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Impregilo, la Borsa guarda a Gavio

La Borsa sogna la contro-Opa su Impregilo. Il giorno-dopo l’annuncio a sorpresa di un’offerta da 1,1 miliardi del gruppo Salini sul big dele costruzioni, il mercato spera in un rilancio del rivale Gavio. E il titolo vola sopra i 4 euro, quanto Salini ha messo sul piatto per prendersi Impregilo. Con un titolo che vale più dell’Opa (4,02 euro dopo aver toccato 4,05 e un rialzo del 5%, secondo miglior titolo tra le «blue chip»), vuol dire che il mercato scommette (o sarebbe meglio dire spera) su un’offerta concorrente. Ma quello di una nuova battaglia tra Salini e Gavio, stavolta a suon di rilanci, molto probabilmente è destinato a rimanere un miraggio. Se sulla carta una contro-Opa è tecnicamente possibile (se Salini ha finanziato, parte debito parte equity, il suo affondo; lo stesso potrebbe fare Gavio), in pratica è uno scenario ritenuto assai improbabile: «Nessuno è disposto a finanziare una contro-Opa a 4,1-4,2 euro» sosteneva ieri un broker che conosce bene il dossier.
Ma allora chi ha comprato ieri, speculando su scenari da fanta-finanza? Di sicuro non sono stati gli istituzionali italiani ma, secondo quanto riferito da alcuni broker, un gruppo di hedge fund americani, per il tramite, si vocifera, di Citigroup. I classici investitori «event-driven» ossia che cavalcano una situazione, ma senza che ci siano molti fondamentali a supporto. Conferma indiretta ne sia anche il fatto che ieri Astm (Autostrada To-Mi che controlla la holding Igli dove è custodito il 29,9% di Impregilo) è salita a razzo perché il mercato già sconta l’incasso dell’Opa e si è messo a fare due conti. Se Gavio aderisse all’Opa del rivale, che offre al gruppo di Tortona un guadagno di 0,6 euro ad azione, Astm incamererebbe una plusvalenza di circa 150 milioni di euro (al netto del debito di Astm). Col risultato che sarebbe una holding piena di liquidità che capitalizza nemmeno la cassa in pancia. Quindi tutti sono corsi a ricoprirsi per allineare il valore di Astm alla futura cassa.
Come che sia l’esito dell’Opa, e quindi gli scenari futuri di Impregilo, sono in mano a Beniamino Gavio. Per ora a Tortona si trincerano dietro frasi di circostanza e si limitano a dire che stanno valutando il da farsi. Secondo quanto si apprende, è stato convocato, per la prossima settimana, un consiglio di amministrazione della Astm per ponderare l’offerta. Difficile che ci sia una decisione già in quella sede, ma probabilmente si avrà un quadro meno nebuloso sulle intenzioni di Gavio.
La verità, tuttavia, è che la «equity story» Impregilo è arrivata alla fine: con l’Opa finisce in ogni caso l’appeal speculativo di Impregilo e il peso degli azionisti di minoranza che per la prima volta nella storia di Piazza Affari sono stati l’ago della bilancia in una società quotata. Per loro rimane da capire se ci sarà e a quanto ammonterà il dividendo. Una cedola, e pure bella consistente, Pietro Salini l’ha promessa da quasi un anno, da quando si presentò sul mercato. Ora tutti si aspettano che manterrà la promessa (promessa che servirebbe anche ad auto-finanziarsi) anche perché Impregilo ha un «tesoretto» di 950 milioni (che scendo a 600 al netto del debito). Ma, notava ieri l’analista di una primaria Sim estera, «tutto dipende da come Salini ha strutturato l’operazione». Se per esempio Salini imitasse il modello di Lactalis, ossia di centralizzare post-Opa la gestione della liquidità (cash-pooling) metterebbe le mani sulla cassa di Impregilo senza doversi pagare un dividendo. «Di fatto Salini sta già offrendo del cash agli azionisti, con l’Opa – osserva il medesimo analista – e quindi potrebbe anche non remunerarli con una cedola». Ma una parte di minoranza probabilmente rimarrà bel capitale Impregilo, nè d’altronde Salini intende portare via l’azienda dalla Borsa, e per costoro una forma di ritorno ci dovrà essere.

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