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Impregilo, sì all’offerta di Salini Il gruppo Gavio incassa 450 milioni

Alla fine il gruppo Gavio ha ceduto: non aveva più senso continuare a rimanere dentro Impregilo con il 29,96%, visto che il controllo della società è passato da mesi al gruppo Salini. Così dopo mesi di scontri nelle assemblee e anche nei tribunali, Beniamino Gavio e i manager della holding di Tortona hanno deciso di aderire all’Opa di Salini a 4 euro per azione. Per lasciare mano libera al nuovo socio di controllo, Gavio incasserà 450 milioni di euro consegnando all’offerta in corso il 28% del capitale, con una plusvalenza netta di 68 milioni a livello della capogruppo quotata Astm (Autostrada Torino Milano). Gavio manterrà in Impregilo solo una quota dell’1,99% «a puro titolo di investimento finanziario», attraverso la controllata Igli. Ieri il titolo Astm (chiuso a 9,2 euro, +0,27%) non ha risentito della decisione, che per gli analisti era scontata: piuttosto ora il mercato ipotizza un eventuale dividendo straordinario.
Dal canto suo la società di Pietro Salini può finalmente cantare vittoria e puntare all’obiettivo vero della scalata a Impregilo e, poi, dell’Opa: la fusione tra le due società, fino a questo momento impedita dalla minoranza di blocco rappresentata da Gavio, per creare un campione delle costruzioni generali che possa competere ancora di più a livello internazionale. Ieri Salini si è limitato a poche parole: «Sono contento che le notizie vadano verso la conclusione positiva auspicata. Aspettiamo la fine, ci sono tanti azionisti, attendiamo che tutto si concluda, nel loro interesse. È una delle sfide industriali più importanti, attraverso l’integrazione possono nascere 20 mila posti di lavoro». L’offerta terminerà il 12 aprile: solo allora si saprà se Salini, oggi al 29,84%, avrà raggiunto quel 66% del capitale che rende possibile approvare in assemblea straordinaria la fusione. La parola è nelle mani dei piccoli soci: solo Ubs è al 2%, mentre Amber, che aveva sostenuto Salini, è via via uscito.
Gavio «pur rilevando che il prezzo di offerta si colloca nella parte bassa dei range valutativi» (tra 3,82 e 4,71 euro) espressi dagli advisor Nomura, Mediobanca e Unicredit, ha ritenuto che «non sussistessero più le ragioni strategiche che avevano giustificato nel marzo 2012 l’investimento in Impregilo», ha spiegato. Oltre ad aver perso il controllo del gruppo, il fatto che Impregilo abbia appena venduto la brasiliana Ecorodovias per 925 milioni, rende per Gavio meno interessante il business delle costruzioni, visto che il cuore delle attività del gruppo di Tortona è nelle concessioni.
La famiglia Gavio era entrata nel gruppo Impregilo nel 2005 al fianco della famiglia Rocca (Techint) e della famiglia Benetton (Autostrade) nell’ambito dell’aumento di capitale da 650 milioni di euro del general contractor. A decidere la nuova avventura per il gruppo di Tortona era stato Marcellino Gavio, padre dell’attuale numero uno Beniamino, tramite la holding ArgoFin che nominò in cda il suo braccio destro Bruno Binasco: un’avventura culminata con l’acquisto delle quote dei Ligresti e dei Benetton, e poi nello scontro con Salini.
Ieri il gruppo di concessioni presieduto da Gian Maria Gros Pietro ha comunicato di aver chiuso il bilancio 2012 con un utile di 377,7 milioni, che ha beneficiato anche della cessione della partecipazione nella cilena Autostrade Sud America (per 240,6 milioni pro quota) e dell’adeguamento della quota in Impregilo per 76,1 milioni, scontando invece 42,5 milioni di svalutazioni in Milano Serravalle, Carige e Alitalia. L’Opa, appunto 450 milioni.

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