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Impregilo-Salini vale 3,5 miliardi

Almeno 3,5 miliardi di benefici in cinque anni sul nuovo acquisito per entrambe le società. Sarebbe questo, ossia il conto delle maxi sinergie sui ricavi, il dato più saliente che emergerebbe dalle linee guida dell’accordo strategico tra Impregilio e Salini che verrà presentato al consiglio di amministrazione del general contractor in programma per oggi. Il dato, al momento ancora da approfondire, sarebbe la base di partenza per sviluppare poi nel dettaglio il progetto che dovrebbe legare industrialmente le due società di costruzione. Allo stato, infatti, oltre a un valutazione economica di quelle che potrebbero essere le sinergie sul giro d’affari, sono state definite solo le linee guida del piano. Il timing per il progetto definitivo resta infatti la fine di ottobre. Le linee guida, in ogni caso, oltre a incassare il via libera del board dovranno ricevere anche l’ok del comitato governance e del comitato per le operazioni tra parti correlate. Questo perché l’accordo strategico è evidentemente un’operazione che chiama in causa la disciplina sulle parti correlate considerato che coinvolge due società che hanno lo stesso azionista di controllo, il gruppo Salini, e che al momento sono guidate anche dallo stesso manager, Pietro Salini. Di qui anche la necessità, sottolineata pure da Consob, di definire nell’interno del piano specifiche procedure che evitino potenziali conflitti di interesse. In ragione di questo andranno di fatto disciplinate le modalità di partecipazione alle gare. Difficile da stabilire quale possa essere la soluzione più adeguata ma secondo alcune interpretazioni un’idea potrebbe essere la partecipazione congiunta ai bandi e una successiva spartizione dei lavori secondo modalità che chiameranno in causa l’intervento di specifici comitati.
Insomma, parte il cantiere per provare a dar vita al maxi accordo strategico tra Impregilo e Salini. Un’intesa che ancora non prevede il tassello dell’integrazione. Un passaggio, secondo l’amministratore delegato di entrambi i gruppi, Pietro Salini, che rappresenta comunque «la soluzione finale». Tuttavia, questo primo accordo dovrebbe servire «per eliminare alla radice i potenziali rischi di conflitto di interesse», aveva detto Salini nell’ultima conference call con gli analisti finanziari. Così nell’ultima riunione del cda di Impregilo era iniziata l’analisi dei razionali industriali di questa intesa, che a questo punto verranno esaminati nel dettaglio oggi. A partire evidentemente dal dato chiave sulle sinergie.
Il percorso verso l’accordo resta comunque accidentato. Si sa che l’altro socio rilevante, ossia il gruppo Gavio, non vede di buon occhio l’intesa. Convinto che possa togliere spazio di crescita a Impregilo più che promuoverne lo sviluppo. Anche per questo con i propri legali sta valutando se esistono i margini per chiedere che il sigillo finale all’operazione venga messo dall’assemblea dei soci. Una sede, evidentemente, dove il gruppo di Tortona intenderebbe dare battaglia per provare a tornare in sella dopo il ko del luglio scorso.
Intanto, in Borsa il titolo rimane tranquillo. Nell’ultima seduta di Piazza Affari Impregilo ha perso mezzo punto percentuale rimanendo comunque ben sopra quota tre euro: si trova a un prezzo di 3,17 euro, il 12% in meno dei massimi recenti di fine giungo, ma uno speculare 12% in più rispetto ai minimi di inizio mese.

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