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Imprese, aiuti regionali fino a 800mila euro

ROMA – Sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali o anticipi da rimborsare fino a 800mila euro per impresa con l’addio temporaneo a tutti i limiti fino ad oggi imposti dalle regole comunitarie alla possibilità di erogare aiuti finanziari da parte di regioni e province autonome. A presentare ieri ai governatori il pacchetto di misure messe a punto dal ministro per le Politiche Comunitarie, Enzo Amendola, è stato il suo collega di Governo Francesco Boccia nel corso della cabina di regia con gli enti territoriali, ricordando anche il sostegno alle imprese della pesca (120mila euro di aiuto) e dell’agricoltura (100mila euro). Ma gli enti territoriali potrebbero intervenire con tutto il ventaglio degli aiuti previsti dall’ultima comunicazione Ue sul Temporary Framework, dalle garanzie sui prestiti agli aiuti su misura per la ricerca e lo sviluppo legati all’emergenza Coronavirus. Il nuovo giro di aiuti pubblici alle imprese, che si affianca all’operazione Cdp e agli interventi di rafforzamento patrimoniale delle Pmi annunciate lunedì alla Camera dal ministro dell’Economia Gualtieri, è stato costruito per quello che doveva essere il decreto Aprile. E che invece si sta trasformando nella maxi-manovra di maggio.

Lo stesso negoziato con Bruxelles sugli aiuti di Stato si chiuderà la prossima settimana, spiega il titolare dei conti. Poi arriverà il Dl. Ma sulla sua strada ci sono ancora ostacoli interni alla maggioranza. Che ancora discute su misure chiave per i suoi azionisti come il reddito di emergenza promosso dai Cinque Stelle e il pacchetto famiglia spinto da Italia Viva. Il Rem è ancora in cerca di una quantificazione definitiva proprio perché a monte ci si divide ancora sull’ammontare del bonus e della platea, in particolare per i nuclei familiari con disabili.

Distanze ancora ampie anche sul pacchetto famiglia. Il titolare dell’Economia spinge per utilizzare la leva fiscale, mentre parte dei Democratici sostengono la proposta Delrio di un assegno universale. Ma il campo è occupato anche dalla misura studiata dalla ministra della Famiglia Elena Bonetti (Iv), in cui si prevede un assegno per ogni figlio fino a 14 anni modulato in base all’Isee, da un minimo di 80 euro fino a un massimo di 160 euro con un indicatore economico equivalente fino a 7mila euro. L’impossibilità di arrivare a una quantificazione del bonus e la mancanza di selettività della misura sono i due ostacoli che al momento appaiono difficili da superare. Per chiudere sul pacchetto famiglia ballano ancora i congedi parentali straordinari dove le opzioni vanno da una proroga secca dei quindici giorni già previsti dal Cura Italia a una loro estensione anche fino un mese. Possibilità quest’ultima che deve ancora fare i conti con le risorse disponibili.

Tutto da definire anche il capitolo degli interventi a sostegno dell’editoria. Se il sottosegretario Andrea Martella ha già annunciato un bonus per le edicole maggiormente impegnate per far fronte all’emergenza e alle misure di contenimento, è ancora incerto il destino di un ritorno del credito d’imposta per investimenti pubblicitari, la forfettizzazione delle rese dei giornali come quello del credito d’imposta per la digitalizzazione dei prodotti editoriali.

 

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