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Imprese in allarme: clausola contro la cessione del credito

Pronte ipotesi di contratto che sterilizzano lo sconto Già tre Ddl in Parlamento

Mentre l’agenzia delle Entrate dà attuazione all’anticipo dello sconto in fattura e i consumatori iniziano a entrare in confidenza con la nuova opportunità, le imprese coinvolte nell’operazione marciano quasi tutte in direzione opposta. Per i fornitori piccoli e medi, infatti, l’anticipo di liquidità che è alla base della cessione dello sconto fiscale non è assolutamente sostenibile.

Circolano, così, stime che ipotizzano scenari devastanti: un artigiano che scegliesse di applicare lo sconto in fattura a tutti i suoi clienti rischierebbe di fallire nel giro di un anno e mezzo. Il nuovo strumento ha, infatti, un effetto valanga. Con il passare degli anni e l’accumularsi dei crediti fiscali, diventa sempre più complesso da gestire e presuppone masse di liquidità che i piccoli imprenditori non possono avere.

Alcune imprese, allora, si stanno già attrezzando per non applicare il meccanismo. Dal momento che la legge consente al cliente di esercitare un’opzione al momento del preventivo, l’idea è inserire nei contratti una clausola che specifica: «Con la presente proposta/offerta la sottoscritta ditta/società dichiara di non essere disponibile ad applicare la nuova e aggiuntiva modalità di fruizione delle agevolazioni fiscali». Il cliente, per parte sua, «dichiara di essere perfettamente consapevole che con l’accettazione della presente proposta/offerta non potrà esercitare tale facoltà di opzione». Sulla praticabilità di questa strada – va detto – non tutti sono d’accordo.

Di certo, resta il problema di uno strumento che mette in difficoltà i piccoli. Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo commenta: «È un ennesimo pasticcio, che sarebbe stato meglio non creare, al quale bisognerà porre rimedio a dicembre con la legge di Bilancio». La soluzione sarebbe «stralciare la norma» oppure – prosegue Orsini – «rendere bancabile il credito, consentendo alle imprese di incassare subito il denaro».

Il provvedimento delle Entrate, secondo il direttore generale di Unicmi (associazione delle industrie di involucro edilizio e serramenti), Pietro Gimelli, «non sposta nulla; è stato fatto un buon lavoro che chiarisce, tra l’altro, come debba esserci un completo accordo con il fornitore. Il problema è la norma: bisognerebbe, almeno sganciare lo sconto in fattura dall’entità della detrazione». In questo modo, sarebbe più facile costruire un’offerta commerciale.

Anche Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, guarda soprattutto alle prossime settimane: «Vediamo come si assesterà il mercato dopo il provvedimento di attuazione. Nel frattempo continuiamo a chiedere lo stralcio della norma, che genera distorsioni importanti. In alternativa, una strada praticabile potrebbe essere quella di consentire un rimborso dei crediti non compensabili».

Dalle parti di Cna, invece, c’è meno soddisfazione sul provvedimento: addirittura, si sta studiando un ricorso amministrativo. Per il resto, dicono dall’associazione, «la nostra posizione è da sempre coerente e lineare: abrogare l’articolo 10 del decreto. In questa battaglia a tutela del sistema delle piccole imprese e della concorrenza abbiamo fatto ricorso all’Antitrust e a Bruxelles. Abbiamo avviato una sottoscrizione di firme che in pochi giorni ha già raggiunto quasi 5mila adesioni».

E contro il provvedimento c’è anche Angaisa, associazione dei distributori idrotermosanitari: «Lo sconto in fattura penalizza gravemente le piccole e medie imprese distributrici e installatrici – commenta il presidente Enrico Celin – avvantaggiando un ristretto gruppo di operatori caratterizzati da una grande forza economica e organizzativa, gli unici che potranno farsi carico degli oneri finanziari direttamente connessi ai nuovi incentivi».

In questo quadro, va considerato anche il fronte parlamentare. Sono già tre i disegni di legge sul tema. Il Movimento 5 Stelle, d’accordo con gli alleati della Lega, chiede due innovazioni con un testo firmato da Stefano Patuanelli: compensazione in tempi rapidissimi per i fornitori e, soprattutto, possibilità di chiedere rimborsi fiscali. Il Pd, con Teresa Bellanova prima firmataria, chiede la cancellazione secca dell’articolo 10: quindi, eliminazione del meccanismo. Forza Italia (Ddl a firma di Roberta Toffanin) punta su una modifica: l’introduzione di un’opzione per cedere lo sconto a banche e intermediari finanziari. I tempi di un Ddl, però, potrebbero essere troppo lunghi.

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