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Impregilo, Salini lancia l’Opa a 4 euro

E alla fine arrivò l’Opa su Impregilo. Dopo un anno e mezzo di guerra, Salini lancia la battaglia finale per prendersi tutto il colosso italiano delle costruzioni. Lancia un’offerta totalitaria sul 70% del flottante a 4 euro per azione. Una mossa, finanziata da Natixis e Banca Imi (gruppo Intesa-Sanpaolo) con la consulenza di Rothschild, che costa, sulla carta, fino a 1,1 miliardi di euro e che dovrebbe segnare la fine del braccio di ferro tra Beniamino Gavio, titolare del 29,9% di Impregilo, e Salini che nel giro di un anno e mezzo ha scalato la società e ne ha preso il controllo. Come reagiranno a Tortona? Alzeranno bandiera bianca e usciranno dalla partita? Difficile pensare che Salini, che ha disarcionato Gavio dal cda ma che tecnicamente è il secondo azionista per una manciata di voti (29,8%), lanci un’Opa «al buio» sul mercato. Finora i romani non hanno sbagliato una mossa e non lancerebbero un’offerta assai onerosa se non avessero sondato il terreno. Cosa che però fino a ieri sera non risultava e quindi sarebbe sulla carta «ostile». Salini si è cautelato ponendo una soglia minima del 50%, ma al momento non si capisce cosa succederebbe se Gavio non aderisse. L’Opa costa, e tanto, ma ha due vantaggi: se Gavio consegna i titoli, Salini estromette del tutto l’arcirivale e non deve dividere con il nemico il maxidividendo di Impregilo in arrivo.
Segnali che le cose stessero girando a favore di Salini erano arrivati da alcuni giorni. Sul versante giudiziario Salini nel giro di una settimana ha incassato due vittorie pesanti. Lo spartiacque, però, è stata la vendita di Ecorodovias. Il nuovo anno era iniziato per Impregilo con un tesoretto da circa 800 milioni di euro pronto all’uso, dopo la vendita del 19% di Ecorodovias, la concessionaria carioca di cui Impregilo ha il 29%. Con una maxi-liquidità in cassa (aggiungendo le riserve si arriva a quasi un miliardo), la sensazione è che la vera battaglia sul colosso delle costruzioni era solo sul punto di iniziare. Durante i nove mesi di battaglia tra i due rivali, il gruppo Gavio (storico azionista salito al 29%, ma vistosi detronizzare) e il nuovo arrivato Salini che ha comprato il 29% e con l’appoggio del fondo Amber (ago della bilancia con un 7,5% più un altro 1,5% circa indiretto) ha preso il controllo, lo scenario della scalata con Opa ha animato la Borsa, ma entrambi i contendenti si sono ben guardati dal lanciare un’Opa. Anzi, hanno sempre escluso o smentito ogni ipotesi in tal senso. Ma adesso che la società è super-liquida, Salini lancia l’affondo.
Nella testa di Salini, in realtà, quei soldi dovevano inizialmente servire a pagare la super-cedola promessa al mercato in tempi di campagna elettorale. E proprio la prospettiva del dividendo straordinario, ventilata dai romani, ha ingolosito gli hedge fund come Amber. Ma se Impregilo pagasse un dividendo alle attuali condizioni, Salini dovrebbe spartire la cassa con il nemico Gavio (che incasserebbe la stessa somma di Salini) e, seppure, in misura minore, anche appunto con il fondo americano. Diverso, invece, se Salini prenderà il controllo di maggioranza e poi pagherà una cedola: a quel punto potrebbe usare la cassa medesima per ripagarsi la scalata perché sarà l’azionista unico della società. Pagando un maxi-dividendo a se stesso.
Lo scenario dell’Opa di Salini, infine, disinnesca anche la mina più pericolosa per il gruppo romano, quello della magistratura. Il patron Pietro Salini, più altri manager, e Umberto Mosetti, il pro-console di Amber in Italia, sono finiti sotto indagine per aggiotaggio con il sospetto di un’azione di concerto e un patto occulto tra soci. Se venisse stabilito, scatterebbe un obbligo di Opa. Salini ha sempre dichiarato di aver agito nel pieno rispetto delle regole, ma lanciando lui per primo un’Opa, sortisce anche, indirettamente, l’effetto di dribblare un ipotetico intervento delle autorità. Giocando d’anticipo.

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