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Imprese a bassa redditività nel mirino

Il fattore tempo non è secondario. In poco più di due ore – mercoledì scorso – le Entrate hanno calato sul tavolo le due carte decisive per la campagna d’autunno della lotta all’evasione: la circolare sul nuovo redditometro (la 24/E) e quella sugli indirizzi operativi per i controlli 2013 (la 25/E).
Il Fisco conferma per quest’anno il numero di controlli eseguiti nel 2012 – oltre 700mila in tutto – ma punta ad aumentarne l’efficacia e le somme accertate. In particolare, sul fronte delle imprese, sotto osservazione ci sono le medie aziende che dichiarano perdite o importi molto bassi rispetto al volume d’affari.
Gli indicatori
Secondo le indicazioni fornite agli uffici – come ricostruito dal Sole 24 Ore del lunedì – la «bassa redditività» prolungata per più anni è l’indizio da cui partire per selezionare i potenziali evasori tra le imprese di medie dimensioni. Un indizio al quale i funzionari delle direzioni provinciali delle Entrate sono chiamati ad aggiungerne altri, come il controllo da parte di persone fisiche e l’erogazione di finanziamenti e apporti di capitale – anche poche migliaia di euro – da parte dei soci. Questi elementi, infatti, potrebbero segnalare profitti in nero intascati dal socio e poi reimmessi in società.
Dagli indizi all’accertamento, però, entra in gioco l’attività dell’ufficio, che dovrà valutare caso per caso quando c’è effettivamente evasione fiscale e quando – invece – i conti aziendali sono il riflesso della crisi economica, che ha eroso i guadagni e costretto i soci a ricapitalizzare.
L’analisi del rischio
Tutta la campagna dei controlli sulle imprese rafforza lo strumento dell’analisi del rischio, per arrivare a una selezione il più possibile mirata dei soggetti da controllare.
Per le medie imprese, i fattori sono divisi in due categorie: rischi generici (valutati direttamente dai funzionari) e rischi specifici (misurati in modo automatico). Nella prima categoria rientra, ad esempio, la presenza di perdite fiscali elevate e protratte nel tempo. O, ancora, l’elevata incidenza di costi derivanti da operazioni con imprese residenti in paradisi fiscali. Tra i rischi specifici, invece, ci sono tra l’altro le operazioni straordinarie (fusioni e scissioni) e il cambio della residenza fiscale.
Le misure per i «piccoli»
Questo non vuol dire che sotto osservazione ci siano solo le medie imprese. Anzi, il maggior numero di accertamenti nei confronti degli operatori economici riguarderà le piccole aziende, gli autonomi e i professionisti, per tenere conto della struttura produttiva italiana. Nel 2012, per avere un termine di riferimento, gli accertamenti su questi soggetti sono stati più di 170mila.
In questo caso, per individuare il nero, il fisco utilizzerà metodi di controllo diversificati in base all’attività svolta dai “piccoli”, utilizzando se del caso le indagini finanziarie e le verifiche sul campo alla ricerca di irregolarità su scontrini e ricevute.
Le verifiche sul campo, tra l’altro, saranno al centro delle verifiche condotte nei prossimi giorni dalle Entrate e dalla Guardia di Finanza tra locali, stabilimenti balneari e strutture ricettive. Una campagna “stagionale” che si ripete ogni anno e che anticiperà idealmente quella degli accertamenti d’ufficio.
Dalle Onlus all’agricoltura
La circolare 25/E detta la linea anche per i controlli nei confronti di altri soggetti oltre alle imprese. Dalle finte Onlus a coloro che beneficiano di altri regimi fiscali agevolati, come ad esempio gli operatori del mondo agricolo e le cooperative.
A chiudere il cerchio saranno poi gli accertamenti nei confronti dei contribuenti persone fisiche, per i quali l’arma in più è rappresentata dal nuovo redditometro. Non è un caso, allora, che le istruzioni sui controlli siano arrivate subito dopo le indicazioni operative sulla versione 2.0 dello strumento.

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