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Impregilo, più flottante e un socio

La priorità per la futura Impregilo-Salini è aumentare il flottante. Ne serve almeno il 25%: solo così si può garantire quel minimo di liquidità richiesta dagli investitori istituzionali. E soprattutto solo così Pietro Salini potrà far entrare un investitore estero come socio di minoranza.
A una settimana dall’assemblea che sancirà ufficialmente il matrimonio tra Salini e Impregilo, il management sta studiando l’agenda del 2014. E in cima c’è il ripristino di un flottante adeguato. Il costruttore romano avrebbe in mente un piano in due fasi: primo aumentare il numero di azioni in circolazione. L’obiettivo è di arrivare a un controllo del 75%, con un capitale quotato del 25 per cento. E il mezzo per farlo potrebbe essere quello dell’aumento di capitale. Secondo, aprire il capitale a un investitore estero.
Negli uffici di Salini hanno calcolato che bisognerebbe liberare azioni per un importo di circa 250 milioni di euro: una cifra non enorme, ma comunque in grado di deprimere il titolo. La strada del collocamento in Borsa delle azioni è la più impervia al momento. Per questo Salini si sarebbe orientato all’idea dell’aumento di capitale: una ricapitalizzazione riservata, nuove azioni che non sarebbero sottoscritte dal socio di maggioranza Salini, il quale dunque si diluirà automaticamente. Parte di quelle azioni, per un importo di 30-40 milioni, sarebbero destinate a un singolo investitore, il socio estero più volte ventilato da Salini.
Ieri dagli incontri one to one col mercato che Impregilo ha avuto, nel corso dello Is Day di Borsa, al direttore generale Massimo Ferrari, è arrivata una richiesta univoca e ben precisa da fondi e istituzionali: aumentare il numero di azioni Impregilo quotate. Altrimenti è difficile per un investitore, sia italiano sia estero, poter entrare nell’azionariato. Al momento con una quota sul mercato del 10%, Impregilo è molto illiquida.
Una volta celebrata la fusione, si procederà dunque a intervenire su questo tema. Ma la finanza non è il solo fronte su cui sono impegnati in Impregilo: nel mirino nuovi appalti. Dopo la maxi-commessa in Arabia Saudita, 6 miliardi per costruire la metropolitana della capitale Riyahd, che ha portato il portafoglio ordini a 20 miliardi, il contractor italiano punta a fare il bis sempre in area medio-orientale dove sono in corso gare di grossa entità. Il primo semestre del 2013 ha visto Impregilo tornare all’utile con un robusto profitto di 133 milioni. IN cassa, dopo il jumbo-dividend di 600 milioni e dopo aver incassato 187 milioni dalla cessione dell’ultima tranche del 6,5% di Ecorodovias, c’erano 60,1 milioni.

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