandemia e dalle restrizioni che comporta. «Serve estendere fino al 2024 – dice Orsini – i Super Ecobonus e Sismabonus al 110% per dispiegarne al massimo l’impulso all’economia e i conseguenti impatti sull’occupazione. Senza contare – continua Orsini – che dobbiamo consentire anche ai nostri concittadini residenti nelle attuali regioni rosse a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, di poterne usufruire quando le condizioni sanitarie lo permetteranno. Il fattore temporale, poi, è ancora più importante in un settore dove demolizioni e ricostruzioni richiedono tempi lunghi e l’amministrazione pubblica è in difficoltà nel concedere atti amministrativi. Il Superbonus – conclude Orsini – deve diventare lo strumento per rendere il nostro Paese più sostenibile, uno dei driver che ha indicato l’Europa nelle linee guida per accedere ai fondi del Recovery Plan. Per questo dobbiamo ragionare in un’ottica di visione e prevedere che le risorse europee siano destinate anche all’efficientamento energetico».

Sempre nel mondo dell’impresa, anche gli artigiani sono nettamente schierati per la proroga che hanno chiesto con lettere inviate al premier Giuseppe Conte insieme all’Ance.

In prima fila per la proroga anche le banche, che hanno un ruolo fondamentale nelle operazioni di cessione del credito e hanno già messo in campo un grande impegno per favorire l’applicazione della norma. «Per favorire gli interventi di efficientamento energetico e sismico – dice Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi – una chiave di successo delle nuove misure risiede in una loro maggiore stabilità. È necessario rinnovare una stabilizzazione di questi superbonus, estendendone la durata ad annualità successive al 2021».

Anche il mondo assicurativo guarda con favore alla proroga. Lo ha ricordato alla recente assemblea dell’Ania, la presidente Maria Bianca Farina. «Riteniamo opportuno – ha detto – prolungare le recenti misure in materia di Eco e Sismabonus ed estendere queste misure anche al patrimonio immobiliare delle società che gestiscono il risparmio previdenziale, assicurativo e di lungo termine delle famiglie italiane».

Spinta fortissima alla proroga anche dal mondo delle professioni, che sono in prima linea con la progettazione e l’asseverazione dei progetti. Il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Giuseppe Cappochin, ha scritto,a sua volta, al premier domenica scorsa, «a nome dei 154mila iscritti», reclamando una proroga a fine 2025, «da fare entro la fine dell’anno». «Il Superbonus – scrive Cappochin nella lettera – si caratterizza già oggi per una domanda potenziale particolarmente consistente. Occorre sottolineare, tuttavia, che questo auspicato effetto espansivo rischia di essere fortemente ridimensionato a causa del limite temporale della vigenza degli incentivi fiscali. Il termine del 31 dicembre 2021 è troppo ravvicinato per consentire la realizzazione di interventi che richiedono, specie per i condomini di grandi dimensioni, ma non solo, un tempo congruo per valutare la tipologia dei possibili interventi, scegliere tra le diverse opzioni, verificarne la fattibilità, deliberare e affidare la progettazione e la direzione dei lavori». Solo a ottobre – continua Cappochin – sono stati pubblicati i decreti attuativi del ministero dello Sviluppo Economico che «forniscono le indispensabili linee attuative di un processo piuttosto complesso, che presenta ancora diversi dubbi tecnici ed interpretativi, che necessitano di essere celermente risolti per garantire una efficace ed univoca interpretazione delle diverse norme e relative circolari esplicative». Per questo «è realisticamente ipotizzabile che la prima vera fase di test, con un numero consistente di lavori, potrà avere inizio non prima dei mesi di marzo/aprile 2021, a condizione che un numero rilevante di proprietari di immobili decida o deliberi -nel caso di condomini- nel poco tempo che resta alla conclusione del 2020. Appare quindi di tutta evidenza che nella prossima primavera la domanda di interventi sarà enormemente superiore alla capacità delle imprese di costruzione di soddisfarla entro il 31 dicembre 2021».

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