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Imprese a caccia di fondi per andare all’estero

Al G20 di Shanghai di fine febbraio si è sentito molto parlare di New Development Bank (Ndb), la cosiddetta Banca dei Brics, e di Aiib, la Banca per le infrastrutture in Asia tanto voluta dalla Cina per sostenere nei fatti la propria politica di “One Belt One Road”. Entrambe le istituzioni hanno nominato un presidente e un board e stanno procedendo all’individuazione dei progetti da finanziare. Ma di concreto ancora non c’è molto: i membri della Ndb hanno versato solo un quinto del capitale sottoscritto e bisognerà aspettare almeno aprile per vedere i primi progetti approdare sul tavolo del management per l’ok definitivo. Quanto all’Aiib, dal quartier generale di Pechino fanno sapere che nonostante la banca sia stata dichiarata operativa dal 16 di gennaio, il budget 2016 non è ancora stato fissato (se non per il 52,4 milioni di dollari necessari alla gestione amministrativa dell’ente), e che i primi progetti verranno sottoposti al board solo nella seconda metà dell’anno.
Per due istituzioni ancora in fieri, però, ce ne sono molte già perfettamente funzionanti e rodate. Sono anch’esse banche multilaterali, ed erogano finanziamenti a tassi migliori di quelli di mercato. Il loro obiettivo è sostenere lo sviluppo economico dei Paesi membri finanziando infrastrutture, impianti energetici, progetti industriali. Ma la buona notizia è che a questo banchetto possono partecipare anche le aziende: o perché sono direttamente titolari di questi progetti, o perché indirettamente si fanno fornitrici degli enti pubblici (municipalità, regioni, ministeri) capofila delle iniziative. In patria, come all’estero.
Chi sono le principali banche multilaterali al mondo? In Europa, per esempio, opera la Bers, che l’anno scorso ha erogato prestiti per 9,4 miliardi di dollari. Quest’anno punta a una performance almeno analoga, anche perché dal 15 gennaio la banca ha accolto a bordo un nuovo membro di tutto rispetto: la Cina. Significa che la Bers sosterrà le aziende cinesi che vogliono investire in Europa, e che quindi è lecito aspettarsi un aumento degli investimenti. Tra i progetti chiave della Bers per il 2016 c’è il finanziamento dell’egiziana Sonker, che contribuirà in maniera significativa alla dotazione di infrastrutture energetiche del Cairo. Ma dati alla mano, gli investitori italiani nelle regioni di pertinenza della Bers sembrano prediligere altri settori (l’industria, il commercio e l’agribusiness) e altri Paesi (la Polonia, la Turchia e la Bulgaria).
Sempre in Europa c’è la Bei, la Banca europea per gli investimenti, che è la più grande istituzione multilaterale al mondo. Soltanto per il 2016, il budget sarà di 71 miliardi di euro. I suoi finanziamenti si rivolgono a tre attori distinti. Vanno alle grandi aziende, come i 300 milioni a Trenitalia, nell’ambito del Piano Juncker, per l’acquisto di 250 carrozze per le linee regionali destinate ai pendolari. Vanno agli enti locali, come nel caso del piano di contrasto al dissesto idrogeologico della Basilicata, e in questo caso le imprese che vogliono entrare nel progetto devono rivolgersi all’ente pubblico che gestisce il bando dell’opera. Infine, possono andare direttamente alle Pmi: per avere i finanziamenti Bei a tasso agevolato (nel 2015, il 38% degli 11 miliardi destinati all’Italia sono andati a oltre 7.200 piccole e medie imprese) le aziende non devono rivolgersi direttamente alla banca europea, ma a uno dei 30 istituti bancari italiani che fungono da intermediari.
Se la Bei è la più grande banca multilaterale in assoluto, tra quanti finanziano esclusivamente il settore privato nei mercati emergenti la regina invece è la International Finance Corporation (Ifc), gruppo Banca Mondiale: 80 miliardi di dollari erogati negli ultimi anni, 18 soltanto nel 2015, e un portfolio di 1,37 miliardi con i partner italiani. Tipicamente, la Ifc eroga finanziamenti tra i 5 e i 100 milioni di dollari a copertura al massimo del 35% dell’intero progetto; per ottenerli, il progetto in questione deve aver sede in un Paese emergente e i suoi azionisti devono essere a maggioranza privata. Con l’Italia l’Ifc ha lavorato tanto a maxiopere – come i 12 impianti eolici realizzati in Brasile dalla Enel Green Power e finanziati con 200 milioni di dollari – quanto a progetti più piccoli, come l’impianto solare Falcon in Giordania finanziato dall’Ifc con 13 milioni e realizzato tra gli altri dalla Seci Energia e dalla Enerray (gruppo Maccaferri).
Aspettando la cinese Aiib, in Asia dal 1966 già opera l’Asian Development Bank, che porta con sé una dotazione di circa 23 miliardi di dollari da spendere. Chi è interessato all’Africa può invece prendere contatti con l’Afdb, che nel 2014 ha finanziato progetti (soprattutto infrastrutture) per 7,3 miliardi di dollari privilegiando la formula della partnership pubblico-privato. Infine, per il Centro e Sud America c’è l’Interamerican development bank, che l’anno scorso ha messo sul piatto finanziamenti per 12 miliardi di dollari.

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