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Impregilo, sì all’Opa e alla maxi-cedola

«Jumbo-dividend» doveva essere e «jumbo-dividend» sarà. Impregilo si prepara a staccare un maxi-assegno da 600 milioni di euro a favore degli azionisti. Pietro Salini, il costruttore romano salito sul ponte di comando, aveva promesso che se avesse preso il controllo di Impregilo avrebbe distribuito una super-cedola. E ora, dopo aver vinto la battaglia con il rivale Beniamino Gavio, mantiene fede alla parola data un anno fa. Il jackpot annunciato ieri, diviso per le oltre 400 milioni di azioni in circolazione, fa un dividendo di 1,48 euro per ogni titolo e un rendimento del 27% (calcolato dividend yield). Molto di più di quanto si aspettasse il mercato: le attese erano per un dividendo attorno a 1 euro. Si scopre dunque un altro tassello nella tela di Salini ed è pure un tassello cruciale. La cedola è infatti legata a doppio filo con l’imminente Opa che lo stesso Salini, proprietario di un 29%, sta per lanciare su Impregilo (l’ok al prospetto è atteso in settimana). E visto che tra i primi beneficiari del dividendo c’è lo stesso Salini, è chiaro che la cedola è una delle modalità con cui il gruppo finanzierà la scalata: i romani incasserebbero 200 milioni di euro che andranno a ripagare, in parte, i costi della scalata stessa (scalata che in caso di adesioni totali costerebbe la bellezza di 1,2 miliardi). Va riconosciuta a Salini una tenacia non comune nel perseguire il proprio piano: fin dall’inizio ha proposto una fusione tra Salini e Impregilo e ha sempre sostenuto il progetto industriale del campione nazionale costruttore puro (una scelta che va controcorrente rispetto al modello misto, costruttore-concessionario, oggi in voga in Europa). Così, una volta preso il comando di Impregilo dopo aver defenestrato Gavio dal cda, ha venduto la brasiliana Ecorodovias che ha permesso di incassare circa 900 milioni che verranno utilizzati per pagare il dividendo.
È chiaro che se avrà la maggioranza (l’Opa punta a raggiungere almeno il 51% di Impregilo) Salini non avrà più ostacoli per celebrare il matrimonio tra le due aziende (cosa che invece Gavio respinge). E a quel punto Impregilo potrebbe anche dire addio alla Borsa: dipende da che tipo di fusione Salini vorrà eventualmente proporre.
Per ora a Piazza Affari, se si esclude una fiammata a inizio giornata, il titolo è rimasto inchiodato al prezzo d’Opa di 4 euro. La cifra messa sul piatto da Salini è da tutti giudicata molto alta: anche Gavio ha dovuto riconoscerlo. Domenica il cda di Impregilo, che si era riunito per esaminare il bilancio preliminare del 2012 (si veda altro pezzo in pagina) ha dato, all’unanimità, il suo “imprimatur” all’Opa approvandone il prezzo. Che il board alzasse il disco verde era abbastanza scontato: vero è che a votare erano gli indipendenti (Salini si è astenuto per conflitto d’interessi) ma la maggior parte di loro era stata candidata proprio dalla lista Salini. Meno scontato e automatico, invece, che anche da Tortona fossero d’accordo: Giuseppina Capaldo, il rappresentante di Gavio in cda, ha anche lei dato parere favorevole. Se questo significhi che Gavio, col suo 29,9%, è pronto a consegnare le sue azioni a Salini è ancora presto. L’aver alzato il velo sul cedolone offre un elemento in più di valutazione (e che prima mancava), ma non viene ritenuto sufficiente: quello che a Tortona attendono di conoscere è il dettaglio del bilancio Salini (che non essendo quotata non è tenuto a comunicarlo anche se la settimana scorsa ha emesso una sintetica informativa al mercato). Non consegnare i titoli significherebbe rimanere azionisti di una società che con ogni probabilità andrà a confluire con Salini.
Il mercato, a dire il vero, un suo responso l’ha già emesso: per la Borsa Gavio cederà le azioni al rivale e incasserà circa 400 milioni (che porteranno 140 milioni di plusvalenza nelle casse di Igli). Siccome Igli è controllata da Astm, la holding quotata di Gavio, nelle settimane scorse il mercato ha fatto salire Astm equiparando il valore di mercato alla futura liquidità che deterrà.

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