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Imprese a caccia di M&A «low cost» e crescita interna

Un’enorme riserva di liquidità da parte delle aziende (7.750 miliardi di dollari fra Europa, Usa e Giappone) e crescenti venti di protezionismo fanno imboccare alle grandi corporation la strada della crescita organica. La ricerca «Strategie di crescita, trarre profitto dall’incertezza» realizzata dallo studio legale Hogan Lovells in collaborazione con il Financial Times e presentata ieri in Borsa Italiana rivela che le imprese, nonostante la crisi, guardano al futuro con cauto ottimismo, anche se nella «nuova normalità» che il mondo del business ha accettato ci sono operazioni di M&A ad un prezzo più contenuto e una più spiccata attenzione verso la crescita per linee interne. Le interviste one-to-one realizzate a 160 top manager rivelano che il 90% delle società si aspetta di crescere organicamente nei prossimi due anni e che, in caso di fusioni e a acquisizioni, il 60% di loro spera di spuntare prezzi relativamente bassi.
È il famoso concetto della crisi che si trasforma in opportunità; eppure, almeno in Italia, trarre profitto dall’incertezza sembra ancora difficile. «Da noi la sfida è più imponente che altrove visto che il 97% delle società fattura meno di 2 milioni di euro. Non si può essere ottimisti senza pensare a una profonda ristrutturazione industriale, ma anche culturale» ha sottolineato un esperto di turnaround come Adriano Bianchi di Alvarez&Marsal. E la necessità di una «ristrutturazione» dell’Italia è emersa chiaramente da tutti gli interventi della tavola rotonda che ha seguito, a Palazzo Mezzanotte, la presentazione della ricerca con Massimo Brunelli di Idea Fimit, Marina Salamon di Altana, Giuseppe Prestia di Chartehouse e Luca Picone di Hogan Lovells. A conclusione il punto di vista di Guido Roberto Vitale, critico, ma anche ottimista sulle prospettive del Paese. «Sono ottimista perché l’Italia non può che recuperare terreno essendo ancora molto indietro rispetto al resto dell’Europa – ha spiegato il presidente di Vitale&Associati –. Abbiamo potenzialità per una decina di punti di Pil solo mettendo ordine in casa nostra. Certo, ci vuole un cambiamento generazionale che insieme all’economia coinvolga anche la politica».

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