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Imprenditrici in preferenziale

Ammontano a oltre 450 milioni di euro le risorse messe a disposizione di professioniste e delle imprese femminili. Le risorse, potranno essere utilizzate per concedere finanziamenti bancari a tasso preferenziale. Dovranno essere finalizzati al sostegno di investimenti, alla nascita di start-up o per immettere liquidità nelle aziende. Questo è reso possibile dal fatto che è diventato operativo il protocollo d’intesa per lo sviluppo e la crescita delle imprese a prevalente partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome. Lo strumento è stato lanciato dall’Abi, in collaborazione con il dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dello sviluppo economico, d’intesa con le associazioni imprenditoriali di categoria maggiormente rappresentative delle imprese. Il protocollo, risalente allo scorso 4 giugno, vede a oggi 10 banche aderenti all’iniziativa e un relativo plafond stanziato di 458 milioni di euro. Le imprese femminili interessate non devono far altro che recarsi presso uno sportello di una delle banche aderenti e richiedere i finanziamenti previsti dal protocollo d’intesa. La documentazione relativa al protocollo è disponibile sul sito internet dell’Abi, www.abi.it, così come l’elenco delle banche convenzionate, tuttora comunque aperto a nuove adesioni.

Accesso consentito anche alle libere professioniste. Il protocollo d’intesa è riservato alle piccole e medie imprese (pmi) a prevalente partecipazione femminile. Per impresa a prevalente partecipazione femminile si intende l’impresa individuale in cui il titolare è una donna, oppure la società di persone nella quale la maggioranza numerica di donne non sia inferiore al 60% dei soci. Inoltre, sono imprese femminili le società di capitali, dove le quote di partecipazione al capitale siano per almeno 2/3 di proprietà di donne e gli organi di amministrazione costituiti per almeno 2/3 da donne, nonché le cooperative nelle quali la maggioranza numerica di donne non sia inferiore al 60% dei soci. Sono parificate alle imprese a prevalente partecipazione femminile anche le lavoratrici autonome, comprese le libere professioniste. Le pmi e le lavoratrici autonome possono operare in qualsiasi settore. I richiedenti non devono avere posizioni debitorie classificate dagli intermediari finanziari come «sofferenze», «partite incagliate», «esposizioni ristrutturate» o «esposizioni scadute/sconfinanti» da oltre 90 giorni, né procedure esecutive in corso.

Previste tre linee di intervento. I finanziamenti del protocollo verranno concessi dalle banche in relazione a tre principali linee d’intervento. Il primo canale di finanziamento si chiama «Investiamo nelle donne» e prevede finanziamenti finalizzati a realizzare nuovi investimenti, materiali o immateriali, per lo sviluppo dell’attività di impresa ovvero della libera professione. Il secondo canale si chiama «Donne in start-up» e concede finanziamenti finalizzati a favorire la costituzione di nuove imprese o l’avvio della libera professione. Infine, la terza e ultima linea è denominata «Donne in ripresa» e riguarda finanziamenti finalizzati a favorire la ripresa delle pmi e delle lavoratrici autonome che, per effetto della crisi, attraversano una momentanea situazione di difficoltà.

Tassi competitivi. I finanziamenti previsti dal protocollo sono concessi dalle banche a condizioni competitive rispetto alla normale offerta in relazione a operazioni simili e con lo stesso grado di rischio. Questo è quanto prevede il testo del protocollo, anche se non viene fissato un esatto coefficiente di riduzione rispetto ai normali tassi di mercato. La quantificazione della riduzione del tasso è quindi lasciata alla discrezionalità della banca. I finanziamenti possono essere comunque assistiti dalla garanzia della sezione speciale «Presidenza del consiglio dei ministri – Dipartimento per le pari opportunità» del Fondo di garanzia per le pmi in favore delle imprese a prevalente partecipazione femminile. Anche questo affiancamento del Fondo di garanzia deve portare a una riduzione del costo del finanziamento.

Possibile sospendere i finanziamenti fino a 12 mesi. Il protocollo prevede anche la possibilità di sospendere il rimborso del capitale dei finanziamenti per un periodo fino a 12 mesi. La sospensione potrà essere richiesta in caso di maternità dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma, grave malattia dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma, ovvero del suo coniuge, o convivente, o dei figli anche adottivi.

Potrà essere richiesta anche in caso di malattia invalidante di un genitore o di un parente o affini entro il terzo grado, conviventi dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma. Per procedere con la sospensione, la banca richiederà un certificato di un medico abilitato all’esercizio della professione e, ove necessario, lo stato di famiglia. La sospensione viene operate tramite la traslazione del piano di ammortamento per un periodo fino a 12 mesi. L’operazione di sospensione non comporta la variazione del tasso di interesse e la banca non può richiedere garanzie aggiuntive. La sospensione può essere richiesta una sola volta nell’intero periodo dell’ammortamento del finanziamento bancario.

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