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Impresa individuale esclusa dalla «231»

La raccolta delle principali sentenze di legittimità depositate nel corso dell’anno appena passato mette in evidenza che la responsabilità amministrativa prevista dal Dlgs 231/2001 non si applica alle imprese individuali in quanto è riferita ai soli soggetti collettivi (pronuncia 30085/2012).
La confisca
La rassegna evidenzia poi l’attenzione posta dalla Suprema corte sull’accertamento della sussistenza di gravi indizi di responsabilità dell’ente indagato ai fini dell’adozione di misure cautelari. In particolare questa verifica costituisce un requisito necessario per l’adozione – in base all’articolo 53 del Dlgs 231/2001 – di un provvedimento di sequestro preventivo a carico del medesimo finalizzato alla confisca del profitto del reato presupposto (pronuncia 34505/2012). Lo stesso articolo 53 del Dlgs 231/2001 prevede che quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della responsabilità dell’ente per un illecito amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui si procede, il pubblico ministero può richiedere l’applicazione quale misura cautelare di una delle sanzioni interdittive previste (interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi; divieto di pubblicizzare beni o servizi), presentando al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda. Al posto di tale misura il giudice può nominare un commissario giudiziale .
Sempre a questo proposito, i giudici hanno osservato che la confisca è configurata come sanzione principale, al pari delle sanzioni interdittive, per la cui applicazione è richiesta l’acquisizione di gravi indizi di responsabilità dell’ente.
Va ricordato che nei confronti dell’ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede. Nella circostanza in cui non si possa procedere, la confisca può avere a oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.
Il fallimento
La rassegna, infine, evidenzia l’orientamento maturato in seno alla Cassazione, in base al quale il fallimento di una società non costituisce causa di estinzione dell’illecito previsto dal Dlgs 231/2001 né delle sanzioni irrogate a seguito dell’accertamento della responsabilità da illecito dell’ente. Infatti, in assenza di un’espressa previsione normativa in tal senso, non è possibile ritenere che l’effetto estensivo si produca richiamando per analogia l’articolo 150 del Codice penale in base al quale la morte del reo – avvenuta prima della condanna – estingue il reato.
Secondo l’orientamento espresso dalla Suprema corte nella sentenza 44824/2012, il fallimento della persona giuridica non è equiparabile alla morte della persona fisica, dato che l’apertura della procedura concorsuale non determina la cessazione dell’ente, bensì soltanto il suo assoggettamento alla regole di tale procedura. Di conseguenza il fallimento non costituisce causa di estinzione dell’illecito.

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