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Impregilo torna in utile in sei mesi

Chiamatela «Cura Salini». Ma dall’arrivo del costruttore Pietro Salini, non c’è dubbio che Impregilo abbia innestato la marcia spedita. E la semestrale pubblicata ieri mette il timbro ufficiale sulla gestione Salini (ufficiosamente da un anno, ufficialmente dalla primavera scorsa dopo l’Opa): con un portafoglio che trabocca di ordini (oltre 20 miliardi di euro, di cui oltre 6 di nuove acquisizioni) e un sostanzioso utile (133 milioni). Con questi numeri, l’ad Pietro Salini può abbassare la clere e andare in vacanza. Prossimo appuntamento: il 12 settembre quando si terranno, lo stesso giorno, le due assemblee di Salini e Impregilo per votare la fusione che a quel punto sarà definitiva.
Anticipata, la settimana scorsa, dalla commessa monstre in Arabia Saudita (la costruzione della metro di Riyadh, il più grande appalto di un’azienda italiana all’estero), oggi Impregilo si presenta al mercato agli antipodi di un anno fa. Allora il colosso delle grandi opere era in perdita per quasi 30 milioni(dopo una pulizia di bilancio sulla commessa del secondo Canale di Panama costato delle svalutazioni). Sembrano lontano anni luce quei tempi, che hanno coinciso con la battaglia per il controllo con il gruppo Gavio, precedente azionista di controllo. Nel frattempo Salini ha costituito una piattaforma comune Impregilo-Salini per partecipare alle gare, ha poi lanciato un’Opa con cui ha di fatto liquidato il socio-rivale Gavio, assumendo la maggioranza, e ora si appresta a creare una sola società.
Quando a inizio estate fu presentato al mercato il nuovo piano industriale al 2016, alcuni hanno storto il naso: un gruppo da 7,4 miliardi di fatturato nel 2016 e un miliardo di Ebitda sembrava un piano decisamente ambizioso, se non addirittura irrealistico. Ma coi numeri di ieri, Salini ha dimostrato ancora una volta di avere ragione. Le commesse della sola Impregilo, a metà anno, sono più del doppio di quelle stimate per la fine dell’anno. E in più ci sono quelle di Salini che dopo la fusione andranno sommate.
Se è vero che l’ultima riga del semestre tiene anche conto della plusvalenza straordinaria per la vendita di Ecorodovias, i numeri di Impregilo sono però robusti anche a livello di gestione industriale: su un giro di affari di 1,16 miliardi, il risultato operativo è di 99 milioni.
In casa Salini sono rimasti stupiti del “passo” di Impregilo: «Stiamo precorrendo i tempi, è il segnale che la fusione funziona» chiosa Salini. Il solo portafoglio ordini è al di là di ogni più rosea aspettativa e dimostra che Salini era stato prudente nello stilare il piano industriale. Ma è solo l’inizio perché, ha rivelato Salini, Impregilo al momento sta partecipando a gare per un controvalore di 25 miliardi. Difficile immaginare che possa aggiudicarsele tutte, ma il già ricco «backlog» potrebbe rimpolparsi ulteriormente.
C’è poi il nodo del debito, visto che Salini ha speso oltre un miliardo per conquistare Impregilo. A fine giugno Impregilo ha 60 milioni di cassa: a fine anno ce n’erano 567, ma nel frattempo la società ha pagato il jumbo-dividend, una tantum, promesso al mercato (per 600 milioni). E anche incassato 240 milioni per gli impianti Cdr.

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